“Pace e bene” in Terra Santa, l’invocazione di San Francesco risuona a Gerusalemme, in tempi sempre più difficili.

Mentre la guerra infuria e divide, bambini e ragazzi studenti della Custodia celebrano la memoria liturgica del Poverello d’Assisi.
Cosa sta succedendo?
Pace e bene. Con questo saluto francescano, Francesco d’Assisi, giovane convertito all’amore di Cristo e santo della pace, si rivolse al mondo. In tempi oscuri di guerra, egli immaginò e desiderò la pace. Allo stesso modo, nella chiesa di San Salvatore a Gerusalemme, i bambini e i ragazzi della Scuola della Custodia di Terra Santa sono stati accolti per la celebrazione della messa in occasione della festa di San Francesco, nel giorno del suo transito. Questi giovani, costretti a vivere le difficoltà della guerra, hanno pregato insieme per rinnovare la speranza della pace. Nonostante un anno doloroso, la guerra continua a tormentare la Terra Santa, mentre la pace fatica a far sentire la propria voce. San Francesco, nel suo storico incontro a Damietta con il sultano al-Malik al-Kamil, si presentò come un uomo povero e umile, armato solo della sua fede in Cristo. Il sultano lo ascoltò, riconoscendolo come un uomo di Dio. Nei tempi odierni, un altro Francesco, Papa Francesco, continua a percorrere la strada del dialogo per affermare il bisogno, la necessità e il desiderio di pace.

San Francesco
Uno degli episodi più noti legati a San Francesco e le Crociate fu il suo viaggio in Oriente durante la Quinta Crociata (1219). In quell’occasione, Francesco si recò a Damietta, in Egitto, dove si stava svolgendo uno dei principali teatri del conflitto tra i crociati e le forze musulmane guidate dal sultano al-Malik al-Kamil. Francesco, accompagnato da un solo confratello, attraversò il campo di battaglia senza armi e si presentò davanti al sultano non come un avversario, ma come un uomo di pace. Francesco, povero e disarmato, volle parlare direttamente con il sultano per cercare una via di pace e portare il messaggio cristiano. Al-Malik al-Kamil lo accolse con rispetto, riconoscendo in lui un uomo di grande fede e sincerità. Sebbene il sultano non si convertì al cristianesimo, l’incontro si svolse in un clima di dialogo e mutuo rispetto. Questo episodio è visto come un simbolo della possibilità di dialogo anche nei momenti di grande conflitto e incomprensione.

Un ideale di corciata rinnovato
L’ideale di crociata, nato nel Medioevo come una guerra santa per la riconquista di Gerusalemme e dei Luoghi Santi, subì una trasformazione significativa a partire dall’età moderna. Questo cambiamento, come evidenziato negli studi di Marina Formica, segnò un passaggio dall’obiettivo originario di riconquista fisica dei territori in Terra Santa a una nuova forma di crociata spirituale e morale, incentrata sulla lotta contro l’infedeltà e la difesa della fede cattolica contro le eresie e l’espansione musulmana. Con il fallimento delle Crociate medievali e la perdita definitiva della Terra Santa, l’Europa cattolica dovette riconsiderare la propria missione religiosa in un mondo che stava attraversando profonde trasformazioni. L’età moderna, infatti, fu caratterizzata da due grandi sfide per la Chiesa cattolica: da un lato, la Riforma protestante e, dall’altro, l’espansione dell’Impero ottomano che minacciava i confini europei e la cristianità stessa. In questo contesto, l’ideale della crociata venne rinnovato e ridefinito.