In un mondo in cui l’uomo sembra essere sempre più corrotto, i vizi e le virtù hanno un confine più labile. Ripercorriamo la lotta interna dell’uomo attraverso diverse personificazioni adottate nel tempo.

Prudenzio nel tardoantico
Aurelio Prudenzio Clemente è stato probabilmente il primo ad immaginarsi una lotta intesa nel senso letterale tra le virtù e i vizi. Scrive infatti un poema allegorico, dove personifica 10 virtù (fede, pudicizia, pazienza, umiltà, speranza, sobrietà, carità, pace, concordia, saggezza) e 8 vizi (idolatria, libidine, ira, superbia, lussuria, avarizia, cupidigia, discordia). In questo poema le due fazioni si scontrano in sette battaglie, precedute da un proemio in cui l’autore chiede a Gesù Cristo di aiutarlo a far vincere le virtù sui vizi.
Essendo un autore cristiano, ed essendo il contesto permeato dalla religiosità, è quasi naturale che in tutti gli scontri siano le virtù a vincere. Alla fine, con l’aiuto di Saggezza, costruiscono un tempio, che servirà a proteggere gli uomini.
Si ha in questo poema una visione del mondo in cui gli uomini sono soggetti ai vizi, ma che non è prettamente colpa loro. Con la religione possono far vincere le virtù e condurre una vita retta.

Boezio nell’alto medioevo
Severino Boezio era un filosofo e politico romano, al servizio di Teodorico, re degli Ostrogoti. Gli Ostrogoti erano stati mandati da Bisanzio verso la penisola italica, per cacciare coloro che vi erano in precedenza. Rimanevano però anche loro dei barbari e infatti non ci fu commistione tra le due popolazioni. Col passare del tempo Teodorico cominciò a pensare che ci fossero delle congiure in atto ed è per questo che fece incarcerare il suo consigliere migliore, ovvero Boezio, pensando che fosse coinvolto.
Durante il tempo in carcere Boezio scrive la sua opera maggiore: “La consolazione della filosofia”. A differenza dell’opera di Prudenzio, qui non c’è una vera lotta tra vizi e virtù, ma semmai una spiegazione, da parte della Filosofia, di come l’uomo in realtà nasca senza nulla. In una condizione così misera, come quella di un incarcerato, Boezio riesce a far pace all’interno di sé ragionando in questo senso: l’uomo nasce nudo sia in maniera metaforica, sia in maniera letterale; tutto ciò che riceve successivamente non gli appartiene, ma ne può beneficiare per qualche lasso di tempo. Ragionando in tal senso, non ci si può lamentare se poi gli verranno sottratte quelle cose.
In questo caso, pur essendoci delle personificazioni di entità astratte, non si tratta di uno scontro letterale, ma più una lotta interna dell’autore.
Record of Ragnarok (attenzione spoiler)
In quest’opera a scontrarsi sono direttamente uomini e dei. In un mondo troppo corrotto, gli dei si riuniscono e decidono di sterminare gli esseri umani, per ricominciare da capo. Ad opporsi è una valchiria, che propone uno scontro tra dei e uomini, dove questi ultimi sono aiutati appunto dalle valchirie.
Sono 13 gli scontri tra umani e dei per determinare la salvezza del genere umano. Saranno quindi scelti 13 campioni per gli esseri umani e 13 tra gli dei, di tutte le religioni, attuali e passate.
Si potrebbe pensare che tra gli uomini, solo i più valorosi, intelligenti e buoni d’animo vengano scelti come campioni, oppure che gli dei siano impeccabili e diligenti, invece si scoprono degli scontri in cui effettivamente non si capisce per chi tifare. A rappresentare il genere umano sono stati vari condottieri o spadaccini, quindi guerrieri, ma anche qualcuno di pessimo come Jack lo squartatore. La cosa sorprendente è che umani con ideale di valore alto, come potrebbe essere Adamo, perdono, ma Jack lo squartatore riesce a portarsi a casa una vittoria, nonostante fosse contro Ercole.
Anche tra gli dei c’è qualcuno che sorprende. Ad esempio il Siddharta, divinizzato, decide di combattere per la fazione degli uomini, cambiando le carte in tavola di entrambe le fazioni.
Il Ragnarok è un evento della religione nordica, ma in quest’opera è un pretesto per far scontrare due fazioni. Gli scontri sono bilanciati sul livello combattivo, ovviamente per ragioni di intrattenimento, ma a livello puramente morale è totalmente diverso dall’opera di Prudenzio, dove a vincere era sempre il valore positivo. In quest’opera a vincere è sempre il più abile, a prescindere dal valore che si porta. Quindi un Adamo può perdere, ma un serial killer può vincere, perché è più scaltro.
Questo a dimostrazione che la visione del mondo è completamente cambiata ed è più consapevole dell’esistenza dei vizi, che non possono essere eliminati in via definitiva. L’essere umano è un misto di positivo e negativo. Non c’è possibilità di eliminare tutto il negativo. Come fa il Siddharta, vince il male e cerca di condurre una retta via, ma ama comunque tutti gli esseri umani.