Il RMS Titanic fu un transatlantico britannico, diventato famoso per la collisione con un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 e il conseguente naufragio avvenuto nelle prime ore del 15 aprile 1912. Era secondo di un trio di transatlantici progettati per offrire un collegamento settimanale di linea con l’America e garantire il dominio delle rotte oceaniche alla White Star Line. Il Titanic rappresentava la massima espressione della tecnologia navale del tempo ed era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo. James Cameron fece di questa storia un successo cinematografico nel 1997 con un giovanissimo Leonardo di Caprio e con ben 14 candidature agli Oscar, tra cui 11 vinti e per quindici anni al primo posto nella classifica dei film con maggiori incassi nella storia del cinema.

Agli inizi del Novecento la corsa al transatlantico migliore poteva essere paragonata alla corsa per lo spazio degli anni ‘50/60. Chi ci fosse riuscito al meglio avrebbe ottenuto prestigio e gloria – insieme a ingenti ricchezze. Sono i decenni dello sviluppo tecnico e delle “magnifiche sorti e progressive” leopardiane e tutti ne erano entusiasti. Spostamenti più rapiti comportavano tempi ristretti, mobilità, immigrazione, lavoro, esperienze. Fu una piccola globalizzazione e interessò non solo il campo nautico, ma anche l’aviazione, la logistica via terra con treni, seggiovie e funivie.

Titanic II

Il Titanic II tenta di riprodurre il famoso transatlantico. In seguito ad un primo studio di fattibilità dell’opera, sono state fatte due proposte: la prima fu proposta nel 2000 e abbandonata nel 2006; la seconda è stata annunciata nel 2012 dal magnate australiano dell’industria mineraria Clive Palmer. Dopo mesi di stallo, nel settembre 2018 Palmer ha rilanciato il progetto, parlando di un possibile varo della nave a Dubai nel 2022. Non certamente un lavoro facile da realizzare. C’è molta competizione. In Cina infatti il progetto di una replica del Titanic come hotel di lusso ma permanente a terra come attrazione turistica è già in costruzione e presto sarà inaugurata. Nulla di più assurdo, dopo la replica della città di Parigi, città spopolate in patria come in Africa, i cinesi non smettono mai di sorprendere, cimentandosi in opere edilizie senza limiti.

Bergson

Bergson se fosse ancora tra noi una analisi intrapsichica la farebbe, intrecciando tempo e memoria. Perché ricostruire una nave, che esiste solo in fondo all’oceano non è giustificabile per mero guadagno economico. Ci possono essere altre cause.

Il pensatore francese viene ricordato per aver indagato sul concetto di tempo spazializzato. Dalla confusione tra intuizione e intelligenza, è nata secondo Bergson l’incomprensione sulla natura del tempo. L’intelligenza che da sempre mira a fini pratici, concepisce il tempo, così come fa anche la scienza, come una serie di istanti concatenati e misurabili. Così per il tempo non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire non scomponibile. Però nella durata reale della coscienza di ognuno, dove gli stati psichici non si succedono ma convivono, il tempo della scienza da quello reale diverge. Ciascuno di noi vive nella propria coscienza.

Su questa concezione del tempo procede con l’interpretazione sulla memoria: ci deve essere un diverso rapporto anche tra percezione e memoria. Egli ritiene infatti che la percezione da un lato sia un ritagliare un’immagine parziale della realtà percepita che dura per l’istante della percezione e che poi viene superata da altre percezioni, ritagli, della realtà. La memoria è invece l’accumularsi, lo stratificarsi dei ricordi, duraturo e sempre tutt’intero presente, indipendentemente dalla coscienza che si ha, e la cui dimensione temporale non è l’istante, come per le percezioni, ma la durata reale.

Il peso del passato

La teoria è complessa e il fine vorrebbe essere una identificazione tra spirito e materia come un tutt’uno. Ma ritornando al Titanic potremmo affermare che: l’idea di volerlo ripresentare a nuovo non è frutto di libertà o di piena scelta egoistica, ma della nostra incapacità di abbandonare il passato. E’ insito infatti nella nostra memoria la nave come accumulazione di percezioni diverse provenienti da foto, video, film, articoli, luoghi comuni e tutto ciò rimane inscindibile da noi. Il passato che in questo caso può essere identificato nel transatlantico che si dirige a New York, non può essere ignorato, è diventata una immagine storica talmente ancorata nella cultura occidentale che girarle le spalle sarebbe come annientare sé stessi.

La prova di validità della teoria è già nell’atto di aver aperto il link per leggere questo articolo, mossi dalla curiosità. Involontariamente siamo imbrigliati nella dimensione temporale passata, che ci proiettiamo e che ne costituisce la memoria a discapito del presente e del futuro. Come lo stesso Bergson scrive:

Noi non percepiamo, praticamente, che il passato dal momento che il puro presente è l’inafferrabile progresso del passato che fa presa sul futuro.

Pederzolli Simone

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