Rivoluzioni americane, ieri ed oggi: che senso ha imbrattare i monumenti dei loro stessi eroi?

Trump si è scagliato contro quella che ha descritto come la “cultura dell’annullamento” intenta a rovesciare i monumenti. L’intenzione del Presidente è di proteggere i monumenti e la storia e l’eredità  degli Usa.

L’occasione per questo intervento è stata la ricorrenza dell’ Independence Day, noto anche come 4 luglio, giorno in cui si celebra la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America il 4 luglio 1776

Negli usa è in corso un’ondata anti-razzista?

L’ondata anti-razzista che sta attraversando  gli Stati Uniti ha riacceso le contraddizioni della storia americana, fatta di luci ed ombre. Numerosissimi monumenti sono stati imbrattati, dividendo le coscienze collettive e l’integrità della memoria storica degli Usa e non solo. Uno degli esempi più significativi è proprio la statua di Churcill, protagonista derlla Seconda Guerra Mondiale.

Winston Churchill si è sicuramente macchiato di episodi razzisti ,credeva nella superiorità degli anglosassoni, ed è  alcuni suoi comportamenti durante la guerra furono spregiudicati, al limite della ferocia. Ma dobbiamo anche considerare che la statua è un simbolo del presidente che anche insieme agli Usa ha guidato la Gran Bretagna contro il nazismo,che ha sostenuto il Paese durante una resistenza sotto le bombe e lo ha portato a vincere, credendo profondamente in ideali anti-nazisti.

Negli Usa invece, le vittime sono state gli eroi confederati e razzisiti. Sono stati rimossi i monumenti al Sindaco di origini italiane Rizzo e al generale Lee. Anche il  sindaco di Indianapolis,si è schierato in prima persona,dimostrandop l’intenzione di voler rimuovere dalla città un monumento dedicato ai soldati confederati morti, affermando come le strade sono piene di voci di rabbia e angoscia, oltre che testimonianza di secoli di razzismo contro i neri americani. Questo è sicuramente un episodio differente da quello di Churcill, ma entrambi ci fanno sicuramente riflettere.

Cosane pensa Trump e perchè lo ha definito ”fascismo di sinistra”?

Trump ha sicuramente affermato che  Mount Rushmore non sarà mai smantellato, resterà per sempre un tributo ai “nostri eroi, ai nostri padri fondatori”. Lo ha assicurato durante la visita in South Dakota davanti al monumento che vede scalfiti nella roccia i volti di quattro presidenti americani, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. I nativi americani da anni chiedono che il monumento sia smantellato. Le parole di Trump arrivano mentre è in atto una campagna per rimuovere dalle città le statue con simboli razzisti. Trump l’ha definita come una campagna di un fascismo di estrema sinistra, la cui unica volontà è quella di annullare la memoria storica del Paese e creare tante memorie individuali, che inevitabilmente compromettono ogni unità del Paese. Sicuramente si tratta di un monumento che più di ogni altro rappresenta la Storia degli Usa e sarebbe una follia rimuoverlo. Oltretutto non cambierebbe ciò che è stato un prodotto della Storia. Rovinando un monumento non si cancella dalle memorie il ricordo storico.

Storia e Indipendenza degli usa: il 4 Luglio

Con la dichiarazione d’Indipendenza sottoscritta da tutti i rappresentanti del Congresso, il 4 luglio 1776 nascono ufficialmente gli Stati Uniti d’America. Oggi, 4 luglio, negli Usa si celebra l’Indipendence Day, la più importante festività nazionale. I 13 stati dell’Unione sconfissero la Gran Bretagna nel 1781, ma ci volle il 3 settembre 1783 per ottenere il riconoscimento da parte degli inglesi, grazie all’offensiva di George Washinthon . La Rivoluzione Americana (1775-1783) iniziò quando i rappresentanti delle 13 colonie nordamericane del regno britannico cercarono più autonomia all’interno dell’Impero.  Il 4 luglio invece è stato scelto per i festeggiamenti, ricordando l’occasione in cui i membri del Congresso firmarono la versione finale della Dichiarazione d’Indipendenza, redatta da Thomas Jefferson.

Soprattutto nella seconda metà del 700 crebbe l’insoddisfazione nei confronti delle tasse imposte dall’Inghilterra alle sue 13 colonie e il malcontento aumentò per via dell’emanazione, da parte della Corona, dello Stamp Act, il pagamento di un bollo per giornali, atti legali, documenti commerciali e simili. Proprio in questa occasione nacque la formula “no taxation without representation”, con la quale i coloni si rifiutarono di pagare la tassa senza una loro rappresentanza nel Parlamento inglese.  Nel 1770 invece, abbiamo il Boston Tea Party, in questa occasione i commercianti americani assalirono le navi che portavano il thè negli Stati Uniti, gettando il carico in mare, facendo di tutto ciò un evento emblematico. Il 2 luglio 1776, venne approvata una risoluzione d’indipendenza dalla Gran Bretagna sotto proposta di Richard Henry Lee.  Fu così che si arrivò ad una guerra civile, la Guerra d’Indipendenza Americana. L’esercito americano, guidato da George Washington, sconfisse gli Inglesi nel 1781,. Ma è dal 4 luglio 1776 in poi che gli Americani festeggiano la festa di indipendenza nazionale, seguendo un rituale preciso che solitamente si realizza con la partecipazione alle parate mattutine proposte dalle grandi città. Gli uffici federali, le poste e le banche restano chiusi, mentre nelle basi militari, a mezzogiorno in punto.

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