La neo lingua della Trap: a Manzoni potrebbe mai piacere Tha Supreme?

La musica fa parte della nostra quotidianità. Il genere trap spopola tra i ragazzi delle nuove generazioni e, che piaccia o no, rappresenta un’evoluzione linguistica. E Manzoni? Si starà rivoltando nella tomba?

A partire dal sedicesimo secolo grandi autori e intellettuali italiani hanno approfondito i loro studi sulla questione della lingua italiana. Un dibattito che è durato secoli, che ha attanagliato le menti dei più noti intellettuali che però non può far fronte alle esigenze che nascono generazione dopo generazione. In Italia (come in altri paesi nel mondo) si è sempre cercato di conservare quanto più possibile la lingua, cercando di risalire ad uno stato purissimo di questa.

La lingua si evolve

Inevitabilmente la lingua cambia con il tempo e assieme ad esso si creano evoluzioni sociali, tecnologiche, economiche che influenzano il linguaggio velocemente e in modo quasi invisibile. È difficile eliminare definitivamente un vocabolo dai nostri vocabolari, così com’è difficile aggiungerne di nuovi e impedire che forestierismi o neologismi diventino parte di quell’italiano definito standard. Con il progresso  delle tecnologie comunicative e aumenta la velocità di diffusione di informazioni, così come incrementa l’evoluzione. Il vocabolario Treccani definisce quest’ultima ” In linguistica, la serie delle modificazioni fonetiche, morfologiche, strutturali, semantiche, attraverso le quali passa una lingua nel suo sviluppo storico[…]”. È inevitabile il crearsi di modificazioni della nostra lingua, soprattutto attraverso l’italiano parlato giovanile. Ogni generazione ha apportato le sue modifiche, ha avuto e assorbito influenze esterne ed era munito di mezzi per creare modificazioni.

Facciamo un po’ di storia

Dal sedicesimo secolo è iniziato un grande  dibattito sulla questione della lingua. Ma non va dimenticato Dante Alighieri che pochi secoli prima aveva già affrontato la questione linguistica. Ogni dibattito sulla lingua, quello di Dante incluso (nel De vulgari eloquentia), mirava ad unificare la lingua italiana, a crearne quindi una che fosse compresa e parlata da tutti. Lo studio di Dante fu minuzioso, attento e si rivolse alle basi della lingua partendo dalle origini, cercando di teorizzarne una colta e letteraria, priva di qualunque influenza dialettale. Il De vulgari eloquentia rappresenta il primo grande trattato sulla lingua, tant’è vero che nel ‘500 fu motivo di studio. In questo secolo si imbastì una vera e propria gara linguistica tra latino e italiano(volgare) e per la prima volta si intravide il vantaggio del volgare. Nel 1525 l’intellettuale Pietro Bembo pubblicò Prose della volgar lingua in cui spiegò tutti gli aspetti innovativi della lingua volgare e le sue origini. Secondo lo studioso il volgare sarebbe nato dalle contaminazioni che il latino aveva subito dalle invasioni barbariche. Sempre in questo secolo nacque la teoria cortigiana della lingua, secondo cui l’italiano migliore nasceva nelle corti, ma trovò il disappunto di Bembo viste tutte le sfaccettature dialettali che includeva e che non la rendevano una lingua fruibile e comprensibile a tutti. Il tutto si risolse con delle regole stilate da Bembo, che teorizzò quale fosse la lingua e quali gli esempi da emulare. Per tre secoli tale regolamentazione fu sufficiente, ma nell’Ottocento i troppi stravolgimenti storici maturarono l’esigenza di uno stravolgimento linguistico. Ebbe inizio, in questo periodo, il dibattito tra Puristi (contro qualunque tipo di innovazione) e Classicisti. Nel frattempo Manzoni lavorò per 30 anni al suo saggio Della lingua italiana, creando una vera e propria svolta nelle discussioni sulla questione della lingua. Ma il suo studio non si fermò, perché con l’unione d’Italia nel 1868 pubblicò Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla, secondo cui l’italiano doveva essere un mezzo in grado di veicolare il nuovo paese. Era già ben chiaro che una lingua può diventare univoca solo con il tempo, ma mai totalmente viste le stratificazioni sociali, temporali e geografiche. Ciononostante l’apparato linguistico manzioniano ha dato prestigiose e fondamentali basi al nostro parlato odierno. Dopo le due grandi guerre, anche con gli investimenti dei programmi fascisti si, diffonderà per il parlato l’italiano comune, lasciando al margine l’uso dei dialetti. Negli anni 60 del Novecento, Pierpaolo Pasolini affermò la nascita del neo-italiano, grezzo e inespressivo, nato nel triangolo industriale Milano, Torino, Genova. E così addio latinismi, addio sintassi complessa, ciao prestigio.

La “neo lingua” del trap italiano

La trap, genere derivante dall’ hip hop, si è diffusa in Italia in questi ultimi anni. La generazione digitale ne è protagonista e questo genere sembra essere apprezzato per lo più da loro. Che questo genere musicale possa non essere apprezzato da tutti è inevitabile, ma fatto sta che è nata una vera e propria innovazione linguistica evolutasi alla stessa velocità del digitale. Nei testi, soprattutto nel codice linguistico utilizzato, emerge quanto il mondo digitale sia parte integrante di questa generazione. Le melodie ripetitive e molto semplici, il tema del successo, della realizzazione personale, della droga, creano la ricetta giusta per questo genere. Sfera Ebbasta, Ghali, Dark polo Gang, Tha Supreme, Tedua, Capo Plaza, Madame e moltissimi altri popolano le playlist dei nativi digitali. Può essere definito un genere musicale generazionale? Si, anche perche la maggior parte dei cantanti e produttori non superano i 27 anni e Tha Supreme, ad esempio, è appena maggiorenne.

