Ricostruire come nasce un assassino psicotico: Norman Bates e il gene MAO-A

È proprio vero che, in realtà, potremmo essere tutti un po’ psicopatici? Sembra difficile crederlo, ma è così: per molti di noi, per un puro fattore biologico, potrebbe risultare molto più semplice sviluppare un comportamento aggressivo, violento e che potrebbe addirittura portare a commettere atti criminali. Di chi è la colpa? Semplicemente di un gene, chiamato MAO-A, che, se interagisce con alcuni fattori, potrebbe causare lo sviluppo di forme di psicopatia correlata all’aggressività, un connubio molto pericoloso per la società e per l’individuo stesso. Un esempio pratico? Norman Bates, protagonista della serie Bates Motel, reboot ispirato a Psycho di Robert Bloch, nonché film di Hitchcock degli anni ‘60.

Storia di Norman Bates

Norman Bates (Freddie Highmore) in “Bates Motel”

Norman e Norma, madre e figlio legati da un rapporto morboso e quasi soffocante, si trasferiscono a White Pine Bay dopo la morte del padre del giovane, avvenuta in circostanze sospette. Con un passato devastato da soprusi, violenze e terrore, i due, nel tentativo di rifarsi una vita, compreranno un motel, il Bates Motel, futuro teatro degli orrori che vi si consumeranno. Norman, tormentato da blackout e allucinazioni, coperti dalla madre che non vuole altro che proteggere se stessa e il figlio, ben presto (SPOILER ALERT) si scoprirà affetto da un Disturbo Dissociativo della Personalità, normalmente inteso come Personalità Multipla. Ora dolce e sensibile, ora crudele e violento, in preda a deliri sempre più gravi dai quali non riesce più ad uscire, si chiuderà in sè stesso, addentrandosi in un tunnel oscuro dal quale non riuscirà a fare ritorno. Come è possibile che questo personaggio, tanto indifeso e ingenuo, quanto spietato manipolatore, abbia sviluppato una disfunzione psichica che lo ha portato, non solo alla distruzione interiore, ma anche alla morte di altri? 

Sfatiamo i miti sulla pericolosità del disturbo dissociativo

Sebbene il Disturbo Dissociativo della Personalità sia una patologia psichiatrica di rilievo e che potrebbe presentare caratteri degenerativi, non sempre è l’origine di comportamenti criminali. Si tratta, infatti, di un meccanismo di difesa adottato dalla mente per far fronte ad eventi potenzialmente distruttivi per l’equilibrio interiore della persona. La stessa personalità alternativa di Norman Bates, afferma di esistere unicamente per proteggerlo da ricordi terribili. (SPOILER ALERT) Nel suo caso, prende le sembianze della madre, un richiamo simbolico ad figura che ha sempre cercato di proteggerlo a tutti i costi. Diverse persone riescono quasi a “convivere” con tutte le sfaccettature della loro personalità che hanno preso vita, poiché, di fatto, non sono altro che modi particolari per combattere i mostri che si impossessano e devastano la mente. Un esempio reale è dato da Kim Noble, che ha sviluppato 20 personalità diverse, tutte artiste, che sfogano un dolore che nasce dal passato doloroso della donna attraverso scultura, disegni e quadri. Chi soffre di questo disturbo necessita, come è ovvio, di una terapia che faccia emergere e neutralizzi ricordi traumatizzanti e dolorosi per restituire, a chi ne è affetto, la pace. Ciò che, invece, determina un comportamento pericoloso, è tutto di matrice biologica.

Il gene MAO-A e personalità antisociale

Il gene MAO-A, caratterizzato dalla presenza della Monoammino Ossidasi, è stato denominato da Ann Gibbons come il “gene del guerriero” proprio per il fatto di essere correlato ad un elevato tasso di aggressività. Questo ha, in genere, una funzione adattiva per l’ambiente. Quando, nel cromosoma X, si verifica un’alterazione del gene, che determina la presenza di un alleale più corto, si ha una bassa espressione dell’enzima MAO-A. Si verificano, così, alcune modificazioni che comportano degli effetti sull’umore e sul comportamento. Da queste possono derivare disturbi d’ansia come attacchi di panico, oppure depressione, impulsività e la condotta di comportamenti violenti e aggressivi. In genere, i maschi sono più sensibili alla variante del gene a bassa espressione, poiché le femmine possiedono un secondo allele che compensa il primo. Diversi studi hanno confermato che la presenza di questo gene, correlata ad abusi fisici e sessuali durante l’infanzia, può condurre a comportamenti antisociali nella vita adulta. La presenza di questo fattore spiegherebbe come mai non tutte le vittime di violenze finiscano per sviluppare comportamenti devianti o socialmente pericolosi.

Stando a quanto appena analizzato, è possibile notare come, nella realtà dei fatti, sia il connubio di diversi fattori a causare comportamenti che possono risultare pericolosi per la società ma anche per la persona stessa. Non sempre un assassino è frutto della malvagità o della meschinità di una persona. Sebbene, sfortunatamente, nella maggior parte dei casi sia così, spesso è proprio chi subisce la cattiveria altrui che, cercando di difendersi, sviluppa comportamenti socialmente pericolosi. È proprio vero che il male genera solo male

Alice Tomaselli

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