Quando l’allievo sfida il maestro: eccone tre esempi tra i filosofi più famosi

Tre diversi casi di “amori” filosofici che hanno tentato di voltare pagina.

Fonte: https://unsplash.com/@giamboscaro

La filosofia è, innanzitutto, argomentazione, discussione, superamento di dubbi e problemi. Quest’ultimi sono vari, spesso difficoltosi, ma se non ci fossero stati uomini che hanno accettato le sfide che ponevano, non avremmo avuto grandi rivoluzioni (del pensiero, e non solo). 

1. Socrate e Platone

Socrate non ha mai abbandonato la riflessione dell’allievo Platone, nemmeno dopo la sua scomparsa. Tant’è che nei principali dialoghi del secondo, il pensiero dell’autore viene sempre esposto tramite le labbra dell’anziano maestro. Tuttavia, questo non significa che Platone sia un megafono passivo delle riflessioni socratiche, anzi: la sua filosofia nasce e fiorisce proprio dove il maestro sembra aver fallito. Socrate rappresenta uno spartiacque decisivo: mentre i filosofi precedenti a lui indagavano esclusivamente il mondo naturale, egli sposta “l’asset” della questione sull’uomo. Sui suoi problemi, le sue azioni, la sua identità. L’umano mondo interiore si affaccia per la prima volta alle porte della filosofia, per non andarsene mai più. La ragione è lo strumento attraverso il quale entrare dentro le trame oscure di se stessi, portandole alla luce: la razionalità, l’indagine interiore, il dialogo diventano emblemi stessi dell’essere umani. Platone parte decisamente da tutto questo, ma non può bastargli. 

La ricerca di sé è possibile solo guardando all’insieme, all’universale, da cui l’uomo proviene: così come non è possibile apprezzare un quadro soffermandosi solamente sui singoli tratteggi e colori, ma è necessario allontanarsi per notarne l’armonia, non è possibile guardare alle molteplicità di cui il mondo e gli uomini sono fatti, se non si allarga lo sguardo per comprenderne l’insieme. Platone ci parla della politica, delle “cose dell’amore”, della conoscenza e dell’etica, cercando in queste il filo comune che ci riconnetta alla realtà di cui siamo parte. Tenta di ridare alla nostra piccola individualità l’universalità di cui va alla ricerca. Così, se Socrate è considerato il padre della filosofia occidentale, Platone rappresenta sicuramente colui il quale le ha dato le ali per spiccare il volo: 

“Una vita senza ricerca non è degna per l’uomo di essere vissuta”. Platone, “Apologia di Socrate”.

2. Hume e Kant

Chi conosce la storia della filosofia probabilmente storcerà un po’ il naso. In effetti, Hume non è da considerarsi “maestro” di Kant né quest’ultimo suo “allievo”: il primo appartiene alla scuola empirista britannica, il secondo è un illuminista, iniziatore del criticismo. Tuttavia, probabilmente, senza la riflessione di Hume non avremmo avuto una filosofia kantiana come la conosciamo oggi. É lo stesso Kant a parlare del pensatore scozzese in questi termini: 

“Lo confesso francamente: l’avvertimento di David Hume fu proprio quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dogmatico e dette un tutt’altro indirizzo alle mie ricerche nel campo della filosofia speculativa”. 

Immanuel Kant, “Prolegomeni ad ogni futura metafisica che voglia presentarsi come scienza”. 

Hume ha il grandissimo merito di aver svegliato dal “sonno dogmatico” Kant, la cui filosofia, altrimenti, sarebbe andata in direzioni completamente diverse. Hume ha la capacità di mettere in crisi il modo in cui guardiamo abitualmente a concetti come il rapporto causa-effetto o l’identità personale. Riguardo quest’ultima, a esempio, Hume scrive: 

“Noi non siamo altro che fasci o collezioni di differenti percezioni che si susseguono con una inconcepibile rapidità in un continuo flusso e movimento”. Hume, “Trattato sulla natura umana”. 

L’uomo è un continuum di pensieri, percezioni: l’identità che si attribuisce è solamente fittizia, illusoria, perché è composta da una collezione di sensazioni diverse a cui tenta di dare un ordine, e non è nient’altro che questo. Kant, invece, risponderà all’io “destrutturato” di Hume con la necessità della prospettiva soggettiva. Secondo Kant, Hume non tiene conto dell’unità che caratterizza il flusso di pensieri, che rende queste esperienze le esperienze di una persona. Il soggetto non è più il prodotto illusorio di sensazioni connesse fra di loro, ma il punto di partenza senza il quale non si conosce, non si vive. L’io è ciò che organizza e rende possibile l’esperienza.

Kant, seppur in netto contrasto con la filosofia di Hume, è un esempio di come solo mettendosi in gioco con ciò che è diverso si possa creare un  terreno fertile per accrescere la propria identità (filosofica e non).

Fonte: https://unsplash.com/@schluditsch

3. Schopenhauer e Nietzsche 

Per Nietzsche, Schopenhauer rappresenta molto più di un maestro. In una lettera all’amico Gersdorff del 1866 scrive: 

“Se la filosofia ha il compito di elevare, allora non conosco nemmeno un filosofo che elevi più del nostro Schopenhauer”. 

Il giovane Nietzsche vede nel filosofo di Danzica l’emblema di chi è in grado di andar contro allo spirito “negativo” del tempo. Nella terza Inattuale, Schopenhauer come educatore, Nietzsche lo definisce come il genio capace di scorgere e far vedere le contraddizioni della propria epoca, denunciandole nella cultura, nella società, nell’organizzazione delle scuole. Mentre il sistema educativo crea sempre più studiosi specializzati che perdono la visione dell’insieme, “talpe” immerse nella polvere e nei tecnicismi, come li definisce Nietzsche, Schopenhauer simboleggia la filosofia che è ancora in grado di dare all’uomo un significato a ciò che fa e vive. È inattuale, in quanto capace di andar contro a ciò che di sbagliato esiste nel mondo attuale, in questo consiste la genialità del maestro. 

Tuttavia, negli anni a venire, Nietzsche cambierà completamente giudizio. Se il pessimismo della filosofia di Schopenhauer ha incantato inizialmente il filosofo di Röcken, successivamente ne sarà uno dei motivi di distacco. Mentre precedentemente ha visto in lui quasi un anticipatore della propria filosofia dionisiaca – che guarda al dolore e alle contraddizioni che caratterizzano la vita senza tentativi di consolazione, imparando a riderne – in Ecce Homo arriverà a riferirsi al pensiero di Schopenhauer con frasi come “profumo di cerimonia funebre” o “l’istinto degenerante che si rivolta contro la vita”. É a partire da qui che la riflessione di Nietzsche taglierà i fili con il suo passato, come ogni filosofia che impara a camminare da sola. 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.