Quando la melanina non basta ci pensano i filtri solari a proteggerci da raggi UV

Sebbene l’evoluzione ci abbia dotato di una protezione contro i raggi ultravioletti è sempre meglio supportare la melanina con altri filtri solari fisici o chimici.

(meteoweb.eu)

Le reazioni nucleari che permettono alle stelle di brillare nel cosmo fanno sì che queste emettano nello spazio un’enorme quantità di radiazioni: alcune visibili ad occhio nudo, altre in grado di influenzare il nostro organismo pur restando invisibili. È questo il caso dei raggi ultravioletti (o UV), cioè quella particolari radiazioni responsabili della nostra abbronzatura. In particolare, la nostra tanto amata stella, il Sole, emette tre tipi di raggi UV: gli UVA, gli UVB e gli UVC.
Tra questi, i più pericolosi sono gli UVC, fortunatamente bloccati dai gas dell’atmosfera che impedisce loro di raggiungere il suolo. Gli UVA, invece, sono in grado di raggiungere la cute, penetrando attraverso di essa e alterando la struttura delle fibre di collagene e dell’elastina. Infine, i raggi UVB colpiscono lo strato più superficiale della pelle, l’epidermide e sono i responsabili di scottature, eritemi e di altre malattie della pelle.

Per nostra grande fortuna, tuttavia, il corpo umano è in grado di autodifendersi dai raggi UV attraverso la produzione della melanina. Inoltre, caso nel in cui la carnagione fosse troppo chiara, non bisogna preoccuparsi: basterà infatti utilizzare le creme solari. Ma come funzionano queste sostanze?

La melanina: il primo scudo contro le radiazioni solari

Prima di tutto sfatiamo un mito: non esiste la melanina. Infatti, sarebbe più corretto affermare che è possibile trovare diversi tipi di melanine. Esse vengono raggruppate a seconda dell’appartenenza alle diverse classi di composti chimici (come i polipirroli e le polianiline). In ogni caso, hanno tutte in comune la loro natura di pigmenti rosso-neri che, negli esseri viventi, conferiscono a organi e tessuti un colore caratteristico. Nell’uomo, ad esempio la melanina si trova nella pelle, nei capelli, sotto l’iride, nel midollo, nella zona reticularis della ghiandola surrenale, nello stria vascularis dell’orecchio interno e nel pigmento di alcuni tipi di neuroni.

Per quanto riguarda la melanina dermale, quella responsabile dell’abbronzatura, essa è prodotta dai melanociti situati nella parte basale dell’epidermide, che la producono alla radiazione ultravioletta (UV). La produzione della melanina da parte della pelle umana è ottenuta mediante una efficiente conversione interna da parte di DNA, proteine e melanina: si tratta di un processo fotochimico che converte l’energia dei fotoni in piccole quantità di calore. Se l’energia dei fotoni dei raggi UV non fosse convertita porterebbe ad una generazione di radicali liberi o altre specie reattive dannose.

 

Filtri solari fisici

Prima di introdurre il funzionamento dei prodotti solari è bene distinguerli in due gruppi: quelli fisici e quelli chimici.
I filtri solari fisici sono inorganici e contengono particelle minerali capaci di riflettere i raggi UV. Proprio per le loro dimensioni è difficile che questi micro-cristalli penetrino nella cute. Inoltre, non subiscono alcun danno se sottoposti ad alte temperature e a radiazioni come quelle dei raggi UVA, UVB e UVC. Tra i minerali più utilizzati nella produzione delle creme solari vi sono l’ossido di zinco (ZnO) e il biossido di titanio (TiO2).

Il primo è attivo soprattutto contro i raggi UVB, con minore efficacia contro i raggi UVA. Per aumentare la capacità di assorbimento degli UVA può essere arricchito con lo ione manganese. Questo garantisce un’aumentata efficacia nei confronti degli UVA, una ridotta produzione di radicali liberi e, trattandosi di una polvere beige, anche l’eliminazione dell’effetto bianco.
Uno dei principali limiti dell’utilizzo sia dell’Ossido di Zinco che del Biossido di Titanio è la difficoltà nell’incorporarli nelle creme. Infatti le prime creme solari che li contenevano avevano il problema di essere difficilmente spalmabili e di lasciare sulla pelle una caratteristica patina bianca. Per questo motivo si è pensato microincapsulare le particelle di minerali in acidi grassi. I filtri vengono in pratica rivestiti con una patina di olio. Quest’ultimo permette di renderli fotostabili e ne impedisce l’agglomerazione permettendo di eliminare, quasi completamente, l’effetto “patina bianca”.

Effetto fantasmino (pourfemme.it)

Filtri solari chimici

I filtri solari chimici, al contrario dei fisici, sono di natura organica. Le molecole utilizzate assorbono parte delle radiazioni solari impedendo che danneggino la pelle e rilasciando calore.
Questo tipo di protezione ha il vantaggio di essere più economica, di consentire la realizzazione di cosmetici più confortevoli per l’utilizzatore e facilmente spalmabili. Il limite principale di questi filtri chimici è rappresentato però dal fatto che possono provocare irritazioni, fototossicità e sensibilizzazioni. Assorbendo l’energia solare, possono infatti dare il via a reazioni fotochimiche e in alcuni casi ad una riduzione dell’efficacia. Ad esempio il PABA è stato a lungo uno dei filtri chimici più utilizzati, ma dal 2009 è stato vietato proprio perché accertato cancerogeno e fortemente sensibilizzante. Tra i filtri più utilizzati troviamo anche il Benzophenone, classificato come distruttore endocrino oppure l’Octinoxate, una sostanza dannosa sia per la salute umana che per l’ambiente. Questo tipo di rischio si corre, in linea di massima, con quasi tutti i filtri chimici che vengono quindi impiegati in quantità ridotte all’interno delle creme.

Alcuni composti utilizzati nei filtri chimici (altervista.org)

Qual è dunque il tipo di filtro più efficace?

Il consiglio degli esperti è dunque quello di fare ricorso alle protezioni fisiche, magari potrebbero metterci in imbarazzo a causa dell’effetto fantasmino, ma almeno proteggeranno la nostra pelle nel migliore dei modi.

(wordpress.com)

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