Quanto è difficile fuggire dai pettegolezzi? La vedova Socrate mette in scena Santippe

Quanto è difficile per una donna antica fuggire dai pettegolezzi e dalle riscritture contemporanee?

Il teatro è nato in Grecia, ad Atene, portando sulla scena personaggi mitici e storici. Franca Valeri porta sulla scena contemporanea una donna antica a metà tra il mito e la storia

 

Franca Valeri riscrive la biografia di Santippe, partendo da Dürrenmatt

Santippe è la bisbetica indomita per eccellenza. Dal V sec. a.C. la sua fortuna di donna cocciuta e insopportabile l’ha resa una perfetta maschera teatrale, dall’anima aristofanea, ha ispirato artisti, drammaturghi, scrittori di tutto il mondo e di tutte le epoche, una maschera fuori dal tempo e dalla storia, almeno fino a quando Franca Valeri non l’ha trasformata in un vero e proprio personaggio.

La vedova Socrate è il testo da lei scritto ed interpretato la prima volta nel 2003, liberamente ispirato a La morte di Socrate dello scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt. “Mi incuriosiva l’idea di sfatare questa leggenda che Santippe fosse solo una specie di bisbetica – spiega Franca Valeri -. Io ne faccio una moglie come tante, con una vita quotidiana piena di alti e bassi, una donna intelligente che del marito vede anche tanti difetti. Nel testo di Dürrenmatt c’è poco di Santippe, per questo, per conoscerla meglio, ho preso delle informazioni su Socrate e ho letto i Dialoghi di Platone. Mi sono fatta l’idea di una donna forte che ha vissuto accanto a un uomo per noi straordinario, ma che per lei era semplicemente un marito e per giunta noioso”.

Si tratta dunque di un personaggio a tutti gli effetti, legato indissolubilmente al suo contesto, o meglio al contesto attribuitole dalla Valeri, attraversato da conflitti interni, offrendo al pubblico  il suo punto di vista. Ma le notizie pervenuteci su Santippe sono sufficienti ad attribuirle un punto di vista, esteso per la durata di un monologo?

 

Santippe, chi era costei? Scopriamolo, tra verità e pettegolezzi

La tradizione su Santippe è così poco sicura, che quasi nulla può dirsi circa la sua reale figura storica. La testimonianza più antica e di maggior attendibilità è costituita da un passo del Fedone platonico (60 A): Santippe va a trovare Socrate, che si prepara a bere la cicuta, con i figli, ma non sa trattenere la commozione e scoppia in lacrime, così Socrate prega Critone di accompagnarla a casa. La narrazione platonica è delicata e benevola, e di certo descrive una Santippe alquanto diversa dalla bisbetica eternamente arrabbiata a cui si riferiscono i noti aneddoti conservati principalmente in Diogene Laerzio (II, 5, 17).

Quel pettegolo di Diogene, d’altronde, inserisce anche varie tradizioni non considerate attendibili, perciò è probabilmente creazione tarda quella parte degli aneddoti circa la terribile Santippe. Notevole poi è che Aristofane, nelle Nuvole, non tragga a ghiotti bocconi alcuno spunto comico dalla situazione coniugale di Socrate, ma ciò dipende quasi certamente dal fatto che a quell’epoca egli, con ogni probabilità, non era ancora sposato.

Per quel che si può congetturare, quindi, Santippe non dovette esser donna da comprendere pienamente Socrate e le sue scelte (non che fosse semplice), ma quel che ne rimane è solo una vetusta risma di aneddoti e pettegolezzi (famoso l’aneddoto in cui Santippe rovescia una brocca d’acqua sul marito, un’innocente scaramuccia tra coniugi).

La povera Santippe, vittima delle angherie dell’autorevolissimo Diogene, si sarebbe potuta consolare pensando alla sua notorietà, che in questi secoli l’ha sempre avvicinata all’irraggiungibile marito, alla giovinezza conferitale dalla maschera affascinante di bisbetica, ma, si sa, l’antichità non ha scampo dalle riscritture moderne.

 

L’insostenibile leggerezza di una lettura imp(r)udente?

Indisturbata,indipendentemente dall’attendibilità degli aneddoti tramandati, Santippe ha conservato quell’alone di vago e indefinito proprio della maschera, definita da pochi ed essenziali elementi caratteriali. Franca Valeri ha comunque deciso, a partire da una drammaturgia contemporanea, seguendo una lettura borghese e inesperta dei classici, di indagarne la psiche, chiederle ragione del suo essere. Nel caso de La vedova Socrate, sebbene la pars destruens, id est la critica, sulla scia di Platone, all’accusa di bisbetica isteria, sia encomiabile, tuttavia, non è sufficiente a dimostrare il contrario.

Appurata l’assenza  di fonti attendibili, tali da restituirci il vero volto di  questa donna, è lecito attribuire a un personaggio storico, lontano millenni da noi e dalla nostra cultura, una donna dalla biografia inconsistente, una retorica europea e contemporanea?

Il monologo di Franca Valeri ha trasformato la tagliente maschera Santippe in un personaggio del mito, carico di forti emozioni e di un pathos travolgente, o in un personaggio degno del peggior dramma di Ibsen? Lella Costa, accettando l’invito di Franca Valeri a interpretare La vedova Socrate, risponderà alla nostra domanda, esibendosi questa sera sul palco del Teatro Antico di Siracusa, in occasione della rassegna estiva “Per voci sole”.

Lo spettacolo, diretto da Stefania Bonfadelli, è disponibile sulla piattaforma streaming dell’INDA, sia live, sia in differita per una settimana dal debutto, sul sito https://www.indafondazione.org/ .

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