Il 21 marzo ricorre la giornata internazionale contro il razzismo. Analizziamo meglio questo fenomeno.

Il razzismo è forse uno dei problemi più presenti nella nostra società, e l’immigrazione di massa degli ultimi anni, insieme a movimenti come “Black lives matter” e “Stop asian hate” ci hanno messo di fronte al fatto di come questo sia stato tutt’altro che eliminato.
Che cos’è il razzismo?
Razzismo può essere definita una dottrina, un’ideologia che, fondata su un’arbitraria distinzione dell’uomo in razze, giustifica la supremazia di un’etnia su altre subordinate a questa.
In passato si credeva, rifacendosi alla teoria dell’origine della specie di Darwin (il più adatto sopravvive), che il razzismo fosse funzionale, in quanto non permetteva agl individui considerati “inferiori” di riprodursi. Ovviamente questa problematica concezione venne poi rifiutata.
Gordon Allport, psicologo statunitense, nel suo libro “La natura del pregiudizio”, affermò come un atteggiamento razzista nei confronti di altri gruppi fosse volto a creare categorie e quindi semplificare la propria visione del mondo.
A questo punto però è necessario distinguere il pregiudizio dal razzismo.
Il pregiudizio è un preconcetto, attitudine negativa nei confronti dei membri di un gruppo su una base etnica, culturale, razziale, di sesso, linguaggio, classe….
Il razzismo, oltre ad essere legato principalmente al concetto di razza, è più sistematico, basato sul concetto di potere ed oppressione. Inoltre questo fenomeno non esiste solo sottoforma di azioni individuali ed ideologie, ma è anche contenuto all’interno di sistemi, organizzazioni e culture.

La genesi dell’intolleranza
Un elemento chiave è la mancanza di compassione, ovvero non riuscire a comprendere gli stati d’animo dell’altra persona, il che porta a manifestazioni di odio accompagnate da violenza non soltanto fisica, ma sempre più spesso, psicologica. Questa carenza di empatia quindi non deve essere intesa come la completa mancanza di conoscenza dei sentimenti altrui, ma l’incapacità di immedesimarsi in questi e capire cosa provino.
Un’altra causa è la proiezione dei propri difetti su altri soggetti. Questo è uno dei meccanismi di difesa descritti da Sigmund Freud, volto a difendere il proprio Ego da caratteristiche personali scomode, capaci di generare ansia se riconosciute coscientemente.
Un’ulteriore spiegazione è rappresentata dalla salvaguardia e protezione della “razza” a cui apparteniamo e nella cultura e tradizioni della quale ci riconosciamo.
Infine, anche se il razzismo non è segno di problemi di salute mentale, alcuni di questi disturbi, come ad esempio vari disturbi della personalità, potrebbero portare ad uno spiccato astio ed odio nei confonti di una determinata popolazione di persone, e quindi a credenze e comportamenti razzisti.
I fattori di una società razzista
Per intervenire ed arginare questo fenomeno dobbiamo cercare di influire su quelli che sono i fattori che contribuiscono al razzismo decritti in un articolo del 2021 da Steven O Robert e Michael T Rizzo. Tra questi figurano:
- la categorizzazione, ovvero la divisione di persone in gruppi sulla base di un pensiero essenzialista e un ragionamento quasi dogmatico;
- la fazioni, ovvero la netta distinzione tra il proprio (ingroup) e gli altri gruppi, che verrano considerati come una minaccia, nemici;
- la segregazione, ovvero l’impossibilità di venire a contatto con persone “di altre razze”, che quindi porterà il soggetto a non potersi confrontare con altri gruppi, dovendo fare affidamento solo alle informazioni distorte del proprio gruppo;
- la presenza di una gerarchia, che contribuisce a costruire l’idea di “dominante” e “subordinato”;
- il potere, con il quale le persone possono plasmare e controllare le idee e le convinzioni della società in cui vivono;
- i media, che possono modellare le menti della popolazione in maniera volontaria (come ad esempio attraverso la propaganda), ma anche involontaria (presentando determinate caratteristiche di un gruppo specifico come universali);
- il passivismo, che contribuisce a mantenere intatta una società razzista tramite l’ignoranza, l’apatia e il rifiuto. Questo ovviamente è un atteggiamento che non porta a nulla, negando il problema, quando si dovrebbe discutere e confrontarsi su di esso.
Vorrei quindi concludere riportando le parole di Albert Einstein, tanto semplici quanto efficaci:
“L’unica razza che conosco è quella umana”