Il Superuovo

Samantha Cristoforetti e il suo volo verso il comando della ISS nel 2022

Samantha Cristoforetti e il suo volo verso il comando della ISS nel 2022

Samantha Cristoforetti, ribatezzata Astrosamantha, sarà comandante della stazione spaziale internazionale nel 2022

Satellite in configurazione di attracco con una stazione spaziale (fonte: pexels)

Tutti conosciamo la sorprendente storia si Samantha. Ora, dopo diverso tempo dalla sua ultima missione, a seguito di un accordo tra diverse agenzie spaziali, si prepara a volare grazie ad un razzo di casa Musk alla volta della ISS.

Samantha: una storia spaziale

Nata a Milano e cresciuta in Trentino, Samantha è stata la prima donna di nazionalità italiana ad effettuare un volo spaziale. Possiede due lauree, una in ingegneria meccanica ed una in scienze aeronautiche, ed è membro dell’aeronautica militare italiana. Diventata famosa dopo il suo ultimo volo con la missione Soyuz, nel 2015, è stata da allora invitata in diverse trasmissioni televisive ed eventi pubblici. La sua carriera comincia già in giovane età, quando si reca negli Stati Uniti per approfondire i suoi studi. In seguito consegue la prima laurea magistrale in ingegneria meccanica a Monaco di Baviera, per poi tornare in Italia all’inizio degli anni 2000. Nel 2001 intraprende infatti la carriera aeronautica, fino al grado di capitano. Dopo aver frequentato l’accademia a Pozzuoli, comincia la sua avventura come astronauta. Ad oggi la Cristoforetti ha nel suo curriculum ben 3 missioni spaziali, dove ha ricoperto il ruolo di ingegnere di volo. Grazie alla sua conoscenza nel campo ingegneristico, Samantha ha contribuito a ricerche in ambiente di microgravità. Tra queste si ricordano in particolare gli esperimenti legati alla stampa in 3d. Possiede inoltre una laurea honoris causa in bioingegneria e una seconda, sempre honoris causa, in ingegneria aerospaziale. Samantha è e sarà un orgoglio non solo italiano ed europeo, ma di tutto il mondo, come ognuno di coloro che accettano la sfida di lanciarsi nello spazio per farci fare ogni giorno un passo in più verso il futuro.

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Immagine presa da un Tweet dell’Agenzia spaziale italiana

Il prossimo volo di Samantha e la mano di Musk

Come detto prima, nel 2022 sarà un razzo Crew Dragon SpaceX a portare Samantha ed altri astronauti nella ISS. La compagnia di Elon Musk sta siglando diversi accordi con le agenzie spaziali statali più potenti del mondo, ed è ormai affermata come maggior compagnia spaziale privata del pianeta. Seguono la Virgin e la Blue Origins di Bezos, ma il miliardario sudafricano ha battuto sul tempo tutti i suoi contendenti. Strano ma vero, SpaceX è stata poco più di dieci anni fa sull’orlo del fallimento. Diversi dei suoi voli di prova erano finiti con esiti pessimi. Solo l’ultimo dei suoi razzi riuscì a compiere quello che Musk e i suoi ingegneri volevano, lanciando ufficialmente SpaceX nel mondo della space economy. La rivoluzione che Musk voleva e che ora è realtà, riguarda l’atterraggio dei componenti che si staccano dalle navicelle. I veicoli di SpaceX infatti sono dotati di retro razzi che permettono il ritorno sulla terra in modo controllato e sicuro una volta che il componente si distacca dal nucleo centrale. Come risultato si ottiene un risparmio monetario non indifferente, ma specialmente si evita uno spreco di materiali e di risorse per il recupero dei razzi. Samantha volerà quindi grazie alla mano invisibile di Elon Musk, che da sempre ha come obiettivo far progredire la razza umana verso le stelle. Quello che la storia di Samantha ci insegna è che con dedizione, impegno e volontà si possono far collimare passione, ricerca ed evoluzione. Quello che tutto il mondo dovrebbe imparare, mentre i nostri pionieri dello spazio ci guardano dalla stazione spaziale internazionale ogni giorno, è che se vogliamo crescere, evolvere e progredire c’è bisogno di uscire dalla nostra comfort zone e investire sul futuro, sui rischi e a volte sull’ignoto. “Le fragole maturano anche qua” cantava Jovanotti ironizzando sulla ricerca fatta nello spazio. Ed è proprio questo il significato ultimo della nostra voglia di scoperta e di evasione. Ovunque matureranno le fragole, che sia nello spazio, sulla Luna o su una città marziana, l’umanità sarà arrivata.

Capsula Crew Dragon (fonte: pexels)

I carburanti dei nostri sogni

Se l’esplorazione spaziale è il sogno di molti bambini e altrettanti registi di Hollywood, allora ciò che alimenta i razzi sono è un vero e proprio carburante per i nostri sogni. Nel corso della storia dell’esplorazione spaziale, molte cose sono cambiate. Oltre alle geniali idee di Musk per il recupero dei razzi una volta atterrati, o dell’illuminazione che ebbero gli scienziati della NASA quando progettarono il Saturn V, anche i carburanti hanno visto non pochi cambiamenti. Prendiamo ad esempio la missione Apollo 11. I motori del Saturn V, usato per lanciare Armstrong e i suoi due compagni verso la luna, utilizzavano ossigeno liquido e cherosene RP-1. Un po’ come il motore delle nostre auto utilizza benzina o gasolio e l’ossigeno presente nell’aria che respiriamo. Chiaramente le condizioni di temperatura e pressione per mantenere l’ossigeno liquido nel serbatoio sono molto diverse da quelle presenti nei nostri motori, ma è semplice immaginare qualcosa di simile. Pensate a quando dovete spolverare la tastiera di quel vecchio computer che non usate dagli anni 90. Acquistate una bomboletta di “aria compressa” e cominciate a spruzzare. Quello che succede è che il getto d’aria spazza via i granelli di polvere e di sporcizia presenti fra i tasti. Dopo un paio di utilizzi sbattete la bomboletta per sentire se sia vuota e vi accorgete che il rumore è simile a quello di una lattina di the freddo. Questo perché all’interno l’aria è allo stato liquido, o per meglio dire in equilibrio liquido-vapore. Se date infatti una rapida occhiata all’etichetta della bombola vedrete la scritta “contenitore in pressione” e “non scaldare”. Questo ci dice che la pressione all’interno del contenitore è maggiore di quella all’esterno, e che per questo non bisogna riscaldarla, se non si vuole farla esplodere. Torniamo ora ai nostri razzi. Gli Space Shuttle, famosi veicoli spaziali utilizzati fino a qualche anno fa dagli USA, utilizzavano idrogeno e ossigeno liquidi. Questa miscela, dall’efficacia straordinaria, presenta però non pochi problemi per la progettazione dei serbatoi. Il Columbia, diventato tristemente noto per l’incidente che uccise tutti i suoi astronauti, possedeva questo tipo di propulsione. Un pezzo della schiuma utilizzata nei serbatoi si staccò e danneggiò l’ala sinistra della navicella e provocò il disastro. A seguito del Columbia e del catastrofico decollo del Challenger, il programma Shuttle fu smantellato. I motori SuperDraco di casa Musk invece lavorano con la monometilidrazina e il tetraossido di azoto. Il primo composto è un derivato dell’idrazina. Questa molecola formata da azoto e idrogeno è estremamente reattiva, per quanto semplice, ma anche molto tossica e pericolosa da utilizzare. Il tetraossido di azoto è invece l’agente ossidante usato in coppia con questo combustibile. Il sistema di propulsione viene anche chiamato ipergolico. Questo significa che la combustione inizia nel momento esatto in cui i due composti chimici vengono a contatto, senza bisogno di ignizione esterna. La stazione spaziale internazionale, così come tutti i razzi e i programmi spaziali sono dei capolavori dell’ingegneria in tutte le sue declinazioni. La struttura, i materiali, gli ingranaggi, i combustibili, i serbatoi e ogni vite presente su quei giganti gentili di metallo che ospitano la vita umana nello spazio intorno al nostro pianeta blu. A Samantha e a tutti coloro che lavorano e collaborano in tutto il mondo a mandare in orbita i nostri sogni dobbiamo un enorme grazie, ed un augurio di buona fortuna.

Volo di uno space Shuttle (fonte: pexels)

 

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