Di recente, l’organizzazione no profit Recycled Island Foundation, nei pressi di Rotterdam, ha realizzato un parco acquatico, ideato a partire da rifiuti di plastica presenti nel fiume Mosa. I 140 metri quadrati fino ad ora costruiti si inseriscono in un progetto più ampio, che al suo termine arriverà a 1500. Il piano è volto a salvaguardare l’ecosistema e a mandare un messaggio circa un nuovo tipo di ingegneria edile, basata sul riciclaggio dei rifiuti.

L’idea

Il progetto, chiamato Recycled Park, si basa sul ‘prevenire piuttosto che curare’, e quindi agire prima che i rifiuti si immettano nel mare. In tal senso i ragazzi della fondazione, considerato che circa il 90% della plastica presente negli oceani deriva dai fiumi, sono intervenuti installando tre piattaforme fluttuanti (per la cifra di 50 mila euro l’una) in grado di bloccare i rifiuti, per poi essere riutilizzati. La plastica catturata, sotto forma di bottigliette, sacchetti, contenitori di detersivi, è stata poi trasformata in blocchi esagonali, da due metri per lato, assemblabili fra loro tramite bulloni.

Fin dall’inizio, l’obiettivo era riutilizzare la totalità della plastica filtrata attraverso le piattaforme, senza tralasciare nulla. La parte superiore dell’isolotto, ad esempio, è stata assemblata a partire da una pellicola di polistirolo, mentre per il corpo centrale si è deciso di utilizzare del polistirolo espanso. Infine, per quanto riguarda la scocca e la parte a contatto con l’acqua gli ingegneri hanno optato rispettivamente per polipropilene ed una struttura ruvida ottenuta da polimeri speciali.

Uno sguardo all’ecosistema ed un valido esempio

Oltre ad essere positivo per l’ambiente, Recycled Park potrebbe giovare anche alla biodiversità presente nella città olandese. In superficie, infatti, alcuni dei blocchi esagonali fungerebbero da vasi per diverse specie di piante, capaci di attrarre api ed insetti, mentre in acqua potrebbero ospitare e offrire riparo per pesci, microrganismi vari ed alghe.

Tale commistione di riciclaggio e salvaguardia della biodiversità sta pian piano incuriosendo altre realtà. Un primo esempio è in Indonesia, ad Ambon, dove il team olandese sta già installando nuove piattaforme, simili a quelle di Rotterdam, che provvederanno ad intrappolare kili e kili di plastica. Seguiranno a ruota Bruxelles e Amsterdam. Tutto questo per cercare di andare a colpire una parte del problema dell’inquinamento alla sua radice e, quindi, al posto che recuperare i rifiuti una volta entrati in mare aperto, cercare di bloccarli prima.