Quanto conosciamo le principesse Disney? Ecco gli inquietanti retroscena delle fiabe originali

Le principesse disney incantano i cuori delle fanciulle da ormai più di 50 anni. Ma Walt Disney da dove avrà tratto tanta ispirazione? La letteratura ci risponderà e capovolgerà ogni nostra convinzione fanciullesca.

Nella foto Walt Disney

Le fiabe popolari hanno ispirato molte delle fiabe dei fratelli Grimm, divenute a loro volta ottima fonte di ispirazione per i film d’animazione Disney. Già leggendo le loro fiabe possono emergere dettagli inquietanti e anche molto drammatici che quasi smontano l’ideale sempre avuto di quel fantastico mondo principesco. Le radici di alcune fiabe sono così lontane, da impedirci di avere tracce o prove certe della loro origine. Ma rivolgiamo la nostra attenzione sulle principesse più classiche, guardando da vicino la loro fiaba, che spesso non possiede un finale così lieto.

Biancaneve

Biancaneve e i sette nani deriva da una fiaba popolare europea e i fratelli Grimm ne hanno scritto la versione nota a noi tutti. Ma la fiaba originale risale al 1812 e nasconde una storia decisamente inquietante. Infatti la matrigna della Disney in realtà, altro non è che la madre di Biancaneve di soli sette anni. Al fine di mangiarle fegato e polmoni ben conditi di sale e pepe, la madre deciderà di avvelenare la bambina con una mela. La bambina rimarrà in una teca di vetro per un tempo imprecisato, fino all’arrivo del principe. Gran finale? Eh, no.

Dal film di animazione “Biancaneve” – Disney Pictures, 1937

Il principe è colmo di rabbia per quella ragazza tenuta sotto vetro dato che non riesce a svegliarla. I servi del principe, stancatisi della rabbia di quest’ultimo, la strattoneranno e Biancaneve si risveglierà. No, nessun bacio d’amore che spezza l’incantesimo. Ma al di là di ciò, alcuni storici ritengono che la fiaba sia ispirata alla vita di Margaretha von Waldeck (1553), contessa tedesca figlia di Filippo IV. La contessa a soli 16 anni fu costretta dalla sua matrigna all’esilio. Qui conobbe un giovane (il futuro Filippo II di Spagna) di cui si innamorò. La relazione, considerata politicamente scomoda, la fece morire avvelenata a soli 21 anni. In questa storia, i sette nani potrebbero essere i bambini schiavi di Filippo IV che lavoravano nelle miniere di rame per lui, deformi ovviamente per gli sforzi in così giovane età. La mela avvelenata corrisponderebbe ad un fatto di cronaca dell’epoca, secondo cui un venditore anziano regalava mele avvelenate ai bambini che avevano provato a derubarlo.

La sirenetta

Altra fiaba non proprio, se non per nulla, adatta ai bambini nella sua versione originale è quella della Sirenetta. Andersen scrisse la fiaba nel 1836 e non è solo il finale ad essere molto infelice, ma proprio l’intera fiaba. La sirenetta di Andersen si innamorerà di Eric, ma costui si innamorerà di un’altra ragazza e la sirenetta morirà. Si può dire che durante tutta la fiaba molti dettagli siano colmi di malinconia, tristezza e inquietudine. La fiaba racconta che Ariel prima di risalire in superficie, viene torturata con delle ostriche sulla coda per domare il suo orgoglio.

Dal fim d’animazione “La sirenetta” – Disney pictures, 1989

Ma quando poi stringe il patto con la strega del mare, avrà pochissima scelta: o sposa o morta. Qui entrerà in gioco Eric che la tratterà come un animaletto domestico salvato dalla strada. Ma l’obiettivo della sirenetta è anche di acquisire un’anima immortale come quella degli uomini (che appaiono esseri superiori), che può ricevere in cambio solo se avesse sposa un umano. Ariel ce la mette tutta, ma il principe proprio non prende in considerazione l’idea. Ma le pene non finiscono qui, perché lo scotto da pagare per aver ricevuto le gambe sarà il dolore e ad ogni passo sarà come camminare su affilati coltelli. Ovviamente non riuscirà in questa impresa e l’anima della sirena dovrà espiare 300 anni prima di divenire immortale.

