“Ratched”: la nuova serie tv di Ryan Murphy e la follia nel teatro greco

 

L’algida infermiera del premio Oscar “Qualcuno volò sul nido del cuculo” diviene protagonista nella serie Netflix di Ryan Murphy intitolata “Ratched”. Il fascino della follia invade gli schermi ,così come nell’antica Grecia dominava  i teatri.

In un ambiente retró stile anni ‘50 una donna di nome Ratched Mildred fa il suo ingresso come infermiera nell’ospedale statale Lucia gestito dal dottor Hanover.Ma chi è Ratched Mildred? E cosa rende questa serie così spettrale?

Ratched: tra orrore e follia

Mildred è uno dei cattivi più rinomati del cinema. Interpretata da Louis Fletcher nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, a farne le veci nella serie è la straordinaria attrice Sarah Paulson.  Se nel film la donna appare come l’infermiera più spietata e crudele di sempre , la versione di Ryan Murphy è quella di una salvatrice che libera i pazienti dagli orrori subiti . Essi vengono,infatti, sottoposti a pratiche disumane ai limiti della tortura. Mildred,però , giunge in quella clinica per ben altri motivi e tra intrighi ,misteri e omicidi rivela la propria identità in tutte le sue fragilità . La perfezione apparente delle scene rappresentate danno un tocco surreale alla serie che sembra essere uscita da un quadro di Magritte o Dalì. Questa perfezione apparente ,tuttavia, è l’espediente vincente con il quale Ryan Murphy mette a nudo tutte le ipocrisie e le immoralità dei personaggi che mette in scena.  L’insana precisione scenografica si scontra con il disordine mentale dei pazienti con cui Mildred ha a che fare. La donna ha sempre visto orrori davanti ai propri occhi e ,vittima di un passato di violenze,diviene ,in parte, carnefice .

La follia nella tragedia greca

Serie tv e film non sono le uniche forme d’arte in cui la follia fa da regina. Il mondo greco pullula di personaggi e divinità che esprimono al meglio questa realtà . Primo tra tutti è sicuramente Dioniso,dio della sessualità e della follia,due accezioni considerate sacre. Il sacro,infatti,per i greci afferiva a una dimensione altra rispetto a quella umana e raggiungerla significava fare esperienza dell’irrazionalità . Personaggi come Oreste, Aiace , Medea, Fedra e tanti altri, sono amati dagli spettatori perché raffigurano i frammenti più reconditi dell’animo umano. Nell’Orestea di Eschilo Oreste è indotto dalle Erinni a smarrire la ragione per aver ucciso la madre e l’amante Egisto che, a loro volta , si erano macchiati dell’assassinio del padre Agamennone. L’autore ,dunque , mette in scena la follia come conseguenza di una colpa. Nella tragedia sofoclea Aiace ,offeso, uccide e saccheggia le mandrie dei greci, ma una volta resosi conto del misfatto decide di uccidersi per salvaguardare la propria fama. Con Euripide,infine, agisce una sorta di follia insita già nell’animo umano. L’azione di Medea di uccidere i propri figli per vendicarsi di Giasone è frutto di un dissidio interiore  indipendente dal divino o dall’opposizione colpa-espiazione.

Follia nel teatro greco:  rappresentazione o cura?

Le pratiche  e le torture aberranti a cui vengono sottoposti i pazienti dell’ospedale psichiatrico Lucia nella serie Ratched, lasciano spazio in età classica a un tipo di cura intrisa di teatralità. A dimostrare ciò sono le note del medico latino Aureliano del V secolo d.C. traduttore del medico greco Sorano di Efeso. Ciò che Aureliano propone in queste note è curare la mania attraverso le rappresentazioni teatrali e correggere l’alienazione attraverso il suo contrario per ritrovare la mediocritas (equilibrio). È paradossale pensare che , secoli dopo, la fragilità mentale degli uomini sia stata trattata in modo così disumano da far accapponare la pelle. Le cure proposte dal dottor Hanover in Ratched ,infatti , venivano realmente praticate sui pazienti affetti da malattia mentale nel secolo scorso .  Oggi,fortunatamente , dopo numerose lotte, denunce e campagne di sensibilizzazione nei confronti dell’instabilità mentale, si cerca di superare il pregiudizio e coltivare l’inclusione . È importante ,dunque, ricordare che tutti siamo fragili e dobbiamo amarci per quello che siamo, con tutte le nostre debolezze , solo così potremo scoprire la nostra unicità e bellezza.

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