Ricorre la festa della liberazione: scopriamo il conformismo con l’esperimento di Asch

Ieri, 25 aprile, si è festeggiata la festa della liberazione. Vediamo come il conformismo contribuì allo sviluppo del regime fascista e come possa condizionarci anche oggi.

VIVA L'ITALIA LIBERA

Il 25 aprile 1945 l’Italia riusci finalmente a liberarsi da un regime totalitario e che l’aveva portata in guerra. È però alquanto inverosimile che una così grande parte della popolazione sostenesse genuinamente il fascismo, ed è razionale pensare che molti si conformarono con l’ideale politico più popolare in quegli anni.

Un bisogno di conformismo

Aristotele afferma come l’uomo non sia altro che un animale sociale, Maslow nella sua piramide dei bisogni sottolinea l’importanza del bisogno di affiliazione, di far parte di un gruppo. Questi e decine di altri esempi portano alla stessa conclusione: abbiamo bisogno dell’interazione con gli altri, e se gli altri condividono i nostri stessi principi ed ideali, siamo più portati ad entrare in contatto con questi. Proprio per questo motivo spesso tendiamo ad affiliarci ad altri copiando, adattandoci, conformandoci.

L’American Psychological Association (APA) definisce il conformismo come la regolazione delle opinioni, giudizi, azioni di una persona con l’obiettivo di risultare più uniforme, conforme alle opinioni, giudizi, azioni di altre persone o di standard normativi di un gruppo sociale o di un contesto, che può portare ad un consenso temporaneo (compliance), ma anche ad una vera e propria convinzione (conversion).

Gruppo Di Persone Vicino Al Muro

L’esperimento di Asch

L’esperimento di Solomon Asch, psicologo polacco naturalizzato statunitense, del 1951 ci mostra quanto effettivamente il conformismo possa influenzare le nostre idee ed opinioni.

Asch ragguppò 8 partecipanti in una stanza, dicendo loro che avrebbero partecipato insieme ad un “test della vista”, che consisteva nel dover indicare quale, tra tre linee verticali mostrate, corrispondesse alla linea-modello presentata a fianco. Le linee erano disegnate in modo tale che non vi potessero essere dubbi.

Il vero soggetto dell’esperimento nella stanza era però soltanto uno, mentre le altre sette persone erano complici di Asch, precedentemente accordatesi per rispondere erroneamente ma uniformemente a 12 delle 18 prove che sarebbero state fatte. Tutto era predisposto così, che il soggetto sperimentato rispondesse per ultimo, solo dopo aver ascoltato gli altri.

I risultati furono sorprendenti: in media un terzo circa dei partecipanti si conformò al pensiero comune ma palesemente incorretto dei presenti, e su 12 prove il 75% si conformò almeno una volta, mentre soltanto il 25% non si lasciò mai trarre in inganno.

Vi era inoltre un gruppo di controllo, dove il soggetto doveva rispondere da solo allo stesso quesito: in quel caso meno dell’1% diede risposte errate.

Invisible influence - filippo.im
Un esempio di scheda utilizzata nell’esperimento.

Conformismo positivo, negativo ed obbedienza

Ovviamente il conformismo non è sempre e comunque da demonizzare, in quanto è facile capire come, in una società in cui, ad esempio, non ci si conformi ad un determinato comportamento alla guida, le conseguenze potrebbero essere disastrose.

Il conformismo inoltre gioca, tra altri fattori, un ruolo importante nel così defnito “effetto spettatore” o “bystander effect”, che si verifica quando, ad esempio, ci ritroviamo ad assistire ad un episodio di violenza, ma vedendo gli altri non fare niente, scegliamo ti prendere la stessa decisione, uniformandoci al comportamento comune.

Nel ventennio fascista bisogna ricordare però che non soltanto il conformismo, ma anche e soprattutto l’obbedienza portava a seguire quelli che erano di fatto gli ordini del regime. La differenza tra obbedienza e conformismo consiste esattamente in questo, infatti nel prmo caso sarà esclusa una componente cognitiva del soggetto, limitandosi a sottostare ai comandi di un’autorità, in questo caso violenta e senza scrupoli.

Quest’ultima precisazone ci fa comprendere ancora di più il coraggio e la forza di tutti quegli uomini e donne che, ormai 77 anni fa, liberarono la nostra penisola e che con orgoglio tutt’oggi celebriamo.

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