Renzo e Lucia erano “congiunti”? Dal lessico complesso alla pandemia: un romanzo attuale.

La questione della lingua utilizzata da politici ed intellettuali: confondere la popolazione invece di fare chiarezza.

In questo articolo si parlerà del confronto fra l’epoca dei Promessi Sposi e quella contemporanea, in particolare verrà presa in considerazione la lingua complessa utilizzata da politici ed intellettuali, difficilmente comprensibile dalla “gente comune”.

“Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”: l’imbroglio linguistico.

Tutti noi alla scuola superiore abbiamo letto e riletto i “Promessi sposi”, o comunque ne abbiamo studiato abbondantemente la trama. Un passo che viene sempre preso in considerazione è quello in cui Don Abbondio incontra i bravi, a cui segue quello in cui egli non sa come dire a Renzo che il matrimonio non si potrà celebrare a causa di Don Rodrigo.

È da questo passo che ho estrapolato la citazione del titoletto, poiché in questo paragrafo vorrei parlare della questione della lingua colta del tempo, il latino, che spesso veniva utilizzata come mezzo per ingannare il popolo.

Alessandro Manzoni, nel suo romanzo, mette ben in evidenza questo fatto: Don Abbondio, non avendo il coraggio di riferire a Renzo il vero motivo per cui il matrimonio non si sarebbe potuto celebrare, si “rifugia” nell’utilizzo del latino, come “arma” per non far comprendere, per mettere confusione. Renzo, come tutto il popolo, non conosceva il latino, quindi si sente preso in giro dal “curato” e, giustamente, va su tutte le furie.

Il latino, in quest’epoca, veniva utilizzato solo come lingua scientifica o dai religiosi, che più la conoscevano, anche se stava già cadendo in disuso. Ovviamente non si trattava del latino classico, risalente all’Impero Romano, ma di quello riformato dagli intellettuali umanisti, nel 1300. In ogni caso, il popolo non era così istruito da conoscere la lingua latina, la maggior parte della popolazione era analfabeta, quindi sapeva parlare solo il dialetto locale, non sapevano scrivere, quindi i “dotti” potevano prendersi gioco di loro attraverso l’utilizzo di una lingua a loro sconosciuta.

La questione della lingua nell’epoca de “I promessi sposi”

Nel 1500 in Italia gli intellettuali iniziarono a discutere su quale fosse la lingua di riferimento della penisola: fra le varie proposte, ebbe la meglio quella di Pietro Bembo, un intellettuale del tempo, che affermava che la lingua doveva essere riformata dalla società contemporanea tramite gli strumenti utilizzati dagli umanisti per la riforma del latino, assumendo cioè il “canone dell’imitazione” come elemento regolativo. Egli indicava come modelli la figura di Petrarca per la poesia e quella di Boccaccio per la prosa. La lingua fulcro della riforma non doveva essere il toscano del 1500, ma quello del 1300, la nuova lingua doveva essere classica e regolata da precisi modelli che i letterati potevano consultare.

Nel 1600, epoca che fa da sfondo alle vicende di Renzo e Lucia, la riforma linguistica era ancora in atto: lo possiamo notare dai termini dialettali del nord Italia che Manzoni ha inserito nei dialoghi fra i personaggi appartenenti al ceto popolare. Non esisteva, quindi, una vera lingua nazionale, ma era in fase di costruzione.

Inoltre, la dominazione spagnola non aiutò in questo periodo di “rivoluzione linguistica”: i signori spagnoli si rivolgevano al popolo della penisola con il loro linguaggio, impedendo la completa comprensione dei loro discorsi pubblici. La lingua spagnola, quindi, confondeva il popolo “italiano” tanto quanto la lingua latina.

Il linguaggio dei decreti: la chiarezza prima di tutto!

“Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie.”

Questo testo vi è familiare?

Facciamo un salto temporale: lo scorso 4 maggio veniva pubblicato il decreto che dava il “via libera” alle visite ai congiunti: grande confusione si scatenò fra la popolazione italiana.

La domanda che più passava per le nostre menti era: “Ma chi sono i congiunti?”

Per “congiunti” inizialmente si intendevano i parenti, ma poi il concetto è stato esteso ad amici stretti e persone con le quali si è stretta una relazione forte, quindi anche i fidanzati, che dopo mesi abbiamo potuto riabbracciare.

Ho deciso di fare questo paragone con la situazione di Renzo perché credo che l’Italia di oggi non sia poi così distante da quella del 1600, di cui Manzoni narra tramite le vicende dei Promessi Sposi. I politici italiani, nelle loro “orazioni” pubbliche, utilizzano un lessico sempre troppo complesso per essere compreso da tutti i votanti, inoltre i testi giuridici vengono redatti tramite l’utilizzo di terminologie altamente specifiche e settoriali, che impediscono la comprensione alla “gente comune”.

La lingua, quindi, viene ancora oggi utilizzata per confondere i “ceti” popolari, che si discostano dal “ceto politico”, ovvero da tutti i senatori, i ministri e i parlamentari. Tornando all’esempio del decreto dello scorso 4 maggio, la parola “congiunti” poteva essere interpretata in vari modi, tanto che la stessa persona poteva essere sanzionata o meno per i suoi spostamenti, a seconda dell’interpretazione che veniva data ad una sola parola.

Altro punto di somiglianza fra il romanzo manzoniano e la situazione attuale è sicuramente la pandemia, che è stata molto meno dannosa di quella di peste, ma che comunque ha causato parecchi danni alla popolazione, sia a livello sociale, che a livello economico.

Concludendo, credo che l’“arma linguistica” sia stata, e sia tuttora, un mezzo davvero molto potente per ingannare le popolazioni di tutto il mondo, che si sono lasciate “imbambolare” da tanti “paroloni” che sembravano promettere grandi cose. La voglia di conoscere, il bagaglio culturale di ognuno di noi e la cultura ci rendono capaci di comprendere, ci rendono liberi di esprimerci, e sono l’unica difesa che abbiamo contro chi vuole opprimerci sotto il peso dell’ignoranza.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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