Lucano e la HBO vi raccontano la guerra civile a Roma

La vicenda più avvincente di tutta la storia romana raccontata dal grande poeta Lucano e dalla HBO.

Se si potesse tornare indietro nel tempo e rivivere un momento storico, sarebbe necessario fare tappa nell’antica Roma, proprio mentre la guerra civile dilaga per le strade dell’Urbe, mentre due delle figure più interessanti della storia lottano per il potere: Pompeo e Cesare. La HBO e Lucano provano a portarci indietro nel tempo.

 

Il tempo del Bellum Civile

La Pharsalia, o come la chiamava Lucano “Bellum civile” è un’opera grandiosa, il cui tentativo è quello di raccontare ai posteri (Lucano scrive ai tempi di Nerone) la grande guerra civile tra Cesare e Pompeo, che aveva inevitabilmente cambiato per sempre il corso della storia romana.

Lucano è inevitabilmente legato al passato: il catonismo opera in maniera totalizzante nell’animo del giovane poeta. Come tutti i laudatores temporis actii (lodatore del tempo passato), Lucano ritaglia dalla corruzione del presente quanto ancora può esserci di repubblicano; vagheggiando i fantasmi di una repubblica ormai ricordo ben lontano sotto il principato di Nerone. Mescola nel crogiuolo di un’esagitata ispirazione ingredienti filosofici disparati, stridulamente contrastanti sull’apocalittico sfondo di un’invenzione epica dove gli dei non hanno più voce, si fanno figure di sfondo necessarie per il funzionamento della componente epica, e vengono sostituiti dalla Fortuna.

Lucano si rivolge con nostalgia alla tradizione, ma è immerso nel proprio mondo che gli appare livido e franto e che alimenta la sua ispirazione e i suoi truci fantasmi. I torbidi colores della guerra civile sono i riflessi di un mondo che sempre più appare al poeta un brulicare di mostri, una decomposizione di corpi dove non c’è più spazio per il suo legalitarismo repubblicano. Lucano proietta nel passato i tetri umori del suo tempo, scaturiti dalla sconfitta del Mos Maiorum e della Res Publica, aggiungendo le funeree e sconvolgenti allucinazioni di cui la sua fantasia era capace. La Pharsalia infatti è lontanissima della realtà in quanto Lucano ha scritto un’opera di estrema tensione poetica e stilistica, ma di scarsa penetrazione psicologica. Deformando personalità e realtà storica a suo piacimento il giovane poeta crea una propria deformazione della guerra tra Cesare e Pompeo, il cui esito pesa ancora nel mondo a lui coevo.

Allo stesso modo anche in ROME la realtà subisce mutamenti, in virtù di un prodotto che sa accattivare, e che per quanto debba essere osservato con la consapevolezza che ciò che viene proposto non è la realtà – ma ci va sicuramente molto vicino – non può che conquistare per il suo coraggio e per la sua bellezza.

I signori della guerra

Rome si compone di due stagioni che scandagliano e seguono il fulcro della guerra civile, dal momento in cui Cesare prende Alesia e il grande capo Vercingetorige si arrende, al momento in cui Ottaviano diviene Augusto, instaurando definitivamente il principato.

Considerata come la madre di Game of Thrones, guardandola non si può che pensare al Trono di Spade come un suo naturale prolungamento, dal momento che già qui si ritrovano quei tratti caratteristici dell’adattamento di G.R.R.Martin, come perfette e dettagliate riproduzioni di battaglie, costumi e ambientazioni che sembrano uscite direttamente dal I secolo a.C. (così care che hanno determinato la conclusione della serie tv), ma soprattutto una profonda e attenta caratterizzazione di dialoghi e personaggi, che vengono sicuramente drammatizzati pur di essere gradevoli all’occhio dello spettatore, ma che non perdono mai i loro tratti fondamentali.

Storia e quotidianità si intrecciano, portando sullo schermo non solo Cesare, Pompeo e i tanti altri protagonisti del declino della repubblica come Bruto, Marco Antonio o Cicerone, ma compaiono anche figure come Tito Pullo e Lucio Voreno- due soldati appartenenti alla XIII legione di Cesare, citati dallo stesso dictator nel suo De Bello Gallico– le cui azioni contribuiscono a muovere una trama che si incastra e funziona perfettamente, il cui maggiore pregio è quello di non annoiare mai, ma di stupire, nonostante la consapevolezza dell’inevitabile vittoria prima di Cesare, e poi di Augusto.

da sinistra: Bruto, Marco Antonio e Cesare.

Storie di romani

In Rome, così come nell’opera di Lucano, i personaggi sono ancorati alla loro primigenia natura. Pompeo, unico personaggio che subisce un parziale mutamento, si umanizza nella sventura, si avverte la lacerazione del suo io da dominatore solenne a fuggiasco, da portatore di saggezza stoica a vecchio impaurito. Al contrario Cesare e Catone sono immobili nella loro sovrumana perfezione, rispettivamente nel male e nel bene. Cesare è l’eroe negativo della vicenda di Lucano, le cui azioni sono il motore dell’opera intera, così come nella sceneggiatura di Rome si presenta come l’algido e pragmatico calcolatore, il machiavellico uomo che ambisce ad entrare nella storia.

La Pharsalia indulge spesso nella teatralità e nel gusto della divagazione, che però diventano fondamentali e determinanti nel prodotto della HBO, divenuto grande e degno di nota proprio grazie all’esagerazione delle scene, che arrivano a toccare nell’intimo uno spettatore moderno, permettendogli di relazionarsi con Cesare nell’istante in cui viene tradito da Pompeo, con Marco Antonio che si innamora perdutamente della regina Cleopatra, con Ottaviano mentre passa il tempo con gli amici Agrippa e Mecenate. Lucano e la HBO trasformano materia inerte in un’opera dove il sogno della perduta repubblica, e del sempre più tangibile avvento del principato, prende forma in una realtà che pesa su entrambi, divenendo impossibile da sostenere, decretando la fine del poeta- morto in giovane età, e della serie tv- conclusasi solo dopo 2 stagioni, al contrario delle 5 inizialmente programmate.

 

 

 

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