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Ricostruire la storia non è semplice, ma 300 ci riesce benissimo, mostrando combattimenti tecnicamente perfetti

I film sulla storia greca sono la preda preferita degli studiosi di antichità, ma 300 ha messo tutti d’accordo

300 è un film americano, campione di incassi, che ha rappresentato fedelmente una delle ricostruzioni militari proposte dagli studiosi di una delle battaglie oplitiche ancora molto discusse dagli storici dell’antichità: la battaglia delle Termopili.

 

Bello è morire per la patria tra gli opliti della falange

Per la società della Grecia antica, la guerra faceva parte integrante del suo modo di vita, era un elemento costitutivo dell’aria che si respirava. Dobbiamo sempre ricordare che l’esperienza bellica dell’antica Grecia ha i suoi presupposti sociali e proietta su di sé valori ideologici, rendendosi un potente strumento di azione politica.

Nel V secolo a.C. la storia militare della Grecia classica è basata su una realtà socio-politica molto particolare: l’oplitismo. In quest’ottica, i combattenti da schierare nelle file, gli opliti, sono i soli cittadini. Sono uomini adulti, per lo più contadini o proprietari terrieri, che rispettano precisi parametri di censo e combattono in difesa della polis. Chi combatte per la sua città e ha il censo necessario per munirsi di una panoplia (l’armatura oplitica nella sua interezza) è un cittadino.

Il campo di battaglia è sempre una pianura (per esempio la piana di Maratona), e, dal momento che l’orografia della Grecia non è molto generosa, gli opliti combattono spesso sulla terra che coltivano, fuori dalle mura cittadine. In questo modo, la terra è feconda del sangue dei nemici, secondo un altro suggestivo topos della letteratura greca, che affonda le sue radici in Omero.

Secondo questo complesso sistema politico-ideologico, chi si sacrifica in prima linea per la patria (come non ricordarsi dei celebri versi di Tirteo?)  ha voce in capitolo sulla politica. Militarmente, gli opliti sono fanti armati pesantemente che tengono col braccio sinistro uno scudo a doppia impugnatura e con la destra brandiscono una lancia o altra arma offensiva. Il combattimento oplitico prevede, secondo le fonti da noi possedute, delle pratiche specifiche, rappresentate con sbalorditiva puntualità nel film 300.

La fonte storiografica di 300 è quel cantastorie di Erodoto

300 è un film del 2007 diretto da Zack Snyder, ed è adattamento cinematografico del romanzo a fumetti di Frank Miller 300. Ma, come afferma anche Victor Davis Hanson, professore presso la California State University di Fresno, il film dimostra un’affinità specifica con il materiale originale di Erodoto.

Il film, infatti, cattura l’ethos marziale dell’antica Sparta e rappresenta la battaglia delle Termopili come uno scontro di civiltà, e non a torto. Simonide, Eschilo ed Erodoto la consideravano una battaglia contro la schiavitù orientale, nel senso di obbedienza a un Grande Re. Dal momento che la fonte storiografica principale è l’opera di Erodoto, il film (che è pur sempre un film americano) dipinge la battaglia in una maniera a volte surreale.

L’intenzione è evidentemente quella di divertire e sbalordire, che è anche l’obiettivo dell’opera di Erodoto. Tuttavia, sebbene si riscontrino alcune incongruenze storiche (alcune trasmesse proprio dalla fonte erodotea), figlie dell’ispirazione fumettistica e del sensazionalismo americano, il film propone un serio tentativo di ricostruzione di un combattimento oplitico.

Ovviamente il film idealizza un po’ la società spartana. Tuttavia, Paul Cartledge, professore all’Università di Cambridge, ha dichiarato che la produzione ha fatto un buon utilizzo della sua pubblicazione su Sparta, sarà vero?

 

300 porta al cinema un modello eroico di falange oplitica

Uno dei dettagli più veritieri del film è innanzitutto legato a una questione storica molto cara agli studiosi: la falange oplitica. Gli opliti erano disposti in una falange compatta, in cui ogni oplita proteggeva con il suo scudo il compagno che si trovava accanto. In questo modo si garantiva l’aderenza della falange.

Nel film questo è detto chiaramente da Leonida a Efialte, ritenuto inadatto a combattere anche per la sua incapacità di tenere bene lo scudo. Leonida gli chiede: “Come proteggerai il tuo compagno?”. Ora, il dialogo con Efialte non è avvenuto, ma è una evidente parentesi romanzata, atta a mostrare questo principio cardine del combattimento oplitico.

L’episodio di Efialte ci mostra anche dell’altro. Lui è figlio di un ex oplita, e si presenta al cospetto di Leonida imbracciando le armi del padre. Si tratta di un dettaglio reale e molto importante. Le armi costavano molto e spesso gli opliti (che di mestiere facevano i contadini) combattevano con quello che avevano. Non era dunque difficile, anzi, possiamo immaginare fosse la norma, che le armi in buone condizioni si tramandassero in famiglia.

A proposito di equipaggiamento, nel film, gli spartani combattono quasi nudi, dotati solo gli scudi, mentre nella realtà avrebbero portato le panoplie, dal peso variabile di 22–35 kg. Tuttavia, possiamo immaginare che, se già era difficile economicamente fornire ogni figlio di uno scudo e una lancia nuovi, solo i più ricchi potessero comprare un’intera armatura.

Va anche detto che la scelta di rappresentare così gli spartani potrebbe essere un riferimento al sistema classico di ritrarre gli eroi greci nell’arte. Infatti, sia nelle statue che nei vasi, gli eroi greci vengono spesso raffigurati senza armature. E quella delle Termopili è una battaglia degna del nudo eroico nella sua rappresentazione cinematografica, dopotutto.

Il momento clou del combattimento rappresenta con estrema fedeltà come alcuni studiosi, come Cartledge, ricostruiscono idealmente uno scontro oplitico. Le due schiere si scontrano frontalmente, in maniera compatta, ma, subito dopo, gli aristoi  si espongono rispetto alla falange per trapassare i nemici. Nonostante il film non sia un documentario, l’aspetto storico è stato curato più che in altre pellicole, restituendoci l’atmosfera eroica di una battaglia oplitica.

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