Il Superuovo

Il ritiro dagli accordi sugli armamenti: scopriamone le conseguenze e la disciplina nel diritto internazionale

Il ritiro dagli accordi sugli armamenti: scopriamone le conseguenze e la disciplina nel diritto internazionale

Parecchi trattati internazionali che riguardano gli armamenti degli Stati sono stati abbandonati e questo porta a una variazione dello scenario geopolitico.

Nel diritto internazionale la disciplina dei trattati regola gli accordi presi tra gli Stati. Gli equilibri sanciti dai trattati stessi possono però venir meno in caso di recesso, come sta accadendo per quanto riguarda la situazione sugli armamenti.

La disciplina dei trattati

Formalizzare un accordo non è mai semplice, in particolare se le parti in causa sono due Stati sovrani con lo scopo di tutelare i propri interessi. La disciplina dei trattati internazionali ha come obiettivo quello di cristallizzare le decisioni prese dalle parti e renderle durature nel tempo. Pertanto è possibile definire un tratto internazionale come l’espressione dell’incontro delle volontà di due o più Stati che desiderano regolamentare i rapporti tra loro intercorrenti. Essendo fonti di primo grado di diritto, i trattati sono soggetti alle norme consuetudinarie che nei decenni sono state applicate per determinarne la formazione. A loro volta queste consuetudini sono state codificate grazie alla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, in vigore dal 1980. Per quanto lo scopo dei trattati sia rendere durevoli gli accordi sanciti, la Convenzione disciplina a partire dall’articolo 65 anche la possibilità di recedere dai trattati stessi. Parlando di rapporti tra Stati, molto spesso patti di questo genere si intrecciano nel formare un ricco ecosistema che mantiene in equilibrio il panorama in cui vengono inseriti. L’eventuale recesso di una delle così definite “alte parti contraenti” può quindi causare dei mutamenti sostanziali nel quadro geopolitico.

Pannello di controllo nucleare

Il progressivo ritiro dai trattati sugli armamenti

Un esempio di come le carte in tavola possano cambiare è dato da quanto sta accadendo ultimamente nella comunità internazionale, con particolare riferimento al corpus di trattati che riguarda la regolamentazione sugli armamenti. A partire dal termine della Guerra Fredda i paesi leader della NATO e dell’ex blocco sovietico si sono impegnati per porre un freno alla proliferazione delle armi nucleari e per regolamentare gli spostamenti aerei garantendone la sicurezza. Ciononostante i trattati attraverso cui si è cercato di mantenere una situazione stabile stanno vedendo dei recessi. Il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, in vigore dal 1987) vieta il possesso, la produzione e la sperimentazione di missili nucleari a raggio intermedio. Nel 2007 la Russia ha deciso di uscire dal trattato ritenendosi non soddisfatta dal programma antimissilistico degli USA, che ufficialmente si erano attivati in tal senso per fronteggiare la crescente presenza nord coreana. Pochi anni prima, nel 2002, gli USA si erano invece ritirati dall’ABM (trattato anti missili balistici), che era in vigore dal 1972. Per quanto riguarda gli sviluppi recenti, sempre gli Stati Uniti hanno dichiarato nel 2019 il ritiro dall’INF. L’ultimo atto di questo avvicendarsi di recessi ha avuto luogo il 21 maggio 2020, quando ancora una volta gli USA hanno dichiarato il recesso dal trattato Open Skies. Questo accordo, firmato nel 1992 ed entrato in vigore nel 2002, stava alla base dei rapporti di fiducia che regolavano i sorvoli e i movimenti aerei (anche militari) sulle zone di pertinenza dei due Stati.

Conseguenze del trend

Questa tendenza verso il recesso dai trattati di regolamentazione sugli armamenti sta mettendo a rischio un equilibrio delicato, costituendo un indebolimento della sicurezza dell’Europa, regione-cuscinetto tra i due blocchi contrapposti. Dopo la fine della Guerra Fredda, la NATO ha attuato una politica di espansione portandosi fino ai confini della Russia. La risposta russa alle mosse americane degli ultimi vent’anni è stata quella di tornare ad armarsi mettendo a punto missili ipersonici, armi con velocità superiori ai 6.000 km/h per essere non rilevabili e impossibili da intercettare. Tutto questo genera incertezza con il rischio di compromettere il rinnovo di altri accordi, in particolare del trattato New Start del 2010 che scadrà a febbraio 2021 e che regola la riduzione degli armamenti nucleari. In questo scenario reso ancora più nebuloso dalla crisi dovuta alla pandemia da Covid-19 in corso si inserisce in aggiunta anche la Cina, un terzo attore dal grande peso internazionale mai considerato dai precedenti trattati, pensati per un mondo diviso unicamente tra NATO e blocco sovietico. Da parte degli USA rimane perciò aperto uno spiraglio per quanto riguarda una rinegoziazione di Open Skies, stavolta includendo anche la Cina negli accordi.

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