Il Superuovo

Repetita iuvant: se la violenza può contrastare la violenza

Repetita iuvant: se la violenza può contrastare la violenza

La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del vicepremier e Ministro dell’interno Matteo Salvini a seguito del caso Diciotti, ha suscitato reazioni contrastanti. Come avviene da tempo, l’Italia si è spaccata in una semplicistica bifocarzione che ha visto da un lato i più audaci sostenitori schierarsi incondizionatamente dalla parte di Salvini, e dall’altra una corrente fiduciosa nel corso della giustizia che ha accolto con sommo favore l’azione del pm Patroneggio. Non molti dubbi si aprono sulle caratteristiche positive che emergono dalla presa di posizione della magistratura, una su tutte l’aver stabilito il limes legale oltre cui non può spingersi la  volontà di un politico affermato come Salvini. Che l’Italia sia una Repubblica Democratica alla cui base si situa la carta costituzionale è cosa risaputa, ma ogni tanto repetita iuvant.

Matteo Salvini

E tuttavia, come insegnano i politici, citazioni e detti possono essere poliedrici e rendersi utili in diverse circostanze; così, sembra doveroso restituire nuova linfa ai fantasmi del passato (qualcuno pare bussi alla porta da almeno 80 anni ricevendo sempre risposte favorevoli) ricordando che qualcuno è riuscito a scampare accuse di associazione mafiosa, prostituzione minorile e nepotismi, e altri ministri dell’interno come Roberto Maroni e Beppe Pisanu -indagati per il respingimento dei migranti- se la sono cavata con un’archiviazione dovuta alla natura politica delle scelte. A quel proposito, intervenne la Corte di Strasburgo che condannò l’Italia al risarcimento di 15 mila euro per ciascun migrante respinto. Una punizione per una colpa, senza ombra di dubbio, ma l’equivalente di qualsiasi altro rimprovero targato Ue, come le punizioni inflitte per il mancato recepimento di una direttiva europea. Sarebbe presuntuoso, e anche un po’ banale, non mettere in conto questa possibilità. Ne conseguirebbe una riproduzione ciclica dell’avvenimento senza bisogno di aspettare mesi o anni, e senza rispolverare chi era finito nel dimenticatoio come Maroni o Pisanu. Appare ragionevole mettere in conto che queste valutazioni erano già state ampiamente premeditate da Matteo Salvini, che ha preferito mostrarsi edonisticamente come è solito fare anziché presentarsi come uno stratega dell’inabissamento (per quello c’è già un alter ego al Governo). Ha reclamato il suo pugno di ferro in merito alle decisioni sul caso Diciotti, così come si è mostrato assai spavaldo in ogni rivendicazione sui punti strategici della propaganda che lo ha condotto al governo (qualche riserva rimane sull’assenza della parola ‘mafia’ nel discorso in terra calabrese e in particolare a San Luca, roccaforte della ‘ndrangheta). Si mostra spavaldo e impavido, tanto da minacciare una caduta del governo con conseguente presa d’Italia, e d’altronde non si fatica a credere a questa previsione di fanta politica, non sarebbe la prima vittoria del populismo, anzi, sarebbe un duplete. Al faccione vanesio e bullo di Salvini ormai ci si è abituati, e c’è il rischio della routine (o del clichè) anche sulle irruzioni squadriste anti migranti nelle spiagge italiane. Accadeva l’anno scorso con Casapound che ha prontamente replicato pochi giorni fa nelle spiagge di ostia, accade anche nello scorso fine settimana con i militanti di Noi con Salvini, la cui presenza sulle spiagge pugliesi oltre che ossimorica appare anche poco gradita.

I militanti di Noi con Salvini nelle spiagge pugliesi

Difatti, i bagnanti rispondono picche e gli incamiciati sono costretti alla ritirata imminente, ostacolata all’inizio dalla strenua resistenza di un leghista dall’accento meridionale che presumibilmente in altri tempi avrebbe ispirato una nuova bolgia dantesca. La domanda che sorge spontanea è fin dove, o fin quando, si è disposti ad accettare con stoica pazienza una prevaricazione temeraria e irrispettosa. C’è un limes un po’ per tutte le cose, non dimentichiamo, e pare esserci anche in questo caso. I tempi cambiano: qualche anno fa un comportamento del genere avrebbe provocato una lotta intestina in grado di condurre a un nuovo equilibrio o squilibrio di sorta. Sarebbe stato riproverole per i più sensibili, ma si sarebbe detto ‘necessario’. Ora dov’è finita questa necessità? Esistono casi, posto che la violenza sia un male, in cui (re)agire violentemente sia giustificabile? Sarà d’accordo anche il più strenuo sostenitore della non violenza che esistano casi in cui –necessariamente- bisogna rispondere senza troppi pacifismi: basti pensare alla circostanza in cui un malintenzionato tenti di colpirci a morte con un coltello. Qui si aprirebbe una parentesi giuridica non tralasciabile che mette in crisi la giurisprudenza, ma, ragionando in astratto, moralmente ci sentiremmo meno colpevoli di un’eventuale reazione. Per giungere ad un piano meno egoistico e più solidale, possiamo immaginare un nostro caro in preda ad un attacco del medesimo squilibrato: non esiteremmo a fare qualcosa, anche urlare nel vuoto (malgrado, accorgendoci del tentativo fallito saremmo spinti a fare di più, anzi dovremmo fare di più). Allora, in concreto, riferiamoci a navi con centinaia di persone alla mercè di un Ministro che fa il bello e il cattivo tempo giocando a soldatini con corpi tumefatti, donne stuprate, bambini in condizioni pessime. Epistemologicamente, l’associazione denota il tentativo di far corrispondere una situazione astratta che ci coinvolgerebbe direttamente ad un’altra che dovrebbe toccarci allo stesso modo. E un’analisi altrettanto puntuale focalizzerebbe l’attenzione sull’utilizzo di un condizionale che presuppone un freno inibitore che impedisce la realizzazione di quanto indicato. Bisognerebbe domandarsi allora perché la vita di una persona non diventa motivo di lotta, e ne uscirebbe un’analisi sulle condizioni che hanno declassato a il valore della vita, della giustizia, della politica stessa.

Altrettanto piacevole sarebbe interpellare tutti quanti ne appoggiano i soprusi. Ma non a parole, tranquillamente seduti a sorseggiare la propria birretta. Bisognerebbe interpellarli personalmente, facendoli salire sulla Diciotti e sull’Aquarius, e visto che mi rendo conto di quanto difficile sia farli salire tutti (un eventuale affondo probabilmente qualcuno l’ha augurato, ma con un italiano in mezzo..) potremmo affidare il compito alle emittenti televisive i cui contenuti sono edulcorati a tavolino per non turbare la sensibilità altrui.

Perché questa è  soprattutto una questione di (mancanza di) sensibilità. Che gli xenofobi, i nazionalisti, i leghisti, gli squadristi, i fascisti guardino in faccia le proprie vittime mentre regalano l’anima a Dio, osservino i corpi tumefatti, le ferite sanguinanti, le facce sporche, e che lo facciano ogni giorno. Ripetere fa bene, certamente meglio di riprodurre bufale che ritraggono i migranti mentre danzano sereni festeggiando la propria morte.

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