Il Superuovo

Quei momenti che rimangono nel cuore raccontati da Petrarca e dalla canzone “Destri” di Gazzelle

Quei momenti che rimangono nel cuore raccontati da Petrarca e dalla canzone “Destri” di Gazzelle

Quando si è innamorati di qualcuno, ci sono momenti che ci rimangono impressi nel cuore come se fossero stati marchiati a fuoco. Attimi semplici, quotidiani, un’immagine dell’altro in un determinato istante.

(da www.radiouci.it)

Sono proprio questi frammenti di memoria che dilatano, inteneriscono e struggono l’animo, con la loro distante dolcezza, a venir cantati da Gazzelle in “Destri” e dal poeta trecentesco Petrarca in alcune sue poesie. Fra le righe del cantante e i versi del poeta scorre un unico brivido: il ricordo dell’amore, un amore che per diversi motivi non è più possibile o, addirittura, non lo è mai stato.

Gazzelle racconta quei momenti di luce ormai perduti

“Destri” è il titolo del singolo dell’artista Gazzelle, uscito il 25 settembre 2020, estratto dall’album “OK”. Sull’andamento malinconico della musica che si apre in suoni avvolgenti, scorrono le intense parole di sfogo del cantante. All’ascolto l’impressione è quella di trovarsi nella parte più recondita dell’animo dell’autore, in cui si divincolano quei ricordi, dal sapore dolce-amaro, che non possono essere eliminati perché troppo profondi e importanti. È il tormento di un amore finito, che non può più rinnovarsi e che lascia il cuore lacerato e aggrovigliato di nostalgia a causa dell’assenza dell’amata.

All’improvviso sei volata via
Lasciando indietro una nuvoletta
Almeno meritavo una bugia, chessò
Almeno l’ultima sigaretta

In un attimo è terminato qualcosa che sembrava eterno, una relazione che aveva riempito di sé la quotidianità, i piccoli gesti e le abitudini. Nel testo c’è tutta la delusione e la rabbia per la sparizione inaspettata e improvvisa di un pezzo fondamentale dell’esistenza, ma anche la frustrazione di non averne colpa e probabilmente di non comprenderne a pieno il motivo. Il cantautore sembra chiedersi come si possa dimenticare e archiviare quei momenti che in precedenza avevano illuminato la vita e colmato di senso ogni istante. Momenti semplici, banali eppure teneri e capaci di rasserenare.

E non è colpa mia
Se tutta questa luce, luce, luce, non ti illumina più dentro casa mia
E non è colpa tua
Se tutti questi destri, destri, destri, al muro non ci fanno ritornare lì
A quei momenti lì
A quando andava tutto a gonfie vele
E mi faceva stare bene
Che mischiavi romano e l’inglese

L’amore impossibile di Petrarca per Laura: tra dolore e dolcezza

È l’amore senza speranze la tematica più ricorrente nel “Canzoniere” (il cui titolo latino è Rerum vulagarium fragmenta) di Francesco Petrarca. Una passione che dilania l’intimo del poeta, che non può realizzarsi, che lo allontana dalla salvezza e dalla pace interiore. Eppure, nonostante il dissidio che essa comporta, egli non ha la forza di opporsi e si lascia sedurre e inebriare da questo sentimento. È Laura colei che tiene avvinto lo spirito debole di Petrarca, una donna bellissima e sensuale che incarna anche il concetto di gloria. Infatti il nome è significativo, in quanto rimanda al lauro, la pianta del dio Apollo, con cui si intrecciano le corone destinate ai vincitori e a coloro che vengono riconosciuti come grandi poeti. Lo scrittore è completamente dominato dalla potenza di questa emozione e rammenta benissimo il giorno esatto in cui è stato colpito dai dardi del dio Amore, rivissuto con angoscia nel sonetto “Era il giorno ch’al sol si scoloraro”. Eppure per quanto l’ardere per Laura generi sofferenza, allo stesso tempo invade l’intimo del cuore con la sua dolcezza. Così nel componimento LXI benedice ripetutamente il secondo esatto e il luogo preciso in cui si è innamorato perdutamente. Sono infatti situazioni specifiche, spesso agli occhi altrui insignificanti quelle che si imprimono dentro e che cambiano il nostro modo di vedere la realtà. Proprio come scrive Gazzelle, sono “momenti” le cose che fanno stare bene e si possono quindi misurare in minuti e ore.

Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno,
e la stagione, e ‘l tempo, e l’ora, e ‘l punto,
e ‘l bel paese, e ‘l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;

e benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto,
e le piaghe che ‘nfin al cor mi vanno.

La bellezza di ricordi luminosi e lontani: “Chiare, fresche et dolci acque”

Il trasporto del poeta di Arezzo non è corrisposto dall’amata ma egli continua ad andare in estasi al ricordo di lei, nonostante non possa in alcun modo farla sua. Un po’ come Gazzelle, che non può tornare indietro nel tempo e non può cambiare il fatto che ormai tutto sia svanito, che lei sia scomparsa. L’unica via è rifugiarsi nel passato, rievocare nella mente ciò che è stato, riposarsi nella delicatezza o anche nell’intensità di una data circostanza. Il cantante paragona la donna ad oggetti prosaici ma per lui carichi di significato personale, come “le luci di Natale” ed è commosso dal benessere provato nelle piccole cose, come quando lei “mischiava il romano e l’inglese”. Petrarca nella canzone “Chiare, fresche et dolci acque” descrive Laura come una dea, circondata da una natura che sembra glorificarla. Si tratta di un ricordo soave, pieno di luce, quasi divino, che fa traboccare il cuore di pienezza. In quell’incontro egli si era sentito in Paradiso, abbagliato dallo splendore della donna e dall’incanto del luogo. Per entrambi dunque i brandelli di passato sono colmi di luce e sono incisi indelebilmente nella memoria.

Da’ be’ rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior’ sovra ’l suo grembo;
et ella si sedea
humile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dí a vederle;
qual si posava in terra, et qual su l’onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: Qui regna Amore.

Cosí carco d’oblio
il divin portamento
e ’l volto e le parole e ’l dolce riso
m’aveano, et sí diviso
da l’imagine vera,
ch’i’ dicea sospirando:
Qui come venn’io, o quando?;
credendo esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
questa herba sí, ch’altrove non ò pace.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: