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Rapporto uomo-animale: cosa ci insegnano Schopenhauer e ”La metamorfosi” di Kafka?

Il rapporto dell’uomo con i soggetti di altre specie ha suscitato da sempre moltisssima curiosità: sono numerose le discipline che affrontano questo tema, con visioni spesso contrastanti.

Dalla letteratura alla filosofia abbiamo una pluralità di discipline capaci di coglierne i dettagli specifici. Si tratta di un’area semantica che merita di essere indagata, che ci consente di riscoprire il magnifico rapporto uomo-animale.

Letteratura e Zooantroplogia: La Metamorfosi di Kafka

ll titolo “la metamorfosi”, rifacendosi alla mitologia classica, pone in evidenza il complesso rapporto uomo-animale caratteristico dei raccconti kafkiani. La problematica delle separazione e della differenza è sicuramente centrale, ed è espressa attraverso l’analisi della metamorfosi dell’animale in uomo e viceversa. Talvolta questo confine viene anche abolito. Lo scopo è quello di non suggerire un’unica interpretazione, ma al contrario lasciare spazio alle libere coscienze. Le due sfere, dell’uomo e dell’animale, non hanno confini ben definiti e si mescolano a tal punto da influenzarsi reciprocamente. Un altro contributo molto importante ci è stato fornito dalla zooantrpoligia, disciplina specializzata nell’analizzare questa importante relazione. A partire dagli anni 70′ ha cominciato a fornire risposte a problemi emersi  relazionandosi con l’altra specie, analizzando le diverse motivazioni che spingono umani e non ad entrare in contatto. Alla base vi è certamente un fattore psicologico, derivato dalla mancanza di affetto e dalla ricerca di attenzioni. Vi è un’indagine antropologica ed etologica, che considera le propensioni umane a interagire e a orientarsi verso le altre specie. L’uomo si accorge di non essere più il centro del mondo e anche per necessità personale ha bisogno di relazionarsi con il mondo animale. Per conlcudere la zooantropologia, fa qualcosa di unico. Partendo da nuovi presupposti traccia il terreno per un’ indagine antropologica accurata, che si pone nuovi obiettivi di ricerca. Una delle prime conclusioni è proprio che  l’uomo come sistema aperto e dipendente dall’esterno abbia bisogno di relazione con il non-umano come qualunque sistema in non-equilibrio. L’incontro libera da una visione prettamente antropocentrica.

Come varia questo rapporto nella storia?

Si tratta di un rapporto di origini antichissime, che affonda le radici all’alba dei tempi. Fin dagli albori l’uomo si rese conto di quanto gli animali fossero importanti, non solo per la semplice sussistenza. Di alcuni animali fu predatore, altri riuscì ad addomesticarli e di altri fu addirittura preda. Le attivita umane come caccia, pesca ed agricoltura rappresentano certamente le relazioni assunte con la specie animale nel corso della storia. Agricoltura ed urbanizzazione hanno distrutto moltissimi habitat naturali, alterandone gli equilibri, ma allo stesso tempo creandone di nuovi, Sono moltissimi anche gli animali che essendo parte di un ecosistema, contribuiscono a creare degli equilibri che agevolano anche la vita degli uomini. Non si può negare il contributo fornito ad esempio dalle api.

Alcune civiltà hanno anche avuto un rapporto bellissimo con la specie animale, basti pensare agli Egizi. Quasi tutte le divinità egizie possiedono un animale sacro. A diversi animali venne attribuito un carattere divino. Così avvenne per il toro nero sacro Apis, uno dei più antichi dei. Apis era il simbolo della procreazione e della fertilità della Valle del Nilo.I bovini e gli zebù, nel periodo del Nuovo Regno, erano destinati al lavoro dei campi, ma anche a banchetti dei sacrifici e alla normale alimentazione dell’uomo; anche le capre venivanoimpiegate per i sacrifici agli dei, però solo da parte delle classi inferiori. Gli egiziani conoscevano e partecipavano con entusiasmo allo sport della corrida, di cui forse furono i precursori in assoluto.

Una figura storica molto importante è stato Zarathustra  , profeta della rivoluzione animale. Egli elaborò la concezione secondo la quale l’animale è dotato di un’anima che  soffre come gli esseri umani, che ha addirituura  lo stesso valore di quella umana, unite in una economia spirituale comune. Le altre religioni e filosofie contemporanee e successive, fino al Cristianesimo e all’Islam, neganoquesta dottrina. Tutta la cosmogonia assiro-babilonese e la Genesi ebraica pone l’uomo come  punto culminante della creazione, quindi come un dominatore perché superiore a tutto il resto.  Non essendo vincolato ad una responsabilità morale, egli si sente padrone assoluto della Terra e domina indisturbato la Natura e il Regno animale a suo piacimento.

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La prospettiva filosofica: filosofi animalisti

Uno dei più importanti filosofi animalisti è stato sicuramente Leibniz, che come Kafka esprime un’ unità tra uomo e animale, entrambi infatti sono in grado di soffrire e percepire emozioni. La tesi di Leibniz però si distacca sia da Kant che dal filosofo Cartesio, secondo i quali gli animali sarebbero soltanto delle cose, prive di anima. Invece per Shopenahuer, altro filosofo animalista, il quale si è ispirato alla filofia indiana, l’animale è simbolo di sacralità e di eternità, dotato di intelletto e di coscienza come l’uomo.
In una delle sue poere più importanti ”Il mondo come volontà e rappresentazione” gli animali vengono descritti come dei semplici meccanismi fisiologici, questo deve indurre gli esseri umani ad avere pietà e rispetto per ogni creaturapresente in natura, in quanto gli animali ci donano pace, piacere e tranquillità. Anche gli animali sono esseri morali, capaci di dare affetto, percepire emeozioni, ma anche di soffrire esattamente come noi,di esprimere sentimenti e dolore, soprattutto quando sono perseguitati, o vedono i loro cuccioli in pericolo. La stessa morale buddhista e filosofia indiana alla quale gli si ispirò, predica  carità e pietà verso tutti gli esseri viventi, che meritano il massimo ripsetto e attenzioni da parte dell’uomo.

 

 

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