Cosa rende le reborn dolls così speciali?

Le bambole reborn sono bambole con determinate caratteristiche che le rendono molto simili a bambini veri. Un complesso processo di fabbricazione consiste nel prendere una vecchia bambola in vinile e aggiungere dei diversi strati di materiale in silicone e pittura, arrivando anche a cucire i capelli. A seconda del processo e dei materiali usati il prezzo può variare fino a raggiungere i 20.000 euro. Le reborn dolls non fanno nulla di particolare, non emettono suoni e non si muovono, a patto che alcuni artisti installino dei sistemi elettronici per simulare il battito cardiaco o dei piccoli movimenti di occhi e braccia.

Eredità della Seconda Guerra Mondiale

Le reborn dolls hanno una storia antecedente radicata nel passato. Nacquero infatti in Germania nella Seconda Guerra Mondiale, quando intere famiglie erano obbligate a vivere per molto tempo in rifugi. In quel periodo di isolamento, le donne ebbero l’idea di prendere le bambole delle proprie figlie per dargli un aspetto nuovo. Si inventarono quindi una tecnica che era in grado di rendere queste bambole iperrealistiche. Nate quindi per caso, le reborn dolls ripresero popolarità nel 1990 in America dove nacque una vera e propria industria dedicata a questi prodotti.

Doll Therapy

Esiste una psicologia dietro queste bambole reborn, di cui alcuni utilizzi potrebbero essere piuttosto discutibili. A teorizzare la Doll Therapy è stata la psicologa svedese Britt-Marie Egedius-Jacobsson che per prima ha dimostrato come l’utilizzo di bambole, più o meno realistiche, sia utile nel migliorare il benessere delle persone affette da alcune malattie come la demenza senile, l’Alzheimer e alcune patologie psichiatriche caratterizzate da disturbi del comportamento. I dati fanno emergere una diminuzione statisticamente significativa dei livelli di ansia, aggressività, oppositività, insonnia e, al contempo, un miglioramento dei livelli di vivacità/attività. Nonostante le critiche, la terapia della bambola si è rivelata un intervento non farmacologico di grande valore per la pratica clinica.

 

Guarigione o disturbo psicologico?

Donne che contattano tate, portano le bambole dal medico, le nutrono con vere pappe per bebè, usano la Nutella per simulare la pupù al parco o chiedono consigli su come spiegare al nuovo fidanzato l’esistenza della finta neonata. Non è ancora chiaro se tra collezionismo e moda si nasconda un vero e proprio disturbo. Spopolano su Facebook veri e propri gruppi di “mamme reborn” che si confrontano su prezzi, acquisti di pannolini e vestiti, medici e strategie. In ogni caso, le proprietarie delle bambole sembrano sviluppare una morbosità estrema nei confronti di queste ultime, che le inducono a convincere se stesse e gli altri, come tata, compagno e potenziale pediatra, a prendersene cura come fossero bambini in carne ed ossa. Le ditte che oggi rilasciano certificati di nascita/adozione non fanno che accrescere la patologia e il mercato economico che vi è dietro.

Francesca Morelli

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