La caratteristica prevalente in questi testi è la volonta di immediatezza di trasmissione e la continua ricerca del “tutto subito”, fattori con cui designa la generazione in questione. Lvimmediatezza è tale rispecchiarsi nelle parole troncate a ritmo (il signore delle mo’, l’isola di Lo’ / se le guardie chiedono qualcosa lei dica di no / calcio champagne, Romario, Rona’; cose, cose nelle ta’ / nella mia Spri’ / cucaracha nelle sca’) e conducendo all’esigenza di unire il testo a tutto quello che c’è fuori da esso, creando l’ipotesto (Antonelli, 2016). Questa necessita di collegamenti ad altri brani (dello stesso autore e non) o anche ai video musicali stessi il rende più difficile a chi non ha mai seguito uno di questi autori, comprenderne un testo. Tutto ciò crea anche continui fenomeni di intertestualità, al semplice scopo di fare omaggio o di citare semplicemente un altro autore (es. Dolce Droga di Young Signorino e Dolce Droga di Ludovico Einaudi). Tra un’intertestualita e l’altra, un troncamento e un’abbreviazione, ci sono anche tantissime elisioni, a discapito dei “come” e “sembra” che nei testi pare siano quasi sottintesi (es. ’sta storia Cyrano»; «facce scombinate Rubik»). Sempre per rimanere in tema extratestuale, i testi trap sono ricchi di fenomeni deittici, quindi ci ritroviamo dei pronomi (spesso i dimostrativi) privati del loro referente esplicito nel testo, quasi come un linguaggio vuoto, ma che può essere compreso esternamente o semplicemente per senso in base alle tematiche più utilizzate dall’artista in ascolto.

Il lessico? Se si ha difficoltà a comprenderlo allora non si fa più parte della nuova generazione. È composto principalmente da un linguaggio giovanile che, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, è comune in tutta Italia e abbatte anche le barriere regionali. Immediata, diretta, breve e rapida,  ricca di abbreviazioni e deformazioni di forestierismi (trankilo,) e di termini noti (accollo, rosicone, cannare). I gergalismi regnano sovrani soprattutto per indicare le droghe, celate da forestierismi deformati e non (es. blunt, sbarella, succo, trip, weeda, looser, views).  Il tutto in un mixer che ci darà un bel frullato di ritmo incalzante e sincopato, non solo grazie al “beat” usato ma anche grazie all’effetto fonico delle parole scelte.

Tha supreme

Il giovanissimo Davide Mattei è diventato popolarissimo, il suo volto non è noto ma il suo mantra è diffusissimo: “Swisho un blunt, a swishland/ Bling Blaow come i Beatle” Si può dire che Tha Supreme gioca con il linguaggio ed esplora nuovi codici linguistici tutti differenti in ogni canzone. Ma la cosa che dimostra che in lui si concentrano molte delle caratteristiche della neo lingua trap, il cantautore utilizza l’alfabeto mescolato a simboli e numeri per i titoli delle sue canzoni(es. “noia” è No14, “scuola” è scuol4 ), più digitale di così?  Tra neologismi, prestiti e calchi dall’inglese, eufemismi e metonimie, anche Tha Supreme con il simpatico scioglilingua” Swisho un blunt”,  maschera l’atto di fare uno spinello (swisher sono appunto le foglie di tabacco con cui si usa arrotolare un sigaro). Anche in lui appare la tematica del successo economico come dimostra “Bling Blaow (forestierismo afroamericano onomatopeico che rimanda al bagliore dei gioielli) come i Beatles “( fenomeno intertestuale, che rimanda al successo musicale degli artisti citati). Ma leggendo la frase tutta d’un fiato non sembra un caso la consonanza delle parole, sembrano rimandare al “blablabla”.

Quindi?

Quindi la lingua cambia, inevitabilmente e non c’è teoria che tenga. Ad oggi questa generazione alla ricerca dell’immediatezza, della velocità, della rapidità di un contenuto, si è palesata nel mondo della musica. Non è di certo la musica che “rovina” la nostra lingua. Semplicemente lo scorrere del tempo porta ad esigenze sempre nuove. Manzoni non si sta rivoltando nella tomba, perché lui stesso era aperto a modificazioni della lingua e alle novità che sarebbero entrate nel nostro registro con il tempo, ma da buon classicista per lui era opportuno non dimenticare mai le origini. I cambiamenti non possono essere previsti, ma perchè non pensarla come G. Devoto e guidare le trasformazioni, seguirle e moderarne un eventuale effetto deleterio?

1 thought on “La neo lingua della Trap: a Manzoni potrebbe mai piacere Tha Supreme?

  1. Scusate, ma questo articolo è scritto veramente male, soprattutto considerando che si discute di lingua italiana! Vi faccio notare un paio di errori solo nella prima frase.
    Innanzitutto, è errato mettere la virgola tra soggetto e predicato (“autori e intellettuali” – “hanno approfondito): è un’interruzione inutile del periodo. In secondo luogo, vi è una subordinata relativa del tutto inconcludente (“…una questione che ancora oggi…” perdura, forse?).
    Di errori del genere ce ne sono a bizzeffe nell’intero testo. Mi permetto di suggerire all’autore di ascoltare meno Tha Supreme e leggere di più, magari.

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