Rivincite di donne in letteratura: da “Casa di bambola” ai personaggi di Stephen King

Due autori molto diversi, per generi ed epoca, raccontano la rivalsa di alcuni personaggi femminili.

Il celebre autore Henrik Ibsen (nel testo teatrale Casa di bambola) e il moderno romanziere Stephen King (in molti luoghi della sua produzione), provenienti da tempi e ambienti completamente diversi, hanno dato risalto ad alcuni personaggi femminili, raccontandone i drammi, le reazioni e le scelte.

“Casa di bambola”, un pericoloso precedente

Casa di Bambola è un’opera teatrale di Henrik Ibsen che, a suo tempo (uscì nel 1879), fece scalpore: il potente messaggio di denuncia alla condizione femminile era, infatti, cosa inaudita. La protagonista, Nora, è sposata a Torvald, e pare ottemperare ai suoi doveri di donna e moglie come la società le richiede… Nel corso della vicenda, però, risulta sempre più evidente come il marito che appella la coniuge con tanti stucchevoli soprannomi (“È il mio scoiattolo che fruga lì?”), la consideri alla stregua di una bambola: bella, ma vuota e ingenua. Nora, che pur sembra accettare di buon grado la maschera che porta, è, in realtà, tutt’altro che rassegnata al ruolo di succube senza voce in capitolo, di ‘allodola gorgheggiante’ priva di opinione: precedentemente aveva, infatti, stretto accordi con uno strozzino (Krogstad) per pagare alcuni debiti dello sposo a sua insaputa. I rapporti coniugali si incrinano quando l’usuraio comincia a tormentare Nora, ricattandola a lungo, e lasciandola in uno stato di continua angoscia. Krogstad, infine, rivela a Torvald le menzogne della compagna: questi, adirato, attacca con crudeltà la sua ‘allodola’, e la caccia di casa. L’intervento di un’amica della sposa sistema, poi, la situazione, e rientrate le richieste dell’aguzzino, il marito è pronto a concedere il perdono. Il ricongiungimento non va, però, come sperato: la grazia non è accordata per affetto o amore, ma solo in nome del mantenimento di una buona immagine in società. Nora, ormai consapevole della sua condizione di ‘donna-bambola‘, decide, dunque, di andarsene ugualmente. Un finale che segnava il culmine dello scandalo: la reazione della donna che proclama la sua indipendenza, inconcepibile per la mentalità del tempo. Ibsen fu costretto, infatti, a modificare il finale: l’attrice protagonista si rifiutava di recitarlo, ritenendo l’abbandono conclusivo impensabile per una madre di famiglia. Il grande letterato offrì, così, uno spunto di riflessione provocatorio, conscio delle conseguenti ondate di polemiche e dell’assicurato minor successo dello spettacolo.

Le donne di Stephen King

Il maestro dell’horror statunitense Stephen King non è, come si potrebbe pensare, solo un accanito narratore di inquietudini e mostri: grande ideatore di trame e personaggi, è anche abilissimo nel mettere a disposizione di messaggi più profondi le sue storie, arricchendo la narrazione dell’orrore con argomenti di spessore. Basti pensare a It: nelle oltre mille pagine del romanzo, i personaggi implicati nella vicenda si inseriscono nella grande metafora del passaggio all’età adulta, consistente nell’affrontare un ‘mostro’ che si nutre di paure e scheletri nell’armadio. Un altro argomento che a King sta molto a cuore è la condizione femminile e non è, infatti, raro trovare donne di spicco nelle sue pagine (certo coinvolte in situazioni connaturate al suo consueto stile). Particolarmente interessante risulta, in questo senso, la raccolta Notte buia, niente stelle, in cui più di un racconto vede protagonista una donna cui la vita ha consegnato una sorte poco felice, costringendola a combattere per la propria rivincita. Si può portare come esempio la storia del Maxicamionista: Tess, scrittrice di gialli, accetta un passaggio da un camionista sulla strada, dopo aver forato una gomma dell’auto. La protagonista, durante il viaggio, nota, però, che a bordo del camion si trovano delle tavole chiodate uguali a quella che aveva provocato il suo incidente, ma è troppo tardi: Tess è stata rapita, e verrà prima violentata, poi abbandonata in un fosso, creduta morta dall’aggressore…  Ma morta non è. Non avendo prove della violenza subita, la protagonista decide di farsi giustizia da sola e uccide stupratore e fratello (probabilmente complice) a colpi di pistola. Ovviamente, bisogna considerare la storia dal punto di vista del genere di cui King si occupa, e concentrarsi sull’idea fuor di contesto. Quale che sia la modalità di narrazione, è interessante notare come uno scrittore così prontamente associato a una scrittura di intrattenimento, e esposto alla fruizione da parte di un grande pubblico, inserisca con grande naturalezza nella sua produzione letteraria storie di donne che reagiscono a un abuso subito (si ricordi anche Beverly, di It).

La libertà di scegliere

Senza snaturare l’intenzione degli autori, qui si vuole notare che nell’opera di scrittori così conosciuti, e tanto amati dal pubblico, la condizione femminile venga raccontata, e raccontata con passione e arte. I registri sono nettamente diversi, così come sono diverse ambientazioni ed epoche, eppure c’è un dato che accomuna Nora e Tess: due donne all’apparenza indifese che si dimostrano, invece, dotate di un’arma potentissima, e capaci di sparare. Non importa che il colpo scaturisca da una decisione (quella di lasciare la propria casa) o da una vera pistola, importa che nel premere il grilletto si stia compiendo una scelta: la scelta di non accettare. Le modalità narrative differenti, connaturate ai generi e agli stili dei due autori, si unificano, dunque, in una simile conclusione (più o meno esplicita) di supporto e appoggio a una causa. Parlando di lotta alla parità di genere, è, quindi, bello notare come spontaneamente scrittori di spicco abbiano fornito (e forniscano) un apporto rilevante; e che sia attraverso la spregiudicatezza con cui, a suo tempo, Ibsen si attirò le critiche del pubblico, sia per mezzo della naturalezza con cui King inserisce personaggi emblematici in un genere come l’horror, gli intellettuali si occupino di direzionare i lettori verso la consapevolezza delle disparità, nel tentativo di eliminarle.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: