Il Superuovo

Quanto siamo spaventati dalle streghe? Chiamiamo in causa quelle di “Macbeth” e Hermione Granger

Quanto siamo spaventati dalle streghe? Chiamiamo in causa quelle di “Macbeth” e Hermione Granger

L’inquisizione, nei secoli, ha condannato duramente la stregoneria, punendola anche con la morte; oggi invece la cultura popolare la percepisce come qualcosa di ambiguo ma estremamente affascinante.

Se, secoli addietro, le streghe venivano perseguitate con lunghi interrogatori e torture, sino ad arrivare poi alla morte, a causa del loro presunto legame con la magia nera e Satana, nella cultura odierna sono avvolte in un’aura di mistero che ammalia ed incuriosisce.

MERAVIGLIA E ORRORE

Tutto ciò che va oltre l’immaginabile desta inquietudine. Si ha spesso paura dell’ignoto, dell’indefinito, di tutto quello che esula da ciò che è comprensibile e, per questo, si tende a condannarlo. La figura della strega, o della fattucchiera, ha origini più antiche del cristianesimo. Già in età classica andava delineandosi la figura della cosiddetta femme fatale, la donna capace di ammaliare, sedurre e potenzialmente letale. Di esempio ne sono la splendida Circe, che fa il suo primo ingresso mitologico nell’Odissea. E’ difficile capire se Circe sia più una dea o una maga: il termine greco màgos fu introdotto da Erodoto svariati secoli più tardi e dunque sconosciuto ad Omero. A prescindere dalla questione etimologica a Circe si imputano una bellezza ultraterrena, una voce ammaliatrice e la capacità di trasformare uomini in animali privandoli dell’intelletto. Altra grande figura della mitologia classica è la temibile Medea, maga della Colchide e nipote mortale dell’immortale Circe. Queste donne, che non vanno certo incontro ad una fine lieta, rappresentano qualcosa di incontrollabile, dal quale l’eroe classico si deve guardare. Questo principio dominerà la caccia alle streghe dei secoli successivi: le donne accusate di pratiche magiche e rituali macabri si vedranno catturate, torturate e condannate. Tra i più grandi atti di persecuzione verso queste figure ricordiamo il processo alle streghe di Salem, che vide imputate ben 144 persone. Alla base dei comportamenti inspiegabili delle condannate si trovava probabilmente un utilizzo di Segale Cornuta nella preparazione del pane: la sostanza è infatti resistente anche ad alte temperature e capace di provocare allucinazioni, convulsioni o cancrene, comportamenti impossibili da spiegare razionalmente senza conoscenze scientifiche. Tra chi si è fatto portavoce delle ingiustizie commesse dall’inquisizione spicca la figura del celebre pittore di “figure nere”, Goya, autore del Sabba delle streghe, e che, con una serie di pitture riguardanti la stregoneria, attribuisce all’inquisizione il simbolo dell’ignoranza, autrice di innumerevole stragi e crudeltà.

F. Goya, Il grande caprone, 1797-1798

“FAIR IS FOUL, AND FOUL IS FAIR”

Nel 1606 nasce dalla mano di Shakespeare “Macbeth”, capolavoro tragico dalla semplice trama ma dalla complessa analisi psicologica dei personaggi che pone un notevole accento su quanto accade nella mente criminale. Macbeth, apre l’opera come eroe lodato per il suo valore e coraggio e la chiude come tiranno omicida vittima della sua stessa ambizione. A sancire l’inizio della tragedia si trovano le tre celebri streghe che si manifestano in un’atmosfera caotica e cupa, caratterizzata da tuoni, lampi, e tumulti che si agitano sotto un cielo plumbeo. Sono proprio queste tre temibili donne a profetizzare a Macbeth il suo avvento sul trono e questi, per brama di potere, inizia a mettere in atto, spinto dalla moglie, una serie di brutali omicidi che lo condurranno in un primo momento alla corona e, alla fine della tragedia, nell’oltretomba. Quest’opera è tra le più cupe dell’autore per la sua cornice gotica, onirica e surreale, teatro delle malvagie azioni compiute dai suoi personaggi. L’elemento sovrannaturale è in Macbeth preponderante e funesto: sono presenti cruente apparizioni di spettri e fantasmi che personificano le colpe che angosciano Lord e Lady Macbeth, le tre streghe poi rappresentano l’ineluttabile fato al quale nessuno può sfuggire, personificando dunque le paure e le inquietudini insite nell’animo umano.

J. H. Füssli, Le tre streghe, 1783

Il MONDO CAMBIA E NOI CAMBIAMO CON IL MONDO

A contrapporsi al prototipo di strega proposto dal “Malleus Maleficarum” troviamo J. K. Rowling con il mondo magico da lei creato nella saga di Harry Potter. L’autrice non connota le streghe in maniera negativa, mostruosa o terribile: ogni personaggio è assolutamente umano. Hermione Granger, la strega più brillante della sua età, si distingue per la sua lealtà verso gli amici, la sua intelligenza ed una forte passione per lo studio ed i libri: niente che una giovane ragazza priva di poteri magici non possa avere. Così come Bellatrix Lestrange è tanto spaventosa e terribile quanto uno spietato assassino che può aggirarsi tra noi. Il mondo magico della Rowling non è diverso da quello “babbano”, privo di magia. Ciascun personaggio è libero di poter decidere tra bene e male. Ella sottolinea come siano le nostre scelte a determinare ciò che siamo, tanto il bene quanto il male sono parte dell’uomo e sta a noi decidere da che parte stare: per quanto Lord Voldemort ripeta che “Non esiste bene e male… esiste solo il potere e chi è troppo debole per usarlo” si potrà controbattere citando le parole sel saggio Silente, “Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità”.

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