Il Superuovo

Quando la legge non basta è giusto farsi ‘giustizia privata’? L’esempio The Punisher

Quando la legge non basta è giusto farsi ‘giustizia privata’? L’esempio The Punisher

Carmen, ora anche tu sei senza madre“. Queste sono le parole pronunciate da Nico Merola, un ragazzo che ha voluto vendicare la morte di sua madre uccidendo quella di una ragazza. È il 2015 e Nico pensa di aver trovato il colpevole della morte di sua madre, Antonietta  Afieri, ritrovata morta il 3 Settembre 2013 a Santa Maria Capua Vetere. Questo è solo uno dei tanti casi di ‘giustizia privata’. Con questo termine, infatti, si intende l’azione di un privato cittadino convinto di potersi fare giustizia da solo proprio perché non si sente tutelato dalla legge. Si sente in qualche modo tradito, vittima di un sistema che non contribuisce a punire i colpevoli nella maniera che lui ritiene più giusta o, alle volte, che non punisce proprio chi se lo merita. Numerosi sono i casi di giustizia privata, come quello del vedovo Fabio Di Lello di Vasto, il quale non ha voluto aspettare che la legge giudicasse il ragazzo Italo D’Elisa, colpevole della morte della moglie di Fabio in un incidente stradale. Così Di Lello si avvicina a D’Elisa mentre è in un bar e lo crivella di colpi. Prima di consegnarsi alla giustizia, Fabio fa tappa alla tomba della moglie dove lascia l’arma del delitto. Ancora più emblematica è la vicenda avvenuta il 28 Novembre 2016, in Alabama, negli Stati Uniti d’America, dove Jay Maynor è stato condannato a 40 anni di reclusione per l’omicidio di Raymond Earl Brooks, il nonno adottivo di sua figlia che la molestava dall’età di 4 anni. Il pedofilo si è dichiarato colpevole nel 2002 ma anziché scontare i 5 anni previsti, ha trascorso solo 27 mesi in carcere. Questo caso esprime in maniera emblematica l’inadeguatezza della legge avvertita dal padre della vittima di violenze, e in tal senso la disperazione lo ha portato a elaborare una propria giustizia personale contro una giustizia che, in determinati casi, scende eccessivamente a compromessi.

Jay Maynor (a sinistra) e Raymond Earl Brooks (a destra). (Fonte: ladbible.com)

Due diverse forme d’arte, come il fumetto e il cinema, trattano ampiamente il tema della giustizia privata, in maniera decisamente emblematica. È il caso del fumetto The Punisher, nel quale è raccontata la storia di un ex marine, Frank Castle, che perde la sua famiglia durante una giornata a Central Park, in un regolamento di conti tra bande. La famiglia Castle viene massacrata e Frank cerca giustizia, dapprima rivolgendosi alla polizia. Purtroppo il dipartimento è pesantemente colluso con la mafia di New York e fa di tutto per proteggere i criminali impegnati nel massacro al parco. Castle, sentendosi tradito e illuso da un sistema che non lo tutela e non dispensa giustizia, decide di DIVENTARE egli stesso la Giustizia: nasce così il Punitore, un vigilante violento che si prefigge di estirpare completamente le radici criminali nel mondo. La disperazione per la morte della sua famiglia, unita al risentimento verso le istituzioni corrotte, rendono Castle furioso e desideroso di farsi giustizia da solo, giungendo ad una svolta drastica e radicale. Egli stesso, subito dopo aver preso la decisione di diventare il Punitore scrive una lettera nella quale esprime le sue considerazioni sulla legge e il sistema: “A volte la legge è impotente, anche se identifica il colpevole. Ne segue quindi che a volte è necessario agire al di fuori della legge, svelare la sua inadeguatezza. Non parlo di vendetta. La vendetta non è un motivo valido. È una risposta pessima, emotiva. Non migliore dell’azione che l’ha provocata. Parlo di… punizione.” Con queste dirette parole, Frank Castle sacrifica la sua vita in una personale crociata contro il crimine e le inadeguatezze della giustizia e della legge, consacrandosi come il Punitore.

Frank Castle, il Punitore. (Fonte: superherostuff.com)

Nel cinema abbiamo due testimonianze importanti sul tema della giustizia privata. La più datata proviene dal film del 1977 di Mario Monicelli, adattamento del romanzo di Vincenzo Cerami, intitolato Un borghese piccolo piccolo. Nel film viene raccontata la storia di Giovanni Vivaldi, un impiegato romano la cui unica preoccupazione è assicurare una buona posizione sociale ed economica al figlio. Quest’ultimo però muore a causa di una pallottola vagante e tale avvenimento getta nello sconforto la moglie di Vivaldi, che crolla psicologicamente in una spirale depressiva, mentre per Giovanni stesso, la reazione non è così debole. L’impiegato romano si prefigge l’obbiettivo di trovare il colpevole e torturarlo per vendicarsi della morte di suo figlio. Più recentemente invece, nel 2009, il regista Felix Gary Gray gira un film dal titolo evocativo Giustizia privata, che vede il protagonista Clyde Shelton perdere sua moglie e sua figlia dopo l’intrusione di due ladri in casa. Uno dei due criminali violenta la moglie e la figlia prima di ucciderle. Clyde, sopravvisuto, cerca giustizia nel vice-procuratore Nick Rice, che però gli consiglia che sarebbe meglio patteggiare viste le difficoltà di incastrare il vero colpevole delle violenze e degli omicidi. Il complice, che aveva partecipato al furto ma che si era dissociato dalla condotta disumana del collega, viene condannato a morte mentre l’esecutore materiale se la cava con soli 3 anni di reclusione. All’uscita, il criminale sbeffeggia Nick stringendoli la mano e Clyde equivoca il gesto, mettendo in dubbio la moralità del vice-procuratore. Di conseguenza Clyde, ex ingegnere che lavorava per molte agenzie d’intelligence, decide di preparare un piano in 10 anni per vendicarsi dei criminali e delle istituzioni che lo hanno tradito. Clyde mette in difficoltà il vice-procuratore perché sembra essere sempre un passo avanti a lui, deciso e imperterrito a ‘consumare’ la sua vendetta fino in fondo con l’obbiettivo ultimo di far esplodere il municipio con dentro i vertici della città di Filadelfia, riunitisi per affrontare i problemi che Shelton sta causando in tutta la città, problemi che mettono in dubbio la capacità del sindaco di fornire sicurezza ai suoi cittadini. Egli vuole sovvertire il sistema, che non sembra funzionare correttamente, lasciando impuniti i veri colpevoli.

Nick Rice (a sinistra) interpretato da Jamie Foxx e Clyde Shelton (a destra) intrpretato da Gerard Butler. (Fonte: altfg.com)

Attraverso fatti di cronaca ed esempi esemplari nel fumetto e nel cinema, il tema della ‘giustizia fai-da-te’ riecheggia in maniera rilevante. Tutto questo dà modo di riflettere sull’eventualità che la legge, in alcuni casi, sia inadeguata a punire correttamente i criminali. Spesso, però, le persone vogliono una giustizia fatta ‘su misura’ ma non sempre è possibile perché bisogna fare i conti con la realtà e con l’ordinamento legislativo che le società hanno costituito per loro stesse, e poiché non siamo privi di difetti, anche le leggi che creiamo possono averne. Si può solo confidare che la volontà di fare giustizia con le proprie mani non prevalga sul buon senso e la ragione, le quali rimangono le armi più sicure a nostra disposizione contro gli eventi nefasti causati dalla criminalità.

Luca Vetrugno

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