Quando 20 sarcofaghi immutati distruggono l’idea shakespeariana che solo la poesia possa sconfiggere il tempo

Il tempo è il grande nemico dell’uomo, ma due cose possono sconfiggerlo: l’arte e la poesia 

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Ne ‘Gli Ambasciatori’ è presente un teschio fra i due uomini. L’opera serve anche come ‘memento mori’ e ricorda che il tempo, prima o poi, mette fine a tutto

La battaglia contro il tempo è un topos letterario e artistico per eccellenza. Come rimanere eterni? Secondo Shakespeare, attraverso la poesia. Gli Egizi hanno provato però che anche l’arte e la cura nel proprio lavoro possono essere una buona arma.

 

Una volta le cose si facevano meglio…

Spesso ci si lamenta che gli oggetti che compriamo e di cui facciamo uso giornaliero siano ‘fatti per non durare’. Quante volte si sentono le persone più anziane affermare che una volta non solo ‘era meglio’, ma anche che una cosa era per tutta la vita. Insomma, che non bastava un colpetto per obbligare il proprietario a pagare per riparare il danno o, addirittura, per comprarne una nuova.

Sembra quasi che ora tutto ciò che ci circonda risponda al vecchio adagio che il tempo è fatto per distruggerci, che non dia a niente e a nessuno una via di scampo. Che sia ineluttabile, come si definiva Thanos. Appariamo quindi come una società destinata alla disgregazione negli anni, che preferisce il materialismo alla gloria dell’eterno.

Sembra un paradosso, perché in realtà questa brama del per sempre ci perseguita. ‘Giovani per sempre’, ‘Innamorati per sempre’, ‘Belli per sempre’ e così via. Però, se ci si ferma a ragionarci su, in realtà si nota che tutti questi ‘per sempre’ non sono perseguiti che attraverso un filo puramente superficiale e che il mondo attorno a noi si costruisce sulle basi del temporaneo (basti pensare ai social e al fenomeno delle storie, che sta diventando sempre più sfruttato rispetto ai post).

Se poi tutta questa temporaneità sia tutta una facciata per nascondere il vero bisogno della ricerca dell’eterno che abbiamo paura di affrontare… potrebbe essere. Oppure, altra ipotesi probabile, è che sia solo un modo di gestire l’eterna battaglia tra umanità e tempo. Se così fosse, come è stata affrontata questa questione nel passato e come si può imparare da esso?

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Dalì, per esempio, sostiene che il tempo sia soggettivo e che stia all’uomo di scandirlo, non agli orologi, che non considerano le emozioni ma sono al contrario freddi e meccanici

Shakespeare e la poesia come araldo contro il tempo tiranno

La letteratura ha sempre sostenuto che era la poesia l’unico modo per rimanere eterni. I più grandi artisti si sono fatti portavoce di questo pensiero, Shakespeare compreso. Nel suo sonetto 55, il bardo afferma che nulla può resistere al passare del tempo, non ‘monumenti di marmo o di oro’, non statue o palazzi. Ma nonostante questo, ‘il vivido ricordo di lui’, del suo protagonista, non sarà spazzato via e sopravviverà al giorno del giudizio negli occhi degli amanti. Perché ‘negli occhi degli amanti’? Perché sono coloro che si nutrono di poesia. Ed essendo il ricordo del suo amore stato trascritto in versi, questi dureranno per sempre.

Nel sonetto 18, uno dei più celebri, questa idea si ritrova ancora di più:

Shall I compare thee to a summer’s day? Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed,
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou owest;
Nor shall Death brag thou wandr’st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:

So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this and this gives life to thee.»
«Dovrei paragonarti a un giorno d’Estate? Tu sei più amabile e più tranquillo.
Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di Maggio,
E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo,
E spesso la sua pelle dorata s’oscura;
Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,
spogliata per caso o per il mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,
Né perder la bellezza che possiedi,
Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,
Quando in eterni versi nel tempo tu crescerai:

Finché uomini respireranno o occhi potran vedere,
Queste parole vivranno, e daranno vita a te.»

‘La tua eterna estate non dovrà svanire […] quando in eterni verso nel tempo tu crescerai’. La poesia è l’unica arma contro il tempo che spazza via ogni azione e memoria, perché è fatta di parole e non di mattoni. Le parole non sono destinate a farsi erodere dal passare degli anni, come invece lo sono gli oggetti materiali. Le parole rimangono, come unica costante del cambiamento che il tempo porta con sé.

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I 20 sarcofaghi egizi appena scoperti che provano che il tempo non distrugge tutto

A mettere in crisi l’idea di Shakespeare è però una scoperta avvenuta appena una settimana fa in Egitto. Davanti alla città di Luxor, nella necropoli di El-Assaif, sono stati ritrovati oltre 20 sarcofaghi su due livelli, completamente intatti e ancora sigillati. Il sito dello scavo è quello di Tebe, lo stesso dove si trova la valle dei re e delle regine, e dove poco tempo fa è stato scoperto un antico polo industriale, dove si fabbricavano oggetti che sarebbero serviti ai defunti per il loro viaggio nell’aldilà.

La particolarità più esaltante di questa scoperta è che, come dice il ministro delle Antichità Khaled El-Anany, le bare sono state ritrovate esattamente come le hanno lasciate gli antichi egizi. I colori sono infatti ancora vividi e i dettagli che le decorano sono ben visibili. Il tempo non sembra aver fatto troppa violenza su queste opere d’arte. Certo, forse non sono definibili così nel senso più immediato del termine, ma erano il modo per gli Egizi di esprimere la loro cultura, con decorazioni e lavori che rientrano completamente in questa definizione.

Ciò che è importante è che questi sarcofaghi, al contrario dei monumenti dorati di cui parla Shakespeare, sono rimasti praticamente intatti. Hanno sfidato il tempo, sconfiggendolo, e forse testimoniando che davvero ‘una volta le cose si facevano meglio’. La passione di questo popolo e la loro arte ha vinto sui secoli, arrivando fino a noi. Che dunque si creda più a Shakespeare o alle prove che danno gli Egizi, poco importa. Ciò che conta è che il tempo non sembra ineluttabile e che l’uomo, anche nella nostra società, può ancora sfruttare delle armi date dal passato per continuare questa battaglia.

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