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Quando il ritorno è dolceamaro: le storie dell’Odissea e de La luna e i Falò

Quando il ritorno è dolceamaro: le storie dell’Odissea e de La luna e i Falò

Tornare in patria è la speranza e il desiderio di ogni uomo lontano da casa. Questo ritorno, però, può essere dolceamaro e  concretizzarsi non nella maniera attesa.

Il più celebre viaggio di ritorno della letteratura è sicuramente l’Odissea, il poema epico di Odisseo. Anche Cesare Pavese, ne La luna e i falò, presenta un rientro in patria, quello del protagonista Anguilla. Entrambi i personaggi, però, troveranno un mondo diverso ad attenderli.

L’Odissea racconta un ritorno trionfale

Il secondo dei poemi omerici, l’Odissea, narra del nostos decennale dell’eroe Odisseo. Terminata la guerra di Troia, vinta grazie allo stratagemma del cavallo, il re di Itaca raccoglie i suoi uomini e prende la via del mare per tornare al suo regno. Il suo viaggio di ritorno sarà funestato da tempeste, mostri, maghe e dei, vedrà l’eroe perdere tutti i compagni e infine ritornare al palazzo dove lo attende l’amata Penelope. Giunto ad Itaca, Odisseo scopre come molte cose sono cambiate in vent’anni di assenza. Quasi nessuno lo riconosce, la sua posizione è compromessa e i proci spadroneggiano nella sua dimora, insidiando Penelope, bramando di sposarla e di diventare i nuovi signori dell’isola. La vicenda si concluderà come tutti sappiamo, ossia con la strage dei pretendenti ad opera di Odisseo, aiutato dal figlio Telemaco e dalla dea Atena. Dopo questo apparente trionfo, nell’ultimo canto, è mostrato un altro grande cambiamento. Dopo la sconfitta dei proci, Odisseo deve giustificare la sua posizione di fronte al popolo di Itaca, giunto in armi per vendicarsi. Questo fatto mostra la trasformazione della società greca arcaica, in cui si passa dal comando assoluto di un uomo solo, il re, alla necessità di chi governa di rapportarsi con il popolo, di renderlo maggiormente partecipe. Non si tratta ovviamente di democrazia, i proci in fondo erano nobili e il popolo è guidato dalle loro nobili famiglie, ma questa scena mette in luce come il mondo greco non accetti più placidamente le decisioni arbitrarie di uno solo. Tirando le somme, il ritorno di Odisseo è comunque un trionfo, anche se dolceamaro, perché riacquista la sua posizione regale, ritrova il padre, il figlio e Penelope; ciononostante si riaffaccia su un mondo cambiato, che lo ha quasi dimenticato ed ha dunque la necessità di adeguarvisi.

Il ritorno è dolceamaro

La Luna e i falò mostra un nostos incompiuto

L’ultimo romanzo scritto da Cesare Pavese racconta il ritorno di Anguilla, il protagonista, nel suo paese di origine nelle Langhe. Dopo essersi trasferito a Genova e da lì essere emigrato negli Stati Uniti in cerca di fortuna, Anguilla negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale torna nel paese della sua infanzia, ai luoghi dove ha lavorato, vissuto, giocato e pianto. Pur essendo un orfano, adottato da una famiglia locale, ha ricordi positivi della campagna e le sue prime sensazioni sono positive. Ritrova Nuto, l’amico e mentore d’infanzia, che gli ha insegnato tanto di quello che sa; il partigiano con cui discute di politica e libertà; il contadino che crede negli effetti benefici della luna e dei falò sui raccolti. Proprio su questo punto si basa uno degli aspetti che evidenzia il lato meno dolce del ritorno. Le Langhe e i paesi in parte sono cambiate, ma il vero cambiamento è avvenuto dentro Anguilla. Dopo aver fatto esperienza del mondo, dopo aver viaggiato e conosciuto luoghi e persone, non può più credere a quella religione contadina professata da Nuto e alle tante tradizioni dei paesi. Questo ritorno in patria è caratterizzato da un senso di progressivo allontanamento da quel mondo e dai suoi valori, che culminerà nella decisione di Anguilla di non fermarsi ulteriormente e soprattutto di non comprarsi una cascina, pur avendone le possibilità economiche. Il suo nostos è incompiuto perchè non è un ritorno permanente, Anguilla non si riconosce più completamente in quel mondo e se ne sente quasi un corpo estraneo.

Che fare quando il ritorno non è come sperato?

Odisseo, di fronte a un ritorno dolceamaro in un mondo cambiato e che è lontano dalle sue aspettative, ha la forza e la possibilità di adattarsi, di riprendere ciò che è suo e di reinserirsi nel nuovo contesto. Questo è certamente possibile grazie all’aiuto divino ma anche alle sue intrinseche qualità di eroe, di non vinto. Odisseo è polytropos, capace di adattarsi a diverse situazioni e di venirne fuori da vincitore. Al contrario, Anguilla mostra di non poter reggere l’urto del cambiamento, suo interiore prima di tutto e si rassegna a smettere di cercare quello che non può più trovare: la campagna della sua infanzia. Questo dipende innanzitutto dalla sua natura di uomo comune, colmo di dubbi e in bilico tra modernità e passato. Il tempo cambia il mondo, molte volte lasciando dentro gli uomini solo un ricordo. Sta a loro saperlo superare o perdervisi.

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