Il Superuovo

Quando un dio muore: l’uomo folle piange per la scomparsa di Maradona

Quando un dio muore: l’uomo folle piange per la scomparsa di Maradona

Diego Armando Maradona si è spento e con lui le lanterne di un’intera epoca

Nella giornata del 25 novembre scoppia una bomba che presto impazza su ogni comunicazione: Maradona è morto. Tra incredulità e sgomento, il mondo saluta con commozione lo sportivo più leggendario di tutti i tempi e l’uomo problematico che ne ha indossato le carni: entrambi entrati nella storia.

La parabola dell’uomo folle

Ne La gaia scienza – un libro di aforismi scritto da Friedrich Nietzsche – è presente una parabola assai importante per il pensiero del filosofo (che riprenderà anche nell’opera massima Così parlò Zarathustra): quella dell’uomo folle che annuncia la morte di Dio. Questa è la vicenda: un uomo accende una lanterna in pieno giorno e corre al mercato gridando di star cercando Dio. La folla che lo assiste inizia a canzonarlo, ma costui non si arrende ed anzi accusa:

-Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo?

L’invettiva segue con tono grave e disperato, inconsolabile. Coloro che lo ascoltano rimangono ammutoliti e quasi spauriti. Quando l’uomo tace, scaraventa a terra la sua lanterna distruggendola e dicendo che fosse troppo presto perché il suo tempo non era ancora arrivato.

Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: -Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?

Cosa vuol dire la morte di Dio?

Nell’economia del pensiero nietzschiano, la celeberrima massima “Dio è morto” non ha a che vedere con alcun riferimento letterale o fisico al Dio di origine giudaico-cristiana, bensì ha una pesante connotazione simbolica volta a intendere la crisi dei valori dell’Occidente che per due millenni erano stati assoggettati ai principi  supremi di quello stesso Dio che nell’ultima fase del XX secolo non è più fonte di alcun codice morale. Appunto, morto – idealmente parlando. Come anche Umberto Galimberti ribadisce: se togliamo il Dio teologico dai nostri tempi, l’uomo esiste invariato; ciò non si può ovviamente dire di altri periodi storici (come il Medioevo). La società moderna, quella che Nietzsche aveva molto remotamente vissuto e forse intravisto, è basata su altre “divinità” come lo sviluppo scientifico e tecnologico, il capitale, la globalizzazione. Questo vuol significare il racconto di un uomo folle, che distrugge la sua lanterna accesa di giorno, in un mercato.

Mercoledì 25 novembre, nel mercato dei social, siamo stati tutti uomini folli fatti portavoce di un annuncio che nessuno avrebbe voluto dare, che squarciava da dentro.
Un Dio è morto, ancora una volta. Le nostre lanterne spente da un afflato di inverno. La notte, d’improvviso, tenebra come la pece.

(AD)D10S

Parlare di Diego Armando Maradona, come ogni entità superiore degna di questo nome, è impresa impervia. Documentari, film e libri si sprecano nel racconto del calciatore e dell’uomo.
Io non l’ho vissuto, non l’ho visto compiere le sue audaci imprese, per cui non posso arrogarmi la presunzione di dedicargli un congedo degno.
Le mie sono solo riflessioni – come quelle dei miei coetanei – basate su una tradizione diretta e indiretta, sulle fonti che hanno tentato di comporre, pezzo dopo pezzo, un puzzle gargantuesco ma probabilmente interminabile. Perché?
Perché Maradona è stato un mito inafferrabile anche per la gente del suo tempo. Come una lunga primavera a cavallo tra gli anni 80 e 90 del secolo scorso, ha irradiato non solo il calcio italiano, non solo l’Italia o la sua madrepatria Argentina, ma uno sport. Lo sport per intero. Come se già solo questo non bastasse, Maradona è stato molto altro: non solo il calciatore più forte di tutti i tempi, ma la prima vera icona del calcio televisivo e globalizzato. Quando a Messico 86 tutte le tv del pianeta trasmettono Argentina-Inghilterra, Maradona strappa il lotto (a soli ventisei anni) per l’eternità: realizza, nel giro di quattro minuti, la Mano de Dios e  il Gol del secolo. Un mondiale vinto in solitaria contro le grandi potenze calcistiche.
L’epopea di un ragazzo diventato eroe di una nazione ai margini e di ogni popolo debole che vi si rispecchiasse. Anche a Napoli due miracolosi scudetti ed una coppa europea, successi tali irripetuti dalla società partenopea a distanza di ormai tre decenni.
Maradona, oltre il calcio, è stato un Dio giusto e senza confini: paladino della rivalsa sociale del Sud del mondo, sulle sue larghe spalle – pur non arrivando al metro e settanta – il peso del cielo. Ha influenzato e determinato con la sua immagine – anche controversa e legata a problemi di noi comuni mortali – la cultura pop mondiale e la concezione di un “semplice gioco” che raggiunse l’apice del suo fascino proprio nei suoi anni di attività.
Il 25 novembre rimarrà una data marchiata a fuoco nelle nostre calende, perché ad averci lasciato non è stato un calciatore, non un uomo, ma un simbolo che ha caratterizzato le generazioni di quegli anni, che ha fatto propri quegli anni e li ha resi iconici. Ci saluta un Grande per cui anche l’uomo folle di Nietzsche avrebbe pianto nell’annunciarne la morte, come chiunque abbia fatto sapendo che ad andarsene era il ricordo di un’epoca intera.
Quando muore un Dio non ci sono parole che possano colmarne il vuoto. Rimane il silenzio dei ricordi e delle lanterne spente. La notte buia, ma a cui seguirà sempre l’alba.
Ciao Diego, e grazie di tutto.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: