Roma celebra il dolore con una mostra: Francis Bacon e la sua pittura

Il Chiostro del Bramante a Roma in questo periodo presenta un mostra dedicata a Francis Bacon e Lucian Freud, due artisti fondamentali per lo sviluppo della cultura figurativa inglese contemporanea

 

Three studies for a crucifixion ,1962 (fonte Pinterest)

In collaborazione con la Tate di Londra, la mostra presenta opere dal 1945 al 2004, rappresentando prima il lavoro dei due e poi la loro influenza sugli artisti successivi: storie e figure che ricordano l’importanza di Bacon e dei suoi ispiratori: Matthias Grünewald

L’esplosione

Desolazione, solitudine, dolore e strazio. Sono le poche parole che si è capaci di pronunciare dopo aver osservato un quadro di Francis Bacon. Dopo aver assimilato qualche concetto -quelle sono due persone che fanno sesso e un bue squartato a metà- ci si chiede cosa possa aver spinto un artista a queste raffigurazioni dure e tormentate. La sua vita non è stata tranquilla come altre: di origine irlandese, Francis è figlio di un capitano di fanteria leggera. Il padre, dal carattere iracondo e severo, appassionato di caccia e sport all’area aperta, non accetta il figlio già dalla nascita quando scopre le sue cagionevoli condizioni di salute. Il rapporto peggiora fino a spezzarsi quando Francis all’età di 16 anni rende manifesta la sua messa omosessualità quando ancora in Gran Bretagna era considerata reato. Cacciato di casa nel 1926 è già a Londra, dove si inserisce negli ambienti omosessuali e si impegna in lavori occasionali mentre si forma con Nietzsche. l’anno seguente, a Parigi, scopre Picasso e decide di intraprendere la carriera d’artista. Inizialmente si propone come Interior designer, comparendo nel 1930 sulla rivista “THE STUDIO”. I suoi esordi pittorici non sono particolarmente incoraggianti, tanto da portare l’artista a distruggere le prime opere. Questo sentimento tormentato è quello che si trova nelle sue opere che sorgono come un’improvvisa esplosione di passione e rabbia, che si manifestano in un ammasso cromatico crudo, sanguinolento, dolorante, che racchiude in sé tutta la realtà quotidiana.

La sua comparsa ufficiale nelle discussioni artistiche inglesi risale al 1933 con la sua prima crocifissione, e viene riconfermata lanciandolo verso il grande pubblico con ‘Three Studies of a Crucifixion’. Tra le opinioni contrarie, il pubblico rimane colpito da quelle tele così crude e drammatiche proprio quando la seconda guerra mondiale volge al termine, tanto da portare J. Russel a dichiarare ‘ci sono stati quadri prima e dopo i tre studi assolutamente distinti’ e da far diventare Bacon uno degli artisti più cari della storia, con il prezzo record di 140 milioni di dollari per Three studies of Lucian Frued.

Three Studies for a Portrait of George Dyer, 1963 (fonte Artslife)

Valvole della sensazione.

Fino alla sua morte Francis Bacon ha fatto in modo da non mostrare sue produzioni antecedenti al ‘44 anno in cui finisce tre Three studies for a crucifixion definito da lui stesso come Fons et Origo di tutto il suo immaginario.

Nel documentario di David Hilton dell’88, Bacon dichiara che iniziò tardi a dipingere perché alla ricerca di un degno soggetto: cosa fa scattare in lui queste scene, questi flash quasi deliranti e senza filtri sul mondo che lo circonda. Di fronte alla telecamera dà una spiegazione piuttosto singolare del suo processo creativo: dipinge senza disegno preparatorio, cercando di materializzare l’immagine che ha in testa ma lasciandosi guidare dal processo, portandolo così figurazioni totalmente diverse da quelle iniziali. Non saprei dirti com’è nato Painting 1946; volevo fare un uccello e un prato, ma poi dei segni è uscito quello. Un fattore che ha rivoluzionato la sua visione è stato il contatto con Eschilo tramite T. S. Elliot e la sua commedia Riunione di famiglia, del 1939, che gli ha aperto le valvole della sensazione. In particolare bacon si riferisce all’Orestea, trilogia di tragedie in cui Eschilo racconta di omicidi e vendette, tema a cui è ispirato  Three studies of a crucifixion. Bacon non voleva creare un quadro storico, ma voleva creare un’immagine che rendesse espliciti i suoi sentimenti al riguardo. Da questo evento in poi, Bacon inizierà ad accumulare migliaia di foto, scene di combattenti, animali e le sequenze di Eadweard Muybridge, traendo ispirazione e gettando sulla tela ogni sua sensazione nei confronti del mondo. Sintetizza le sue pratiche con la frase di Eschilo il puzzo del sangue mi sorride. Non è horror il suo, non è degenerato sadismo; è consapevolezza di una vita fatta di sangue, carne e bocche digrignate.

Non sorprende quindi sapere che spesso nei suoi quadri si ispirava a scene del regista russo Ėjzenštejn e in particolare del film Corazzata Potemkin, 1925. Il suo lavoro risulta ancora più straordinario considerando che l’artista è totalmente autodidatta, capace di ciò che fa solo grazie alla pratica e alla sperimentazione dettata dal suo intuito.

F. Bacon e la fotografia (fonte stileArte)

Espressionismo di Grünewald

L’affermarsi di Bacon, di una pittura figurativa espressionistica nel momento migliore dell’espressionismo astratto ricorda il maestro del Rinascimento tedesco M. G. N., Grünewald.

Riscoperto solo un secolo fa nell’ambito delle avanguardie storiche, Grünewald è stato estremamente significativo per Bacon in quanto non solo esprime il dolore del Cristo morente, ma partecipa ad esso rendendo doloroso ogni segno della sua pittura. È quasi impossibile ricostruire la formazione dell’artista tedesco, ma possiamo farci un’idea della sua personalità inserendo le opere nel complesso panorama socio- politico di riferimento. Contemporaneo a Dürer e Cranach, Grünewald vede l’arrivo prima della riforma protestante, quindi la formazione degli ideali rinascimentali che soppiantano i precedenti canoni gotici, favorendo in Germania una straordinaria fioritura della pittura. Mentre Dürer però diverrà ossessionato dai caratteri italiani, Grünewald , come ricorda E. Gombricht, sfrutta le scoperte rinascimentali solo fin quando  interne alla sua pittura, cercando solo un metodo utile a narrare le verità divine. Ciò che rende Grünewald un caso isolato e lo accomuna a Bacon è la deformazione che usa nel rappresentare I corpi e l’arbitrarietà del disegno: corpi sproporzionati, visi asimmetrici e cadaveri in putrefazione sono i soggetti tipici che, con le chiare differenze formali, si accostano ai corpi sfaldati e alle mascelle urlanti di Bacon.

Rappresentativo della sua visione è la crocifissione appartenente all’Altare di Isenheim conservato a Colmar. Esempio che sintetizza il tutto sono le mani del Cristo mentre l’ambiente retrostante introduce in un’atmosfera acida e fortemente evocativa del dolore del soggetto.

 

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