Nella mente di un Serial Killer: i suoi processi mentali che in realtà sono comuni in ogni essere umano

Avete mai provato ad entrare nella mente di un serial killer? E se vi dicessi che non è così difficile come può sembrare?

Per chi è appassionato di film sui Serial Killer saprà benissimo che spesso i registi danno al “detective” affidato al caso una sorta di capacità empatica con il criminale tale da prevederne le mosse.

Ma come è possibile?

Gli Schemi Mentali

Gran parte della nostra esistenza è regolata dall’applicazione inconsapevole di schemi mentali, percorsi di azione che possiamo eseguire senza prestare loro la minima attenzione.

Questo non è altro che un processo di semplificazione che, tuttavia, ha permesso agli studiosi della mente, da Freud in poi, di tracciare dei fili conduttori, delle sequenze di pensiero comuni, che aiutassero lo psicologo a comprendere in ambito terapeutico le patologie (o le nevrosi).

Ogni schema mentale si fissa dopo qualche ripetizione, e l’apprendimento comincia fin dall’infanzia, quando crescendo si cominciano ad apprendere gli schemi che regolano il comportamento sociale, quello che è appropriato fare e quello che è meglio evitare.

Ogni individuo quindi, compreso il Serial Killer, si affida inconsapevolmente ai suoi schemi mentali, ma allo stesso tempo è in grado di apprenderne di nuovi, che in alcuni casi possono sostituire quelli precedenti.

Ma com’è possibile che il nostro detective, Will Graham (Edward Norton) nel caso del film Red Dragon di Ridley Scott, riuscisse ad addirittura entrare nella mente di Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) prima e di Francis Dolarhyde (Ralph Fiennes) poi? (mi scuso in anticipo se non ho citato il più celebre e acclamato “Silenzio degli Innocenti”, è solo che il ragionamento non è applicabile su Clarice Starling)

Quello che ci tengo a sottolineare è che questa capacità romanzata dai registi Hollywoodiani non ha nulla a che vedere con l’empatia, poiché questo implicherebbe che il nostro detective provi le stesse emozioni di piacere ricche di adrenalina e noradrenalina di persone che hanno scuoiato, scarnificato, mangiato o seviziato degli esseri umani.

«Homo sum, humani nihil a me alienum puto»

è una frase in lingua latina che significa letteralmente: «Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me». La frase è di Publio Terenzio Afro che la usò nella sua commedia Heautontimorùmenos del 165 a.C.

L’interpretazione che ne diamo oggi è molto positivistica, ma quello che letteralmente comunica è: “sono un essere umano, sono in grado di comprendere qualsiasi comportamento di un altro essere umano” che tradotto in gergo psicologico significa che “gli schemi mentali che governano e allo stesso tempo semplificano la mente di ogni essere umano sono possibilmente gli stessi per tutti.

Ma cosa allora ci differenzia l’un l’altro e soprattutto ci differenzia da un serial killer?

La messa in atto.

I comportamenti sono soltanto l’ultimo dei 4 processi mentali che costantemente viviamo (gli altri sono, in ordine, le Percezioni Sensoriali, le Emozioni e le Elaborazioni Cognitive).

Questo significa che è su quelli che abbiamo effettivamente arbitrio e scelta, sono quelli che sono più tangibili e sono soprattutto quelli che ci differenziano (o ci uniscono) alle altre persone.

La messa in atto di un Serial Killer è ovviamente antisociale ma questo non significa che alla base non ci sia un processo mentale comprensibile da tutti noi. Cerchiamo di sviscerarne qualcuno insieme.

I 5 tipi di Serial Killer

Il termine Serial Killer viene usato per la prima volta a partire dagli anni settanta del Novecento, quando negli Stati Uniti divennero noti alcuni casi come quelli di Ted Bundy, David Berkowitz, Dean Corll e Juan Vallejo Corona e venne usata la prima volta dai profiler Robert Ressler e John Douglas, membri dell’FBI, che ne diedero una prima definizione notando le somiglianze che ricorrevano tra determinati fattori personali.

Ressler definì Serial Killer “qualcuno che ha ucciso in almeno tre occasioni, con quello che possiamo chiamare un periodo di pausa in mezzo a ognuna“.

Steven Egger nel 1990 aggiunge un particolare molto importante: “Il movente non è materiale o monetario ma si crede che sia la soddisfazione dei desideri dell’assassino di avere il controllo totale sulle sue vittime“ e vi è una “ciclicità temporale costante, ripetitiva e che tende a ridursi.”

Ma sono due Italiani i primi a categorizzare i Serial Killer, e sono Mastronardi e Palermo nel 1995, i quali dividono i serial killers in altre cinque tipologie.

Visionario

Il tipo “visionario” comprende quei serial killers che eseguono i loro omicidi in conseguenza di ordini ricevuti da voci allucinate o in funzione di particolari visioni mistiche o religiose avute. La maggior parte di questi assassini è affetta da schizofrenia di tipo paranoide oppure da disturbi allucinatori paranoidi. Nel primo caso l’omicidio è sempre condotto in modo bizzarro e disordinato, mentre nel secondo caso può essere molto ben pianificato.

Niente di tutto ciò vi suona familiare? Credete che le allucinazioni, specie quelle auditive, siano così rare nelle persone?

Uno studio del 2007 https://link.springer.com/article/10.1007/s00787-006-0577-9 pubblicato sulla rivista European Child & Adolescent Psychiatry fatto da Florence L. Askenazy, Karine Lestideau, Anne Meynadier, Emmanuelle Dor, Martine Myquel e Yves Lecrubier, dimostra come il 14% dei bambini in età prepuberale (11-13 anni) riferiscono di udire suoni o voci in assenza di stimoli esterni.

E nonostante tutto, azzardo tranquillamente nel dire che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita la sensazione di ascoltare una voce in testa.

La differenza tra noi e chi soffre di Disturbi Schizofreniformi (e quindi a questa tipologia di Serial Killer) è che, insieme ad una componente genetica,  l’ambiente durante il nostro sviluppo infantile e adolescenziale ha permesso al nostro cervello di nutrirsi senza “defezioni” tali da farci dare ascolto alle voci in testa fino a farle diventare una guida.

Missionario

Il tipo “missionario”, come dice la parola stessa, deve compiere una missione che generalmente consiste nella ferma convinzione di dover ripulire il mondo da persone considerate indesiderabili, cioè persone come le prostitute, i vagabondi o gli spacciatori di droga.

Questo serial killer, pur non soffrendo di una psicosi, è spesso condizionato da personali convinzioni sostenute da alcune false percezioni di tipo paranoide, infatti, non prova nessun rimorso anzi si sente un liberatore, un angelo custode della società poiché agisce “per il benessere della società”.

Quante volte abbiamo visto film dove il cattivo veniva ammazzato? Avete provato forse dolore per lui? Perché no?

Perché il pensiero che vi portate dietro in quel momento è esattamente lo stesso del Serial Killer Missionario: se un’azione è giusta, anche l’uccisione, si fa! “è per il bene di tutti“-

Edonista

Il tipo “edonista” si distingue per il piacere che prova nell’uccidere. È l’atto omicida che di per sé gli fornisce una sensazione del tutto simile a quella forma di orgasmo emotivo provato dal cosiddetto forte giocatore quando scommette grandi somme e aspetta i risultati.

Ho già detto tutto? Conoscete qualcuno a cui piacciono i giochi d’azzardo?

Del controllo del potere

Nel tipo del “controllo del potere” lo scopo principale è quello di esercitare il totale controllo su un’altra persona, fino al potere definitivo di deciderne il destino.

In questi casi lo stupro, la sodomia e la distruzione degli attributi sessuali hanno una motivazione erotica soltanto superficiale, infatti il sesso è solo uno strumento, un veicolo e non la principale motivazione dell’omicidio, mentre in realtà rappresentano il desiderio più profondo di esercitare il proprio potere e il totale controllo psicofisico sulla vittima, come un’ossessione ed un desiderio represso e scaturente probabilmente da gravi abusi subiti nell’infanzia.

Mai conosciuto nessuno a cui piace esercitare il controllo sulle persone? Mai vi siete sentititi manipolati da qualcuno oppure mai avete usato le vostre abilità persuasive per ottenere qualcosa da qualcun altro? (di fatto, manipolandolo?)

Lussurioso

Il tipo “lussurioso” o lust killer ha per obiettivo quello di ottenere una soddisfazione di natura sessuale dalle vittime.

Diverso dallo stupratore e dal tipo del controllo del potere, questo omicida è completamente assorbito dal suo egoismo e considera le persone solo come dei mezzi, come degli strumenti attraverso i quali raggiungere la soddisfazione.

Nessun Egoista vi viene in mente? Nessuno che pensa che il suo piacere sia lecito anche di fronte al dolore di altri?

 

Ovviamente questo è solo un gioco.

Non potevo sviscerare in un solo articolo tutti i comportamenti dei Serial Killer e metterli a paragone con i nostri comportamenti quotidiani, e di fatto ho quasi banalizzato molti aspetti cercando di renderli il più semplici possibili.

Quello che però ci tengo a dire però è che la violenza è un atto estremamente normale in natura, assolutamente presente in ognuno di noi, come in ogni animale predatore. Quello che ovviamente ha scelto l’uomo è di non esercitarla (o quantomeno pubblicamente non sostenerla) grazie allo sviluppo sociale e culturale che ci permette di vivere potendone fare a meno.

Questo però non ci deve far dimenticare le nostre radici animali, poiché reprimere la rabbia, emozione del tutto funzionale ad ogni essere vivente sulla terra, non vi dico che potrebbe portarvi a diventare dei Serial Killer…….però……..

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