La bella addormentata

Una delle prime versioni della Bella addormentata, risalirebbe a Lo cunto de lu cunti di G.Basile: la storia di una principessa che sconterà una maledizione e del suo stupratore. Proprio così, uno stupratore, avete capito bene. La fiaba racconta che i saggi predissero al grande Re che sua figlia Talia sarebbe stata avvelenata a causa del lino presente a palazzo. Ma pur bandendo il lino a corte, Talia si punse con una scheggia avvelenata mentre filava il lino sul suo fuso. Il re depose il corpo addormentato della figlia su un velluto e lo lasciò nella foresta. Qualche tempo dopo, un nobile a caccia nei boschi si imbattè nel corpo abbandonato della Bella Addormentata. Il nobile violentò il corpo addormentato della giovane e la ingravidò. Dopo nove mesi nacquero i due bambini, Sole e Luna. A prendersi cura di loro ci pensarono le fate dei boschi, che per nutrirli tentarono di attaccarli al seno della Bella Addormentata. Uno dei due scambiò il pollice di lei per un capezzolo, succhiando via la scheggia avvelenata, e Talia si svegliò.

Dal film di animazione “La bella addormentata nel Bosco” – Disney pictures, 1959

Mesi dopo il nobile decise di tornare nei boschi per la Bella, che trovò sorprendentemente sveglia. Confessatale la violenza, consumarono un nuovo rapporto e l’uomo se ne tornò a casa dalla moglie spavaldamente. Quest’ultima scoprì il tradimento e ordinò che i figli di lui venissero rapiti e cotti vivi. Il piatto fu cucinato e una volta finito il pasto, la moglie gli annunciò “hai mangiato ciò che è tuo!”. Ma il cuoco dall’animo buono non avrebbe mai ucciso e cucinato i bambini, così li sostituì con una capra. Solo a questo punto Talia si ricongiunse ai figli ed al suo stupratore e vissero per sempre felici e contenti. Bel lieto fine, no?

Cenerentola

Perrault scrisse Cenerentola, ispirandosi alla versione di una fiaba napoletana, di G.Basile pubblicata nel 1634 ne Lo cunto de lu cunti, con il nome La gatta Cenerentola.  La fiaba narra di una ragazza di nome Zezolla che uccide la sua prima matrigna, al fine di convincere il padre a sposare la sua maestra. Ma nonostante le promesse, la nuova matrigna maltratta Zezolla. Quest’ultima sarà soprannominata  “gatta Cenerentola”, sarà obbligata ai lavori più umili, priva di qualunque attenzione visto che sono tutte per le sorellastre. Un giorno il padre, tornato da un viaggio, porta alla ragazza una palma da datteri. Zezolla la pianta e questa cresce fino a raggiungere l’altezza di una donna, materializzandosi in una fata.

Dal film d’animazione “Cenerentola” – Disney pictures, 1950

Grazie alla fata, Cenerentola, vestita con abiti principeschi, va alla festa del Re. E così danzando, tra una pastiera e un casatiello, Zezolla ed il Re si innamorano. Ma Cenerella sarà costretta alla fuga, come ben sappiamo. Il Re non si arrende e, desideroso di averla in sposa, la fa pedinare da un servitore. Cenerentola nella fuga perde una pianella (zoccolo con tacco, altro che scarpetta di cristallo) e sarà così che i due amati si ricongiungeranno. Durante la ricerca della sua amata, Re e servitore si imbatteranno nelle sorellastre che tenteranno in tutti i modi di far entrare il loro piede in quella scarpetta, perfino amputandosi l’alluce o il tallone. Ma queste anche durante il matrimonio di Zezolla verranno definitivamente punite: due piccioni dal cielo caveranno loro gli occhi. Il lieto fine c’è, macabro e vendicativo, ma c’è.

Simona Lomasto

 

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