Il Superuovo

Quando la satira incontra il popolo: scopriamo insieme le origini medievali dei “meme”

Quando la satira incontra il popolo: scopriamo insieme le origini medievali dei “meme”

La satira risulta fin da suoi primi utilizzi, come uno dei più efficaci strumenti di comunicazione. Ma cosa succede se ad usarla è il popolo?

In età contemporanea i meme sono da considerarsi a tutti gli effetti come uno dei principali strumenti di comunicazione pubblica a nostra disposizione, ci basti alla loro semplicità espressiva ed immediatezza, che unendosi alla leggerezza dei contenuti formano il cocktail perfetto da servire ad ogni frequentatore abituale dei social media. Ma ci fu un periodo sulla nostra terra, in cui lo strumento di comunicazione più efficace era la letteratura e il prodotto più vicino ai nostri meme era rappresentato dalla poesia alla burchia.

La storia del “guazzabuglio linguistico” di un barbiere

La “poesia alla burchia” nasce da Domenico di Giovanni, noto ai più come il Burchiello, leggendo la sua biografia balza subito all’occhio la sua occupazione, egli infatti non era un letterato, ma esercitò a Firenze la professione di barbiere, ammise di non aver mai avuto una formazione scolastica e di aver passato gli anni lavorando e divertendosi, ed è proprio la comicità ad essere il tratto distintivo della sua poetica, come vediamo dalle sue opere, ovvero dei sonetti contraddistinti da un guazzabuglio di espressioni a prima vista insensato, ma che grazie ai continui rimandi al mondo animale e naturale offrivano la resa di una “seconda realtà” più popolare e giocosa.

Novantanove maniche infreddate
et unghie da sonar l’arpa co’ piedi
si trastullano col ponte a Rifredi
per passar tempo infino a mezza state.

Tale guazzabuglio, si rivelò un tentativo di ricostruire il proprio mondo direttamente sugli oggetti, anteriormente a un linguaggio e a una lirica.

Dalla letteratura al web, passando per il mondo dei mematori

Il bisogno di ricostruire il proprio mondo servendosi direttamente di espressioni che rievocano oggetti materiali è probabilmente inconsciamente avvertito da ogni “mematore incallito”, il quale forte della digitalizzazione, si serve direttamente di quelle immagini capaci di provocare, nell’osservatore un senso di ilarità già ad un primo, e forse ultimo, sguardo. Sarebbe quindi il caso di iniziare a considerare i “meme” come un riflesso naturale della società contemporanea consumista e superficiale, in cui il primo indice di visibilità è il minor tempo minimo di comprensione.

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