I soldi non danno la felicità, ce lo dicono Mahmood e il signor Gradgrind

L’utilitarismo e il materialismo visti da Dickens ad oggi. Le cose sono davvero cambiate?

Fatti, risultati, soldi; questi gli obiettivi che il signor Gradgrind insegna ai suoi figli e ai suoi alunni. Il mondo non è altro che uno schema in cui le emozioni scendono in secondo piano, così come i rapporti familiari.

“Teach these boys and girls nothing but facts.”

Nella grigia Coketown, mr. Gradgrind è preside di una scuola di giovani ragazzi e ragazze, che vengono educati sulla linea dell’utilitarismo tanto sostenuta dal professore, il quale non ha nessun dubbio in quanto alle sue idee. Tutto ciò che conta, a detta sua, sono i fatti. Lui stesso sostiene che il solo modo di crescere dei giovani in grado di pensare con la propria testa è di educarli sin da subito all’unica cosa che servirà mai loro: gli avvenimenti scientificamente certificabili. Detto questo, non c’è da stupirsi della rappresentazione di una sua lezione riportata nel libro “Hard Times” di Dickens. Durante uno dei suoi insegnamenti vediamo come tutto, persino un cavallo o il volto di ciascuno dei ragazzi, per quanto unico e singolare, può essere schematizzato. La fronte diventa un semplice esempio di come si costruisce un rettangolo, così come gambe, spalle e sopracciglia. Mr. Gradgrind, come già detto in precedenza, non risparmia il suo pensiero cinico nemmeno ai suoi figli, che sono per lui come pedine per scalare la società. Egli da’ infatti in sposa la figlia al signor Bounderby, un uomo robusto e opulento che lavora in una banca di grande prestigio. Nonostante Louisa, la figlia del professore, non lo voglia sposare, educata a vedere i fatti e dimenticare i sentimenti non trova il coraggio di contraddire il padre, condannando se stessa ad un matrimonio infelice.

Mr. Gradgrind ai giorni d’oggi

 

La filosofia cinica di Mr. Gradgrind può sembrare ad una prima occhiata lontana dal mondo in cui viviamo noi oggi, ma non è affatto così. Non a caso, infatti, la canzone vincitrice dell’ ultimo festival di Sanremo è proprio “Soldi”, di Mahmood. Il testo vincitore del festival della canzone italiana riporta le stesse tematiche del libro scritto da Charles Dickens ormai più di un secolo e mezzo fa. Ciò che il cantante mette in luce, infatti, è la mancanza di affezione ricevuta dal padre durante la sua adolescenza, in cui il padre era più interessato ai successi del figlio che al figlio stesso. Questa situazione è ancora oggi purtroppo riscontrabile in alcuni paesi del mondo, dove la competizione e il successo personale prendono il sopravvento sui rapporti che intercorrono tra le persone, siano queste familiari oppure no.

“Io da te non ho voluto soldi”

Ciò che manca quindi ai ragazzi, che siano gli alunni del professore o quelli per cui Mahmood scrive la canzone, è la propria identità, l’essere visto non come un numero, un semplice rettangolo o la cifra che si porta a casa a fine mese, ma come un unicum. La mentalità cinica e chiusa fino ad ora trattata viene abolita da Dickens nel finale del suo romanzo. Mr. Gradgrind, infatti, si vede costretto a rivalutare i suoi principi quando suo figlio Tom, influenzato e accecato dall’insegnamento fino a quel momento ricevuto dal padre, decide di derubare il signor Bounderby. E’ proprio questo fatto che fa aprire gli occhi a Mr. Gradgrind, il quale si trova faccia a faccia con il suo fallimento come padre e insegnante. Il professore cambia così la sua mentalità vedendo che aveva portato se’ e i suoi figli a vivere una vita infelice e piatta. Ciò che infatti Tom aveva cercato di ottenere durante la rapina era tutt’altro che una mazzetta di soldi. Voleva solo che il padre fosse fiero di lui, compiacerlo e avere la sua approvazione, che in nessun altro modo era mai riuscito ad ottenere.

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