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Ricordate Assassin’s Creed Brootherhood? Vediamo chi è davvero il Cesare Borgia lodato da Machiavelli

Cesare Borgia, personaggio storico molto discusso, è stato rappresentato in due modi diversi: sia come grande condottiero incestuoso che come esempio politico da ammirare. Ma chi è davvero?

Cesare Borgia è stato un condottiero, cardinale, nobile e politico italiano di origini spagnole. Figlio illegittimo di papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia) e di Vannozza Cattanei, è il maggiore tra i suoi fratelli Giovanni, Goffredo e Lucrezia. Assassino senza rimorsi, leader cinico, spregiudicato e pronto a tutto per il potere, fu una delle figure più controverse del Rinascimento italiano. Destinato fin dalla giovane età alla carriera ecclesiastica dal padre, ottenne la carica cardinalizia proprio da quest’ultimo, nel frattempo divenuto pontefice.

Cesare Borgia: la nemesi di Ezio Auditore

Nel gioco, uscito nel 2010, Cesare è un templare e nemico di Ezio. Fin dall’inizio della storia, si può notare un personaggio molto autoritario, disposto a mettere la sua carriera politica e militare davanti le relazioni, cosa che succede quando ricorda alla sua amata Lucrezia di essere solo una donna qualunque:

Lucrezia: Cesare… sono io, la tua regina…
Cesare: Tu sei mia sorella, niente di più. Dov’è?
Lucrezia: Non m’hai mai amata…
Cesare: Dov’è la Mela? Dimmelo! Dimmelo!!!

Il suo ruolo da manipolatore funge da cardine all’interno del gioco, rendendo le persone e le situazioni a suo favore e vantaggio. Affamato di potere e gloria sarà anche capace di uccidere suo padre, papa Alessandro VI, pur di ottenere il potere che gli darebbe il frutto dell’ Eden, il quale gli permetterebbe di ottenere il potere assoluto.

Cesare Borgia come fonte di ispirazione: Il principe di Machiavelli

Il principe è un trattato di dottrina politica scritto da Niccolò Machiavelli nel 1513, nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per mantenerli e conquistarli. Si tratta senza dubbio della sua opera più nota e celebrata, quella dalle cui massime (spesso superficialmente interpretate) sono nati il sostantivo “machiavellismo” e l’aggettivo “machiavellico”. Qui Machiavelli inizia una descrizione su come dovrebbe essere un principe ideale: disponibile ad imitare il comportamento di grandi uomini a lui contemporanei o del passato, capace di mostrare la necessità di un governo per il benessere del popolo, capace di comprendere che la forza e la violenza possono essere essenziali per mantenere stabilità e potere e qualità inerenti all’arte della guerra e la capacità di essere leone, volpe e centauro. Nel settimo capitolo, Machiavelli prende come esempio Cesare: De principatibus novis qui alienis armis ed fortuna acquiruntur (Sui principati nuovi che si acquistano con armi altrui e fortuna). L’autore ha proposto esempi di condottieri divenuti sovrani con virtù e armi proprie, mentre qui è descritta la parabola di Cesare Borgia (il famoso duca Valentino) che creò un proprio dominio aiutato dalla fortuna e dall’appoggio del padre, papa Alessandro VI: l’azione del personaggio, che Machiavelli conobbe personalmente, è in generale elogiata, ma il duca sbagliò nell’affidarsi totalmente alla buona sorte e non previde le circostanze sfavorevoli che potevano causare la sua rovina, come la morte del padre e l’elezione a nuovo pontefice di Giulio II, nemico giurato della sua famiglia. In tutto il passo è evidente l’ammirazione dell’autore per la figura del Valentino, che pure si macchiò di gravi delitti, e traspare il grande interesse verso i principati “nuovi”, che vengono cioè creati dal nulla grazie alle conquiste di un valente condottiero che è abile a forgiare il proprio destino.

Un principe o un leader spregiudicato?

Come abbiamo visto, le due interpretazioni sono diverse tra loro, ma chi ha ragione? Stando alla versione di Machiavelli, nonché quella storica, il Duca non può essere definito come un puro principe a causa di tutti i delitti commessi e anche al fatto di non aver costruito da solo un regno, data l’eredità lasciatagli dal padre. Forse, il vero principe inteso dall’autore dovrebbe anche saper costruirsi un regno, senza lasciare tutto alla fortuna, forse un pò più spregiudicato come nel gioco. I due poli diversi rappresentano le due facce della stessa medaglia: un lato come un condottiero pronto a tutto per il potere, l’altro come un figlio fortunato a cui è stato lasciato un regno già pronto. La cosa certa è che, sfortunatamente, noi non sapremo mai com’era davvero il Duca.

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