Quattro mesi di dieta vegana. Ciò che serve per combattere il diabete

L’Associazione Europea per lo Studio del Diabete di Barcellona afferma che quattro mesi di alimentazione animal-free ha effetti molto positivi sul nostro organismo

Un nuovo studio effettuato dall’Associazione Europea per lo Studio del Diabete di Barcellona rivela che sedici settimane di alimentazione vegana favorisca il benessere del microbiota intestinale e la sensibilità insulinica, una dieta che potrebbe davvero aiutare nella lotta al diabete, ma quanto durerà questo benessere? È necessario effettuare sempre questa dieta o un’alimentazione sana ed equilibrata può essere sufficiente? Le risposte sono ancora dubbie.

Microbiota intestinale: cos’è e come viene migliorato

Quando si parla informalmente di “flora intestinale” ci si riferisce più correttamente al microbiota intestinale. Il microbiota umano è composto da milioni di specie diverse di microorganismi, da batteri a miceti e virus che si sviluppano già dai primi giorni di vita in modo specifico in ognuno di noi. La loro funzione è molto importante, a partire dal fatto che disgregano le sostanze che il nostro sistema non è in grado da solo, un esempio sono le molecole di cellulosa, che da soli non riusciamo a suddividere in molecole più semplici per via della mancanza dell’enzima cellulasi. Altre azioni importanti sono svolte nella competizione contro i batteri “non simbiotici“, ovvero quei batteri che non intraprendono col nostro organismo un rapporto di convivenza. Da questo concetto proviene la definizione di “probiotici” (a favore della vita) per indicare tutti quel ceppi di microrganismi che ingeriti migliorano il bilancio del microbiota umano. Sulla base di queste considerazioni la domanda da porsi è: “perché allora l’Associazione Europea per lo Studio del Diabete sostiene la teoria delle quattro settimane animal-free?”. La ricerca è stata condotta su 147 partecipanti non diabetici ma in sovrappeso con età compresa tra i 45 e i 65 anni, divisi in due gruppi. Il primo gruppo ha seguito un’alimentazione vegana mentre il secondo ha continuato con le proprie abitudini alimentari. I risultati dopo 16 settimane hanno rivelato che innanzitutto i pazienti del primo gruppo avevano ridotto il loro peso corporeo in media di 5,8 kili di cui 3.9 sono di massa grassa e di grasso viscerale e soprattutto hanno migliorato la sensibilità insulinica e un aumentato la varietà del microbiota. Perché? Ricordate prima quando abbiamo parlato dell’aiuto che ci forniscono i microbioti contro gli alimenti che da soli non riusciremmo a digerire? Bene, è proprio per questo. Gli alimenti di origine vegetale che ingeriamo sono formati da una buona parte di cellulosa, molecola che riusciamo in parte a digerire solo grazie al nostro microbiota, quindi, fornendo maggiori quantità di questi alimenti favoriamo la crescita e la proliferazione dei microrganismi che se ne nutrono.

Quattro settimane per migliorare la sensibilità insulinica

L’insulina è un ormone che stimola l’assunzione di glucosio nelle cellule muscolari e adipose e parliamo di sensibilità insulinica riferendoci a come questi tessuti rispondono a questo ormone. Quindi come è correlata questa dieta con il miglioramento della sensibilità insulinica? L’alimentazione di chi non è vegano si basa soprattutto su carne o derivati e quindi quantità ingenti di grasso che una volta nel circolo sanguigno diminuiscono la sensibilità insulinica, ovvero chi possiede poca sensibilità insulinica rilascia concentrazioni maggiori di insulina in risposta ad un uguale livello glicemico di chi ha una maggiore sensibilità. È automatico quindi pensare che una diminuzione di queste quantità di grasso possa migliorare la sensibilità all’insulina prima influenzata dall’alto contenuto che ne introduciamo.

Quanto dura questo beneficio? Temporaneo o duraturo?

Abbiamo quindi chiarito che 16 settimane di alimentazione animal-free contribuiscono al peso in eccesso, ad un miglioramento della risposta insulinica e ad un incremento positivo del microbiota intestinale. Ma questi benefici quanto dureranno? È necessario seguire sempre questa dieta oppure un alimentazione sana ed equilibrata è sufficiente? Sono queste le domande che si sono posti i membri del team di ricerca. Per scoprirlo i ricercatori hanno in programma un’altra sperimentazione, questa volta basata su pazienti con diabete di tipo 2 (glicemia alta, causa insulino-resistenza) e questa volta suddividendo l’alimentazione dei due gruppi in uno varia e ricca di fibre ma non necessariamente animal-free e l’altro continuando a seguire le loro normali abitudini alimentari. L’appuntamento è previsto al 2020, nel frattempo abbiamo appreso che mangiare più fibre è il primo passo per migliorare l’equilibrio vitale del nostro intestino e che ridurre i contenuti di grasso è il secondo passo per combattere una malattia che affligge da sempre una grande fetta della popolazione mondiale.

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