“Non importa di quale razza, background etnico, orientamento sessuale siamo o quale visione del mondo abbiamo, siamo tutti umani. Purtroppo non tutti gli umani la pensano in questo modo.” (Erin Gruwell).
Diversità e discriminazione sono terreno di discussioni e controversie attuali; la paura dell’Altro è una caratteristica intrinseca degli uomini che temono “il diverso” possa minacciare la loro identità.

PERCHÈ ABBIAMO PAURA DELL’ ALTRO.

Ciò che, fondamentalmente, porta gli esseri umani a tale sensazione è lo sconosciuto. Tutto ciò con cui non si ha a che fare abitualmente determina situazioni indefinite, che generano in ogni persona ansia e terrore. Così, in tale contesto, non sappiamo comportarci, e mettiamo in atto quelli che vengono definiti processi di edificazione, ovvero la creazione di immagini articolate attorno ad alcuni elementi centrali. Tali processi categorizzano, e ci semplificano l’esistenza, aiutandoci a “conoscere” ciò che non capiamo. Il rischio è che si verifichino fatali etichettamenti, meglio conosciuti come stereotipi.

PERCHÈ NON DOVREMMO AVERE PAURA DELL’ ALTRO.

In realtà, come evidenzia il filosofo e sociologo tedesco Simmel, l’incontro con l’Altro non produce solamente differenze, ma anche similitudini. Ed è anche grazie a questa interazione che noi diventiamo ciò che siamo. Tuttavia, ciò è possibile solamente nel momento in cui le persone smetteranno di percepire l’Altro come una minaccia alla nostra Identità.
E’ il concetto che Marianella Sclavi, sociologa italiana, definisce come “Exotopia”: due individui che si relazionano non solo mantengono integra la loro Identità, ma condividono esperienze e realtà differenti che portano all’arricchimento reciproco. Concetto espresso in modo chiaro dallo scrittore inglese George Bernard Shaw; una sua celebre frase è: “Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, avremo entrambi ancora una mela. Ma se tu hai un’ idea e io ho un’ idea e ce le scambiamo, allora avremo entrambi due idee.”

altro ovvero crescita io
Lo scambio di idee secondo Shaw

L’ ESEMPIO: FREEDOM WRITERS

Questo è chiaramente evidenziato in Freedom Writers, film ambientato a Los Angeles negli anni ’90 in seguito agli scontri razziali che interessarono la grande città. Ad una giovane professoressa, Erin Gruwell, viene affidata una classe composta da alunni di etnie differenti e che provengono da quartieri malfamati. Nonostante gli alunni la respingano perché convinti che questa sia l’ennesima insegnante disinteressata al loro vissuto, lei non si abbatte, anzi, combatte per far sì che quei ragazzi possano confrontarsi con realtà diverse ed uscire dalla “gabbia” del ghetto; questo si realizzerà grazie alla sua capacità di farli appassionare alla scrittura. Celebre è la scena nella quale la prof divide la classe in due parti e separa le due “gang” della classe. Attraverso una serie di domande personali, riesce a far ragionare ed avvicinare i ragazzi, facendoli sentire “fratelli”; facendo notare come la paura e l’odio non abbiano giovato a nessuna delle due fazioni, ma come, in anni di conflitto, entrambe le crews abbiano solamente perso (amici e parenti), senza guadagnare davvero nulla. In questo processo, i ragazzi imparano a rispettarsi tra di loro e a condividere idee e problemi, arricchendo la loro visione del mondo.

Matteo Bersi

 

 

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