Il Superuovo

Quando il falso non è abbastanza vero: il falso d’autore in letteratura e pittura

Quando il falso non è abbastanza vero: il falso d’autore in letteratura e pittura

Qual è il limite tra vero e falso nell’arte? Se una cosa è un po’ più falsa o un po’ meno vera, chi siamo noi per giudicare?

Quando si parla di vero o falso spicca la tendenza a reprimere il secondo, come se le bugie non avessero senso di esistere, in nome di un vero che nessuno saprebbe indicare con certezza. Certo, ci viene in aiuto la scienza per quanto riguarda le arti, ma il vero dubbio risiede nell’arte delle parole: queste frasi fatte così bene da sembrare vere quanto non lo sono?

Il falso nella letteratura ed i suoi scherzi

Molti sono i casi di contraffazione letteraria. Durante tutta l’epoca medievale infatti non era possibile risalire ai testi originali, che venivano copiati e spesso contenevano molti errori che venivano sanati dai monaci amanuensi. Il concetto di verità letteraria si giocava infatti non tanto sul testo quanto sull’autore. Pertanto ciò che veniva detto da un auctor era vero perché era lui a dirlo. Soltanto con la nascita della filologia durante il Rinascimento si è giunti invece alla visione odierna che noi abbiamo del testo, smascherando appunto molte dei falsi letterari, che non erano contraffatti sul modello di qualcosa, ma in un certo senso costituivano delle verità false. Era vero ciò che si credeva e non ciò che era, ma questo discorso potrebbe essere esteso anche ai nostri giorni. 

Per comprendere meglio il concetto di falso bisogna partire necessariamente dal vero, questo perché il vero non esiste in quanto tale ma esiste in quanto distinto dal falso ovvero scelto come vero. La verità appare dunque, almeno per l’antichità e per il senso che nascondono le parole, come una convezione sociale. 

Nota è infatti la scoperta di Lorenzo Valla  nel 1440 ma pubblicato nel 1517 sulla “Donazione di Costantino”. Il documento, scritto nel VIII secolo d.C. in Francia, ma fatto risalire al regno di Costantino, con data 314 d.C., era stato redatto per avvalorare la tesi secondo cui il potere papale fosse da considerare superiore rispetto a quello imperiale. Solo tramite la filologia è stato possibile scoprirne la fallacia. 

Sempre sulla filologia gioca anche Leopardi, con l’Inno a Nettuno, nelle Odae Adespotae, del 1816-1817. In questo testo Leopardi finge di aver scoperto un testo greco antico, con tanto di note a margine, e lo scrive in maniera così precisa ed adatta da ingannare anche gli studiosi del tempo. Ad esempio, nella nota due si legge: “Non ho saputo tradur meglio questo luogo; ove l’originale ha qualche difficoltá, che forse vedremo tolta via nella edizione greco-latina di quest’inno, la qual farassi di corto.”

Questo testo, scritto dall’autore ma falso, è un falso davvero? 

Imitare indica dunque necessariamente una non-verità? 

Il falso della pittura, inganno, denaro ed acronimi

Ogni aspetto della vita può essere soggetto agli “attacchi” del falso, così anche la pittura. Le opere d’arte sono soggette alla contraffazione da sempre, si pensi alle reliquie ed il mistero che avvolge la Sacra Sindone, oppure al caso eclatante del Salvator Mundi attribuito a Leonardo Da Vinci e venduto nel Novembre 2017 presso Christie’s per 410 milioni di dollari, divenendo l’opera più costosa mai venduta. Sul quadro sono state avanzate ipotesi di ogni tipo, suscitando diverse controversie, cresciute ancora di più  dal momento che dal 2017 del Salvator Mundi non si sono più avute tracce. Se quindi il quadro non fosse stato effettivamente dipinto da Leonardo da Vinci allora sarebbe di qualcun altro, dunque un falso di Leonardo ma non un falso.

Sembrerebbe dunque che il caso di contraffazione di opere d’arte sia legato a doppio filo al mercato dell’arte, atto a moltiplicare il valore economico delle stesse o, semplicemente, per lucrarci sopra. 

A tal proposito ricordiamo il caso della galleria newyorkese Knoedler del 2016 che vendeva opere false dipinte da Pei-Shen Qian, all’incirca sessanta, e vendute tutte a dei prezzi esorbitanti. La contraffazione avveniva su opere di artisti del calibro di Pollock, Rothko. Del resto non è illegale copiare dei dipinti, aggiungere una firma o possedere un falso o venderne uno, ciò che invece lo è è spacciare il dipinto spacciandolo per originale. 

In Italia il più grande falsario riconosciuto rimane Icilio Federico Joni, nato a Siena nel 1866 e morto nel 1956. Si specializza nella contraffazione di opere dei pittori primitivi del ‘300-‘400, visto il grande interesse per la pittura antica venutosi a sviluppare nel mercato internazionale. A questo proposito scrive « Un artista che crea un’opera originale, pure imitando la maniera di un antico maestro, non fa un falso, ma tutt’al più una imitazione e crea un’opera d’arte lui stesso». Ricordiamo la sua firma PAICAP, che compariva su moltissimi quadri che circolavano e che non si pensava assolutamente fossero falsi, da lui eseguiti, ovvero: “per andare in culo al prossimo”.

 

Qual è veramente la migliore offerta possibile?

Partendo dalla frase di Joni non stupisce l’affermazione di Virgil Oldman, interpretato da Geoffrey Rush, nel film “La migliore offerta”, di Giuseppe Tornatore uscito nelle sale nel 2013: «In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico». 

Torniamo dunque al concetto di difficile categorizzazione del falso e dell’autentico, se per autentico intendiamo vero. In tutta la pellicola si tessono i fili di un continuo celarsi, un nascondino fatto di porte chiuse e di pareti non solo fisiche ma spirituali, piccoli particolari di un gioiello che è questo falso che si lascia solo intravedere. Se la verità per il mondo greco si diceva ’alétheia, ovvero ciò che non è nascosto, qui il falso è il velo che copre la vita stessa del protagonista, nella sua stanza segreta, e nascosta: i muri ricoperti di ritratti femminili, una sola poltrona ed un’ossessione di donne che può avere solo nella loro forma di immagine, come il miglior poeta; il falso che respira nelle sue liturgie e le sue fissazioni -i guanti, la cena. Il riflesso del falso vive nel vero, luce ed ombra che per esistere necessitano di non essere mai perfetti, mai totali: verità che è rosa rossa, dolorosa, e una bugia, bianca, ma recisa.

 

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