Storie di donne inermi che si sono ribellate: il caso Ibsen ed il film di Aronofsky

Cosa succede quando la donna angelicata si ribella al suo ruolo? Nelle vesti di due perfette bambole la protagonista dell’opera teatrale Casa di bambola di Henrik Ibsen e la protagonista del controverso film di Darren Aronofsky Madre! sembrano vivere passivamente ciò che le circonda, finché non accade l’inevitabile. 

 

Nora vive felicemente il suo matrimonio con l’avvocato Torvard Helmer, in una Norvegia che vede scorrere la fine del XIX secolo. Torvald pensa però di essere una sorta di padre premuroso per la moglie e non la reputa sua pari, vedendola come una bambola infantile e spensierata.
Lei è invece la protagonista di Madre!, il chiacchieratissimo film di Darren Aronofsky, il quale non ne svelerà mai il nome. Anche Lei (interpretata da Jennifer Lawrence) vive felicemente la sua relazione con uno scrittore in cerca di ispirazione, in una casa isolata in un non-spazio e in un non-tempo.
Cosa simboleggiano queste donne apparentemente passive e dipendenti dal compagno? Quali elementi vanno a disgregare l’immagine perfetta ma irreale della donna angelicata?

Casa di bambola: l’opera fortunata di Ibsen e il suo valore nel teatro del XIX secolo

Il 21 dicembre del 1879 a Copenaghen veniva portato in scena, per la prima volta, il dramma in tre atti di Henrik Ibsen: Casa di bambola.
L’intento di Ibsen era quello di portare in scena la distruzione del sistema di valori e di criticare la mentalità borghese dell’epoca grazie ad un’arma totalmente nuova: il femminismo.
La protagonista dell’opera è Nora, una moglie e una madre apparentemente perfetta che cura maniacalmente la sua casa e la sua vita coniugale, nascondendo un segreto al marito.
Ella ha infatti contratto un prestito con un uomo poco raccomandabile (Krogstad, uno strozzino) per salvare la vita al marito stesso che, senza esserne consapevole, era stato colpito da un grave morbo.
Tempo dopo dal tragico evento, la famiglia si prepara a festeggiare la promozione di Torvard, che è ora direttore della banca in cui lavora. Krogstad tenta di approfittare della situazione e minaccia Nora di rivelare il suo segreto, se lei non restituirà l’intera somma e non garantirà al malfattore un posto di prestigio nella banca del marito.
Nora cerca di farsi donare dal marito piccole somme di denaro, che metterà da parte per ripagare lo strozzino e compiendo dei piccoli sacrifici nel suo quotidiano, risparmiando su cose che possano servirle. Krogstad, però, venuto in contatto con Torvard gli rivela il segreto di Nora, la quale si trova a subire la tremenda reazione del marito e decide di abbandonarlo, malgrado lui si dimostri poi pentito.

 

 

Madre! di Darren Aronofsky (spoiler alert)

Madre! è un film di Darren Aronofsky del 2017, i cui protagonisti sono Jennifer Lawrence e Javier Bardem che interpretano una coppia, che vive in un isolato casolare.
Bardem veste i panni di uno scrittore in cerca di ispirazione, che vive con la sua compagna, denominata Lei, interpretata dalla Lawrence. Lei si occupa con grande attenzione della casa dove i due vivono e sta ristrutturando l’intero stabile, che era stato distrutto da un misterioso incendio. Con estrema cura, Lei si occupa del compagno e ne rispetta gli spazi e i silenzi, vivendo in disparte la sua vita da compagna perfetta. La loro quiete viene interrotta dall’arrivo di una coppia, fan dello scrittore, che chiede ospitalità in casa loro. Lei non è d’accordo ad aprire il sacro spazio della loro casa a dei perfetti estranei, ma il compagno accetta di accoglierli senza neppure interpellarla. Costantemente criticata a causa del suo aspetto angelico, Lei si ritrova a difendere strenuamente i suoi spazi, dinnanzi ad un marito che sembra non ascoltarla e che accoglie un numero sempre maggiore di estranei, che lo idolatrano in virtù delle sue abilità poetiche. L’ispirazione tanto cercata è infatti giunta e Bardem ha composto un poema che ha attirato tutti i suoi fan nella sua dimora, ormai irriconoscibile e gremita di gente.
Al limite della sopportazione, Lei dà alla luce un figlio che però il compagno cede alle desiderose mani della folla in delirio, che si nutre del corpicino del piccolo, in una macabra metafora del corpo di Cristo. La simbologia prevista dal regista porta infatti lo scrittore ad interpretare Dio, Lei ad interpretare Madre Natura, sopraffatta e bistrattata dai fedeli di Dio le cui azioni sono giustificate dalla loro fede nella religione (il poema).
Solo in questo momento estremamente teso abbiamo finalmente una reazione da parte della donna, che ha sopportato silenziosamente tutti i soprusi e finalmente decide di incendiare la casa tanto amata e difesa, dando però solo inizio ad un nuovo ciclo in cui Dio cercherà una nuova Madre Natura, una nuova Lei.

 

La ribellione delle donne angelicate

Nora e Lei vivono la propria vita da spettatrici, non cercano di imporre il proprio parere e le loro grida sembrano essere inascoltate.
Entrambe vivono un’apparente perfezione che rimanda alle imposizioni della società  che relegano le donne in un determinato ruolo, spesso circoscritto nella figura di moglie e madre, per essere socialmente accettate. Si tratta pertanto di uno stereotipo fallace, che mostra il suo decorso e il suo fallimento in entrambe le opere.
Entrambe le donne infatti costruiscono la propria esistenza su due nuclei fondamentali: la vita coniugale e la casa.
Nora, al termine dell’opera, decide di andar via perché finalmente riesce a vedere chiaramente quanto, a furia di badare ossessivamente ai suoi doveri verso il marito e i tre figlioletti, abbia messo da parte i suoi desideri e i suoi reali bisogni, senza aver mai pensato davvero a se stessa.
Confessa al marito di capire solo ora di essere sempre vissuta in una casa di bambole, passando semplicemente da uno status di bambola-figlia ad uno status di bambola-moglie, in cui suo padre e suo marito l’hanno sempre considerata priva di giudizio, un oggetto da ammirare e con cui giocare.
Lei fa maggiore fatica a prendere coscienza di se stessa, crede che nessun bisogno sia realmente impellente nel mondo che lei stessa ha costruito e in cui ogni suo gesto è finalizzato solo alla felicità del compagno, di cui lei si sente quasi indegna e tenta di compiacerlo in ogni modo. Seppure lui non mostri un concreto desiderio carnale nei confronti della compagna, Lei ignora il problema e il concepimento del tanto atteso figlio sarà percepito dalla donna come un dono del compagno e non come un desiderio reciproco.
Malgrado la sua voce sia sempre inascoltata e il marito cieco di fronte al suo dolore, vediamo una Jennifer Lawrence che incarna una donna angelica dalla lunga treccia bionda e gli abiti candidi.
Eppure, il punto di rottura arriva per entrambe. E segna un punto di non ritorno, un limite invalicabile che una volta superato non consente di tornare indietro. Un limite oltre il quale la donna, che scopre di aver investito tutta se stessa in un servilismo maschilista che non ha tenuto conto dei suoi sentimenti, non può fare a meno di distruggere tutto ciò che la circonda, in una furia cieca che manda in fiamme una vita coniugale, una casa, un matrimonio.
Eppure, malgrado il punto di rottura, esce dalle fiamme. Ed è finalmente libera.

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