Ricordiamo l’anniversario dello sbarco dei Mille attraverso “la penna e la spada” di Ippolito Nievo

A 84 dall’arrivo a Marsala della spedizione garibaldina ripercorriamone le principali tappe.

Is the Pen Still Mightier Than the Sword? | by Allison Cecile | The Apeiron Blog

I “Mille” guidati da Giuseppe Garibaldi sbarcarono in Sicilia l’undici maggio 1860. Tra i volontari, figura anche lo scrittore Ippolito Nievo (1831-1861) che terrà un “Diario della spedizione dal 5 al 28 maggio” e che considererà l’intera esperienza risorgimentale come un’occasione di crescita civile e morale, non solo individuale.

Le premesse

Dopo l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859) che assegnava la Lombardia allo stato sabaudo e in seguito all’annessione di Emilia, Romagna e Toscana, i democratici optarono per una prosecuzione della lotta rivoluzionaria da sud: esclusa l’idea di un intervento diretto sulla penisola, dopo il fallimento di Pisacane nel 1857, venne designata la Sicilia come terreno per dare avvio a un movimento insurrezionale ed entrare poi nel Mezzogiorno continentale.

L’idea della spedizione dei Mille -che di lì a poco sarebbero sbarcati a Marsala- fu originariamente messa a punto -almeno nelle sue linee generali- da due mazziniani siciliani: Francesco Crispi e Rosolino Pilo. Decisero di organizzare una rivolta locale (partendo da Palermo) prima dello sbarco dei volontari al fine di garantire il successo dell’impresa: dunque, da un lato era necessario avviare e controllare la rivolta popolare, dall’altro organizzare la spedizione. Pilo si occupò della gestione del moto, invece Crispi convinse Giuseppe Garibaldi, leader dei democratici, ad assumere la guida della spedizione.

Biografia di Giuseppe Garibaldi – Liber Liber

La spedizione

Tra il 5 e il 6 maggio 1860 partirono da Quarto (Ge) a bordo di due navi a vapore il Piemonte e il Lombardo mille e ottantaquattro volontari per lo più provenienti dalle regioni settentrionali (Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana), per metà borghesi-intellettuali e per metà operai: militari in primo luogo e possidenti, ma anche impiegati, commercianti, medici, braccianti e non mancavano letterati, giornalisti, panettieri, orefici, avvocati, farmacisti, calzolai, muratori, camerieri, musicanti, bibliotecari, ingegneri, falegnami, stampatori, pensionati, insegnanti, parrucchieri, meccanici, caffettieri, fruttivendoli, agricoltori, notai, macchinisti… Tra i Mille, vi era anche una donna: Rosalie Montmasson, detta Rosalia, moglie di Crispi.

L’11 maggio sbarcarono a Marsala nell’estremità occidentale della Sicilia, grazie anche al sostegno della flotta britannica. Sconfissero le truppe borboniche (es. episodio di Calatafimi, 15 maggio) che abbandonarono il capoluogo nella fine del mese (27-29 maggio) e il 20 luglio a Milazzo -grazie anche all’intervento di altri volontari inviati da Agostino Bertani- Garibaldi e i suoi costrinsero i borbonici a rifugiarsi sul continente.

In Sicilia venne istaurato un governo provvisorio affidato a Crispi, mentre i garibaldini –sbarcati in Calabria il 20 agosto- risalivano la penisola senza incontrare particolari resistenze. Garibaldi fece il suo ingresso a Napoli il 6 settembre. Intanto, intervenne l’esercito piemontese che invase Marche e Umbria e nei primi di ottobre discese verso il meridione. Il 25 ottobre Garibaldi incontrò il re a Teano (Ce) e cedette ai piemontesi il compito di amministrare le province liberate. Il 17 marzo dell’anno successivo Vittorio Emanuele II fu proclamato re d’Italia.

Ippolito Nievo, 180 anni senza lo scrittore delle Confessioni di un italiano - Style

Ippolito Nievo: soldato e poeta

Tra i Mille figura anche il noto scrittore e intellettuale Ippolito Nievo (1831-1861), autore di poesie, novelle e tragedie, oltre che del grande “romanzo storico contemporaneo” (Mengaldo): “Le confessioni di un italiano”, pubblicato postumo nel 1867. 23 capitoli, una commistione di generi, è un romanzo di formazione, di avventura, di amore e, soprattutto, storico; l’autore acquisisce la lezione manzoniana e la capovolge, dando vita a un romanzo che si pone come transfert tra “I Promessi sposi” e il successivo romanzo verista. Le tematiche centrali sono l’amore per la patria e la formazione di una coscienza nazionale; le vicende personali del protagonista ottuagenario Carlo Altoviti si intrecciano agli eventi storici (dalla caduta della repubblica di Venezia al 1858).

Ippolito Nievo aveva partecipato ai moti insurrezionali del 1848 a Mantova, alla guerra nel 1859 e alla spedizione dei Mille, a bordo del Lombardo.

Quella vita fu così breve, ch’egli passò nel mondo come un’apparizione fugace, morendo da soldato, dopo la battaglia, come il Mameli, e da poeta, come lo Shelley, nei gorghi del Tirreno. […] La morte, spegnendolo non ancora trentenne in un naufragio misterioso, avvolse la sua immagine di una vaga e quasi leggendaria poesia; e Ippolito Nievo rimane per sempre giovine innanzi a noi, quale lo videro i Mille a Palermo, serio e dritto nella rossa divisa garibaldina, con gli occhi pieni d’amore e di pensiero, con la mano pronta a trattare la penna a un tempo e la spada.
(Dino Mantovani, Il poeta soldato. Ippolito Nievo 1831-1861: da documenti inediti, Milano, 1900, prefazione).

L’esperienza risorgimentale è vista da Nievo attraverso una duplice ottica, individuale e collettiva, come un’acquisizione di maggiore consapevolezza identitaria da parte del singolo e della società. Egli non riuscirà a vedere compiuta l’unità nazionale (o meglio la proclamazione ufficiale della nascita dello stato italiano) poiché morirà tra il 4 e il 5 marzo 1861 nel naufragio del piroscafo Ercole, partito da Palermo e diretto verso Napoli.

Lascia un commento