Il Superuovo

Quando industria e letteratura si incontrano: l’esempio di Volponi e il visionario Adriano Olivetti

Quando industria e letteratura si incontrano: l’esempio di Volponi e il visionario Adriano Olivetti

La vita e la letteratura di Paolo Volponi intrecciano la storia di Adriano Olivetti, le sue idee e la sua fabbrica. 

Quando si parla di Adriano Olivetti si fa spesso riferimento a lui come un “imprenditore umanista”, perché il suo progetto imprenditoriale e culturale era diverso da tutti gli altri, all’avanguardia, innovativo, fatto con impegno, costanza, intraprendenza.
Proprio nell’azienda Olivetti ha lavorato, per un po’ di anni, Paolo Volponi, che, non solo ha lavorato nel settore industriale, ma di esso ha anche scritto molto. La letteratura industriale ha avuto grande successo in Italia e Volponi è senza dubbio uno dei suoi autori più illustri.

Adriano Olivetti e l’impresa di Ivrea

Figlio di Camillo Olivetti, fondatore dell’omonima fabbrica di macchine da scrivere, Adriano mette piede nell’azienda di famiglia a soli 15 anni, perché è un sognatore. Si laurea in Ingegneria chimica e viaggia, viaggia moltissimo, soprattutto negli Stati Uniti.

Nel 1938 diventa Presidente della Olivetti, a Ivrea. Ha un’immagine ben precisa di come deve essere la sua azienda e non vuole che questa sia solo un luogo di lavoro. In azienda i suoi lavoratori devono avere del tempo libero, devono poter avere occasione di formarsi, studiare, coltivare interessi e passioni. La sua è un’idea di azienda che va ben oltre i confini fisici del luogo di lavoro, perché ha una funzione anche e soprattutto sociale. Per questo nascono nuovi edifici industriali, case e spazi per i dipendenti: per fare questo, si fa aiutare dai grandi architetti del tempo.
Nel corso della sua carriera da industriale, si è preoccupato dello sviluppo della cultura, della formazione ed è stato molto attento alle tematiche urbanistico-ambientali.

Razionalità e produttività erano i perni del lavoro in fabbrica Olivetti e questo ha consentito all’azienda di crescere moltissimo sia nel panorama nazionale sia in quello internazionale, non senza ostacoli, certo.

Il settore della Ricerca e Sviluppo è quello in cui ha investito principalmente, mettendo sempre in relazione innovazione, tecnologia e cultura. Nella sua fabbrica hanno lavorato intellettuali, artisti, letterati italiani, che hanno rivestito anche posizioni elevate, come nel caso di Paolo Volponi.

Adriano Olivetti

Paolo Volponi e l’esperienza in Olivetti

Paolo Volponi (1924-1994) è stato avvocato, manager d’industria, poeta e prosatore: proprio questa commistione tra poesia e narrazione in prosa rendono la sua produzione innovativa. A questa caratteristica va aggiunta la tematica principale di cui trattano le sue opere, ovvero il mondo industriale, l’ambiente della fabbrica e l’alienazione dell’uomo.
Fin da giovane si interessa al mondo dell’industria, del cambiamento, della scienza e sente di doverne far parte.

Volponi e Olivetti si incontrano grazie a Franco Fortini nel 1949 e tra i due inizia subito una collaborazione, perché Adriano Olivetti era alla continua ricerca di menti giovani e innovative, che potessero apportare miglioramento al suo sistema. La prima mansione di Volponi in Olivetti è stata quella di svolgere analisi e ricerche nel meridione d’Italia per comprendere punti di forza e debolezze e poi elaborare delle strategie a sostegno della popolazione. Successivamente viene spostato in altri uffici e assume la direzione dei Servizi sociali della fabbrica, direttamente ad Ivrea. Questo periodo, che durerà dal 1956 al 1960, sarà uno dei più intensi e belli della carriera industriale di Volponi. Continuerà a lavorare per la Olivetti anche dopo la morte di Adriano (1960) e ricopre cariche dirigenziali sempre più elevate fino al 1971, quando si dimette. La sua carriera nel mondo dell’industria prosegue con la Fiat e la Fondazione Agnelli. Nel frattempo, si dedica alla letteratura.

L’attività letteraria

La sua attività letteraria inizia con delle raccolte poetiche, l’esordio avviene nel 1948 con “Il Ramarro”; intanto, collabora anche con delle riviste, come “Officina” e “Il menabò”.

Volponi ha analizzato i processi industriali, è stato attento a narrare la vita in fabbrica dal punto di vista del lavoratore, mettendo in luce molteplici aspetti interessanti.
Negli anni ’60 scrive “Memoriale” e “La macchina mondiale” (con cui vince il Premio Strega). Sono i primi romanzi dedicati al tema dell’industria.
In entrambi il protagonista è sempre un “diverso”, un personaggio escluso e irregolare che deve affrontare le sfide della moderna realtà industriale. La realtà neocapitalistica ha stravolto la vita dell’uomo dentro la fabbrica ma anche fuori.
Negli anni ’70 pubblica “Corporale”, “Il pianeta irritabile”, “Il sipario ducale” e negli anni ’80 torna a raccontare il mondo industriale in “Le mosche del capitale”. L’ambiente è diverso adesso, c’è stata un’evoluzione nella scrittura ma soprattutto nel mondo che lui racconta: ad esempio, adesso il luogo emblema non è più la fabbrica ma l’ufficio.

Continuerà a scrivere anche negli anni ’90: di questo periodo ricordiamo, ad esempio, “Scritti dal margine“.

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