Il Superuovo

Roma e le tante epidemie: quando i Pontefici sono intervenuti affinché terminassero

Roma e le tante epidemie: quando i Pontefici sono intervenuti affinché terminassero

1)Sono state moltissime le epidemie che nel corso dei secoli si sono battute sulla città di Roma, ma altrettante volte anche grazie all’ intervento dei Pontefici e alla preghiera, si è riuscito a scongiurare il peggio.

Da Papa San Gregorio Magno a Papa Francesco: sono sempre la preghiera e la fede le armi adottate per evitare il propagarsi delle epidemie.

La pestilenza a Roma del 590

Con la potenza della preghiera, Papa San Gregorio Magno riuscì a fermare la peste del 590 che si era abbattuta su Roma. L’angelo Michele scese su Castel Sant’Angelo rinfoderando la spada. Ecco il motivo del grande angelo di bronzo sul mausoleo di Adriano e del suo nuovo nome.

Il Papa decise allora di organizzare a una litania settiforme, cioè una processione divisa in sette cortei alla quale parteciparono tutti gli ordini del clero e l’intera popolazione. Essi attraversarono così le vie della città, per portare a San Pietro l’immagine di Maria Salus populi Romani, conservata in Santa Maria Maggiore e dipinta dall’evangelista Luca. Un’icona tanto cara a papa Francesco, da lui sempre visitata prima di ogni viaggio e anche  durante la sua prima tappa di pellegrinaggio per invocare la fine della pandemia.

Gregorio di Tours, nell’Historiae Francorum e Iacopo di Varazze, nella Legenda Aurea, raccontano il memorabile prodigio in modo incalzante e accorato. Durante la processione, in una sola ora erano morte ben ottanta persone, ma papa Gregorio non smetteva di incoraggiare ad andare avanti con fede. Man mano che il corteo si avvicinava a San Pietro, l’aria diventava più leggera e salubre. Giunti al ponte che collegava la città al Mausoleo di Adriano, allora chiamato Castellum Crescentii, d’improvviso scesero dal cielo schiere di angeli che cantavano quelle che sarebbero diventate le parole del Regina Coeli, : “Regina Coeli, laetare, Alleluja 

San Gregorio rispose: “Ora pro nobis rogamus, Alleluja!”. Gregorio guardò in alto e sulla cima del castello vide la grande figura armata dell’Arcangelo mentre asciugava la spada dal sangue e la riponeva nel fodero. La peste era finita.

Il crocifisso che salvò Roma dalla Peste nel 1600

Il Crocifisso in legno scuro e realizzato da un maestro senese, custodito nella Chiesa di San Marcello al Corso, a pochi passi da Piazza Venezia, deve la sua fama alla storia di miracoli di cui sarebbe stato protagonista. La notte del 23 maggio 1519 un incendio infatti distrusse quella Chiesa e quando l’indomani i fedeli accorsero tra i resti trovano tra la cenere solo quel Cristo “illeso”. Da quella vicenda fu fondata tra l’altro la Compagnia del Santissimo Crocifisso ma ancora più noto è l’episodio relativo all’anno 1522 quando quella che è l’attuale Capitale fu messa in ginocchio da una tremenda pestilenza. Memori del miracolo di tre anni prima, alcuni cittadini su iniziativa del Cardinale Raimondo  decisero di portare in processione penitenziale il Crocifisso da San Marcello al Corso alla Basilica di San Pietro con migliaia di persone a seguire il corteo: nonostante le autorità cittadine abbiano tentato di impedire l’evento per timore di un aumento dei contagi, la processione di quel 4 agosto andò in scena e secondo le cronache di allora la peste scomparve quel giorno stesso da Roma. Da lì è nata poi la tradizione della processione del Crocifisso che si tiene ogni anno il Giovedì Santo.

Ieri poi è arrivato in Vaticano anche se senza i dovuti onori o una processione, vista l’impossibilità di tenere questo tipo di cerimonie, ma la sua collocazione in una Piazza San Pietro desolatamente vuota, quasi fosse oramai l’unico baluardo rimasto contro questa “nuova peste” a quattro secoli di distanza è una delle immagini che probabilmente resteranno imprese nella memoria di questi me.

La preghiera di Papa Francesco da Piazza San Pietro

In una piazza San Pietro deserta con l’assoluzione urbi et orbi, Papa Francesco è tornato sulla pandemia di coronavirus. Si tratta di qualcosa che independentemente dalla fede religiosa è destinata a rimanere nella storia. Una cornice insolita, senza precedenti  che ha accolto Papa Francesco. Un cielo grigio e un silenzio assordante, Papa Francesco ha parlato con il sottofondo della pioggia, dei gabbiani e di qualche ambulanza di passaggio, lanciando il suo ‘grido’ in una piazza San Pietro vuota prima di dare la speciale benedizione Urbi et Orbi: «Non lasciarci in balia della tempesta», ha chiesto a Dio il pontefice romano, pregandolo di guardare alla «dolorosa condizione» in cui versa l’umanità a causa della pandemia di Covid-19.

Ha chiesto anche a tutti di cambiare rotta tornando a Dio e ai valori veri, primo tra tutti quello della solidarietà, perché pensavamo «di rimanere sempre sani in un mondo malato», afflitto da guerre e «ingiustizie planetarie». Francesco ha invitato a confidare nel Signore perché «sappiamo: tu hai cura di noi». A sostenere la preghiera del pontefice, arrivato nella piazza visibilmente commosso, c’erano sul sagrato le icone care ai romani, dal crocifisso “miracoloso” di San Marcello alla Salus Populi Romani.

E nella sua invocazione Francesco ha passato in rassegna tutte le persone in prima linea nella lotta al coronavirus, dai «medici stremati» ai politici che sono chiamati a sostenere il peso delle scelte. Papa Bergoglio ha parlato con il sottofondo della pioggia, dei gabbiani e di qualche ambulanza di passaggio.

Il pontefice romano, stasera, ha invitato a dare «un significato» a questo tempo difficile sperimentando forme nuove di solidarietà. Ha indicato come esempi medici, infermieri, addetti ai supermercati, forze dell’ordine che stanno dando la loro vita.

«Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite» e «ci siamo ritrovati impauriti e smarriti», «presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa». «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme», ha sottolineato Bergoglio.

Un momento molto forte con una benedizione inusuale, quella ‘Urbi et Orbi’, e la possibilità di avere l’indulgenza plenaria, che normalmente è riservata solo ai due grandi giorni di festa dei cattolici, la Pasqua e il Natale, ribadendo la gravità e la serietà della situazione , che in ogni caso sarà destinata a comparire nei manuali di Storia.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: