Il Superuovo

Rispondersi per le rime: quando Dante è più tagliente di Eminem in 8 Mile

Rispondersi per le rime: quando Dante è più tagliente di Eminem in 8 Mile

Chi pensa che i primi “dissing” tra le rime siano nati negli USA gangsta anni ’90 si sbaglia di grosso.

(Google Immagini)

Nella cultura hip-hop il freestyle consiste nell’improvvisare un testo in rima con cui attaccare il proprio avversario. Numerosi rapper devono la loro notorietà a questo tipo di contest. È la storia di Eminem, raccontata dal regista Curtis Hanson in 8 Mile, film del 2002.

L’antenato del freestyle

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Le origini delle rap-battle sono molteplici (dall’improvvisazione Jazz al Reggae giamaicano), ma l’usanza del rispondersi per le rime è più antica di quanto sembri.

In quella che è stata definita la “Tenzone” con Forese Donati, quest’ultimo ed un giovane Dante Alighieri si scambiano una serie di sei sonetti, con cui si accusano vicendevolmente delle più ignobili infamie. Qui il Sommo Poeta lascia da parte il dolce stilnovo, dando a Forese del pezzente e del ladro, insistendo sulla sua insaziabile ghiotteria e persino sulle sue scarse performance sessuali. È notevole come anche in questo caso Dante non si limiti a rime scurrili o banali: per ingiuriare il suo avversario fa leva sulla “malfatata” (sventurata) moglie di Forese, dicendo che essa “non dorma calzata, / merzé del copertoio c’ha cortonese”. Ciò significa che la donna non dorme coperta perché Donati non può permettersi di offrile uno stile di vita consono a una signora di quel rango. Ma nel verso dantesco c’è un pizzico di veleno in più, degno di un poeta del suo calibro: l’aggettivo geografico cortonese (di Cortona) richiama l’aggettivo “corto”, e la coperta richiama il letto. Il padre della lingua italiana sta dicendo che Forese non riesce a soddisfare sessualmente la sua donna.

Dalla tenzone alle rap battle 

L’usanza dell’insulto in rima arriva fino ai giorni nostri, ed approda ai già citati rap contest. Il film 8 Mile si apre proprio con una sfida di questo tipo, dove Jimmy Smith Jr. (Eminem) perde clamorosamente, anche a causa della sua paura del palco. La storia procede presentandoci la vita sulla malfamata 8 Mile Road di Detroit. Jimmy sogna inoltre di fare rap in un ambiente dove è l’unico bianco, ricevendo continue offese e minacce da parte dei “colleghi”. Il film si presenta dunque come il riscatto del rapper americano, che nonostante povertà, ambiente ostile e tragedia familiare (sua madre era alcolizzata), si afferma come numero uno grazie alle sue rime taglienti.

Nella battaglia finale, infatti, B-Rabbit (questo era il suo nome d’arte dell’epoca) insiste sulle proprie condizioni di povertà e sul fatto che viva solo con la madre. Lui viene davvero dalla strada e dal nulla, e non c’è niente di tutto questo che già non si sappia in zona. Aggiunge inoltre che il suo avversario, Papa Doc, si atteggia tanto da gangsta ma proviene da un’agiata famiglia, che l’ha persino mandato in una scuola privata. Dopo Eminem toccherebbe a Papa Doc cantare le sue rime, ma questi, ferito nell’orgoglio, non inizia neanche ed abbandona il palco.

Società tra Eminem e Dante

I duelli presentanti sembrano dunque uno l’opposto dell’altro: se Dante cerca di colpire l’avversario puntando sulle sue dubbie origini e sulle sue condizioni di decadenza economica, Eminem va invece fiero di quella vita. Fiero di quella street credibility che certamente gli appartiene e pronto a distruggere ogni avversario grazie alle sue skills. Tra le rime di Eminem e quelle dantesche passano circa settecento anni e i contenuti sembrano quasi rovesciati. Resta però invariata la competitività dei “concorrenti” e la loro sottigliezza nell’aggredire l’avversario. Ecco ciò che contraddistingue un artista mediocre da uno il cui nome resterà per sempre inciso nella storia.

Occorre anche ricordare che Dante fu amico di Forese, tanto che quando i due si rincontreranno in Purgatorio (canto XXIII), il poeta fiorentino rimembra con affetto quel goliardico scambio epistolare e quella nostalgica giovinezza che nell’aldilà sembra così lontana. Alla stessa maniera l’ambiente di Detroit (seppur con tutti i difetti del caso) si presenta come un luogo dove oltre al rap c’è spazio per l’amicizia e la fratellanza. L’arte dello scrivere si configura dunque non solo come mero virtuosismo, ma come esperienza di vita a trecentosessanta gradi.

 

 

 

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