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Quintiliano e Edoardo Bennato ci parlano dell’insegnante: ecco come lo descrivono

Quintiliano e Edoardo Bennato ci parlano dell’insegnante: ecco come lo descrivono

Come dovrebbe essere un insegnante? C’è veramente un profilo esatto e preciso che potremmo vedere e/o seguire? Ecco come lo descrivono Bennato e Quintiliano.

Banchi Di Scuola Portafogli Legno - Foto gratis su Pixabay

Tanto lontani, Bennato e Quintiliano si occupano di descrivere e raccontare -ognuno a modo loro- la figura dell’insegnante. Da due contesti storici completamente differenti tra di loro scaturiscono idee diverse, che in un modo o nell’altro ci sono utili per comprendere alcune sfaccettature e i pensieri dei due autori.

 

Il secondo disco di Bennato

Musicista e cantautore italiano, Edoardo Bennato rimane una delle figure più influenti del nostro panorama musicale. Ironico ma anche profondo, ha saputo e sa mettere in gioco soggetti e storie anche opposti tra di loro, senza rinunciare a trasmettere quel qualcosa che lo contraddistingue. Della sua produzione oggi ci interessa una traccia del suo secondo album I buoni e i cattivi del 1974, che contiene, in origine, in apertura del suo lato B la canzone “In fila per tre”. 

Foto gratis: scuola lavagna, lavagna

Di cosa tratta “In fila per tre”?

Il titolo della canzone sembra essere già abbastanza esplicito. Le file, in generale, riportano indietro del tempo direttamente a quelle semi-ordinate che tanto tentavano di far fare le maestre. Pur non concentrandosi esclusivamente sulla figura del maestro o della maestra, Bennato dedica i suoi primi versi proprio a questi, descrivendoli però, con un tono di invettiva. Pare rivolgersi ad un bambino che non forse, non si sente proprio a suo agio a scuola e lo invita a comportarsi come gli altri bambini “ma non li vedi quanti altri bambini? […] che sono bravi e piangono mai”. Poco dopo le battute della maestra, impersonata dallo stesso con una voce molto sottile e stridula e che recita le seguenti parole:

Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
ad amar la patria e la bandiera
noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
e discendiamo dagli antichi Romani

E questa stufa che c’è basta appena per me
perciò smettetela di protestare
e non fate rumore, quando arriva il direttore
tutti in piedi e battete le mani

Il ritratto che ne scaturisce è abbastanza chiaro e puntuale. La maestra, in questo caso, vuole insegnare ai bambini la morale, le preghiere, l’amore per il proprio paese. Allo stesso tempo però, tra tutta quella morale e patriottismo, investe i bambini con una certa superiorità, chiedendogli di smettere di protestare!

E Quintiliano?

Nella sua Institutio Oratoria Quintiliano ci dà le coordinate del proprio pensiero. Primo insegnante stipendiato, si trova a fare una profonda riflessione sulla figura dell’insegnante e sulla stessa figura dell’alunno. È innanzitutto importante fare in modo che l’allievo si senta a proprio agio e che le sue qualità vengano capite ed assecondate. Inoltre, la formazione deve cominciare in tenera età e tutte le persone attorno al fanciullo devono puntare alla perfezione, trattarlo come fosse il futuro reggente della città. In questo caso possiamo parlare di “pedagogia” -che anacronisticamente qui non è considerabile scienza-  perfettiva. È anche una pedagogia della parola, che mira alla formazione, così come una pedagogia unitaria, che mira ad una consapevolezza e ad un approfondimento completi.

 

Tra Bennato e Quintiliano i punti di contatto sono praticamente assenti. Se il primo si scaglia contro un determinato tipo di insegnante, il secondo dà delle informazioni dettagliate su come invece deve essere un insegnante e come deve procedere nel proprio lavoro. In ogni caso, sia in un caso che nell’altro, che sia una critica o un fattore costruttivo, rimane comunque possibile attingere ai due come fonte di esempio.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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