Qual è l’origine del linguaggio umano? Ecco 4 teorie dalla torre di Babele a Chomsky

Quale sia l’origine del linguaggio umano, cioè da dove derivi questa capacità che solo l’uomo possiede è una domanda spinosa alla quale nel corso della storia si è cercato di rispondere nei modi più diversi e anche fantasiosi.

“Torre di Babele” di Pieter Bruegel

La nostra capacità di linguaggio rimane tutt’ora un ambito di studio piuttosto misterioso e controverso. Alla nostra percezione appare come un dato scontato e naturale ma ad un analisi più attenta si rivela come un fatto estremamente complesso e articolato. Il nostro linguaggio è profondamente diverso da quello degli animali e non è assolutamente solo un insieme di parole memorizzate, ma è molto di più. Per questo risulta ancora più intrigante cercare di capire da dove si sia generata questa facoltà unica e come si sia differenziata in molteplici lingue, passando dalle teorie più mitiche a quelle più scientifiche.

Graffitto presente nelle grotte di Lascaux

1. L’ipotesi catastrofista della torre di Babele

La leggenda della Torre di Babele, presente nella Bibbia e più precisamente all’interno del libro della “Genesi” (11,1-9), è una delle più antiche e note risposte alla questione dell’origine del linguaggio e alla sua differenziazione. In origine Dio, con la creazione di Adamo, aveva dato all’umanità un’unica lingua, l’ebraico. Gli uomini, riunitisi nel Sennaar, in Mesopotamia, nei pressi del fiume Eufrate si accordarono per costruire una torre talmente alta da arrivare a toccare il cielo. Invece che spargersi e popolare la Terra come era stato comandato da Dio, essi ambirono ad essere pari a Lui, cercando di raggiungerlo con le loro forze e capacità. Come punizione per questo tentativo blasfemo Dio fece in modo che ognuno parlasse una lingua differente e che non si comprendessero vicendevolmente, rendendo così impossibile l’ultimazione del progetto. Questa spiegazione riguardo la diversità linguistica generatasi a partire da una lingua primitiva venne ritenuta valida per molti secoli fino al Rinascimento in cui cominciarono ad essere elaborate altre ipotesi.

2. L’idea di de Condillac

Étienne Bonnot de Condillac, filosofo francese vissuto tra il 1715 e il 1780, propose una diversa spiegazione riguardo la nascita del linguaggio umano. Egli pensava che il linguaggio fosse strettamente collegato all’intelletto e alla società e che fosse con essi inserito in un contesto di evoluzione storica. Secondo la sua teoria, in origine vi erano suoni primitivi e spontanei, come le grida, che esprimevano delle emozioni in relazione a determinati eventi o cose contingenti ed erano quindi privi di valore simbolico. Successivamente questi venivano associati dagli esseri umani alle emozioni che li avevano provocati, assumendo di conseguenza un valore comunicativo specifico e convenzionale. Il linguaggio si sarebbe quindi evoluto da uno stato grezzo e prettamente sonoro alla sua forma verbale attuale per mezzo di una istituzione arbitraria di correlazione di suoni a determinati significati.

3. La capacità di linguaggio come conseguenza dell’evoluzione

Tale facoltà è verosimilmente apparsa all’improvviso così com’è oggi, come è accaduto per moltissime altre facoltà e strutture biologiche (…). Ciò non significa che non sia stata per così dire preparata da molti cambiamenti verificatisi precedentemente nel nostro genoma, sotto la spinta della selezione naturale e di eventi puramente casuali. (Edoardo Boncinelli)

Secondo queste teorie la facoltà di comunicare dell’uomo è dovuta fondamentalmente a cambiamenti casuali dell’organismo che l’hanno resa possibile. Potrebbe anche essere conseguenza di un mutamento vantaggioso per altri scopi, quindi semplicemente uno svantaggio non troppo dannoso oppure potrebbe essere che ciò che rende possibile il linguaggio non avesse uno scopo comunicativo. Uno di questi cambiamenti è proprio l’abbassamento permanente della laringe nell’uomo, avvenuto circa 200.000 anni fa, che ha reso possibile l’articolazione dei suoni. Un’ulteriore evoluzione riguarda la forma della lingua che da piatta e corta è diventata larga e arrotondata riuscendo così ad assumere diverse configurazioni che rendono possibile la produzione di moltissimi suoni diversi.
Qualcuno ha anche avanzato la tesi secondo cui l’origine del linguaggio sia dovuta anche all’aumento del peso del cervello in proporzione all’aumento del peso del corpo nell’evoluzione dell’Homo sapiens.

Noam Chomsky (da www.osservatorioglobalizzazione.it)

4. Noam Chomsky e la grammatica universale: una guida innata

Noam Chomsky, insigne studioso statunitense (nato nel 1928) e fondatore della “grammatica-generativa”, sostiene che in ogni uomo è connatura una sorta di guida, di istinto naturale al linguaggio. La struttura delle varie lingue può essere ricondotta ad uno schema unitario che è una dotazione biologica, parte del DNA umano. Egli definisce questo concetto con il nome di “grammatica universale” e risulta particolarmente chiaro se si considera l’apprendimento della lingua nei bambini. Infatti questi ultimi imparano senza un particolare studio o impegno in pochissimo tempo a padroneggiare la lingua a cui sono esposti. Non imparano a parlare memorizzando un repertorio di sequenze lineari di parole da utilizzare in varie occasioni ma si muovono seguendo un percorso di acquisizione predefinito. Nella mente del bambino è già presente la struttura funzionale della frase, con il suo sistema gerarchico, ma nella produzione dei primi enunciati tronca la struttura in un’ottica di risparmio di energia cognitiva. La caratteristica inconscia che rende il linguaggio umano diverso da quello animale  e che è comune ai parlanti di tutte le lingue è la dipendenza dalla struttura, che come dice lo studioso Andrea Moro nel suo libro “I confini di Babele”, “costituisce la trama nascosta dell'<<arazzo>> che compone la sintassi delle lingue naturali“.

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