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News: cosa penserebbero gli Antichi Greci dell’esame di cittadinanza di Suarez?

L’importanza di essere cittadini in un’ottica diacronica. 

Lo scandalo Suarez ha aperto una discussione sul valore della cittadinanza nella società contemporanea. Nel presente articolo si tratterà anche dell’importanza che la cittadinanza assunse nell’Antica Grecia.

Suarez e l’esame di cittadinanza

Un articolo di Sarzanini per il Corriere della Sera riporta in un quadro dettagliato – per quanto breve – lo scandalo che ha visto coinvolto il calciatore dell’Atletico Madrid Luis Suarez. A quanto pare, i legali del giocatore hanno preso contatti con un membro amministrativo dell’Università di Perugia il quale, sotto corruzione, avrebbe accettato di far preparare un esame contraffatto di lingua italiana al solo scopo di permettere a Suarez di superarlo così da avvicinarsi ad ottenere la cittadinanza. L’intervento della guardia di finanza ha rilevato che il 17 di settembre il giocatore ha lasciato Perugia con in mano una certificazione B1 di italiano, il livello minimo per entrare a far parte della rosa da comunitario, senza essersi meritato affatto quel riconoscimento. Le procedure investigative e giuridiche sono in corso, in quanto risulta che l’Università di Perugia ha infranto l’articolo 110 e 319 in riferimento al Codice Penale; oltre a ciò si crede che siano da riconoscere da parte della giustizia sportiva anche altri illeciti. Ciò che ha scosso i più è stata la facilità con cui il giocatore in poco tempo avrebbe potuto ottenere la cittadinanza italiana che avrebbe portato a lui e alla Juventus – la squadra che voleva comprare i suoi servizi – utilità non indifferenti; infatti, si sa, l’iter da percorrere per ottenere la cittadinanza italiana è lungo e non senza ostacoli – posti anche di recente dai decreti sicurezza – per cui chi volesse impegnarsi per essere riconosciuto giuridicamente come italiano dovrebbe aspettare almeno quattro anni. Un’attesa estenuante che il nostro campione non poteva permettersi, a quanto pare.

La cittadinanza per gli Spartani

Facciamo un lungo salto indietro nel tempo e cerchiamo di capire quale possa essere il valore della cittadinanza per quello che fu uno dei popoli che costituirono il cuore pulsante della nostra civiltà occidentale, gli Antichi Greci. Ora, la denominazione di Antichi Greci è qualcosa di fin troppo generico, la civiltà greca per quanto fosse sostanzialmente coesa in molti aspetti culturali mostrò un singolare particolarismo politico – in età classica si sono contate più di mille poleis greche! – che finì per condizionare il loro mondo etico: per cui in questa sede faremo riferimento solo a due città greche note a tutte ed esemplari per il loro concetto di cittadinanza, Sparta ed Atene. La storia della formazione politica di Sparta è una delle più complesse, discusse e al contempo affascinanti dell’intera storia greca: il corpo civico della città prevedeva la presenza dei due re – che avevano poteri militari e giudiziari – della gherousìa – formata da trenta membri oltre i sessanta anni compresi i due re, aveva grandi poteri giudiziari e legislativi –  della apèlla – la assemblea degli spartiati, ossia dei cittadini armati aventi diritti politici – e degli efori – in greco “sorveglianti“, furono una carica creata nel VI secolo per controllare congiuntamente con la gherousìa lo sproporzionato potere dei re – . Sebbene gli Spartani affermassero che il loro potere era in mano al popolo, questa era solo una mezza verità, dal momento che l’apèlla aveva il solo potere di approvare – non proporre – le leggi decise dalla gherousìa: questo tipo di governo è l’oligarchia, il governo di pochi. La popolazione spartana era estremamente selettiva: erano spartiati coloro che erano nati da genitori spartani, che avessero fatto la agoghé – il primo percorso educativo militare dei ragazzini – e che partecipassero e versassero una quota ai sissizi – mense comuni in cui spartiati di età diverse condividevano i pasti e si trovavano insieme in pieno spirito militare -. Questi requisiti erano assolutamente necessari: gli spartiati che non riuscivano, per esempio, a pagare ai sissizi la quota necessaria, venivano privati dei loro diritti politici divenendo degli hypomeiones, “inferiori“. Non finisce qui: Sparta estendeva il suo controllo in porzioni estesissime di territorio – aveva il controllo di tutta la parte meridionale del Peloponneso – governando popolazioni che non avevano alcun diritto politico. Innanzi tutto c’erano i cosiddetti perieci – in greco “coloro che abitano attorno” – città e gruppi di villaggi che dovevano fare da cuscinetto tra Sparta e i nemici che la circondavano; ma la popolazione che fu maggiormente schiacciata dagli Spartani furono gli Iloti. Alcuni storici hanno supposto che gli Iloti – il cui nome significa “i catturati” – potessero essere quelle genti indigene del Peloponeso meridionale sottomesse in età molto antica dai Dori/Spartani: erano dei veri e propri schiavi che avevano il compito principale di coltivare le terre dei loro padroni che non potevano occuparsene quando erano in guerra – da questo punto di vista non erano trattati in maniera così terrificante, avevano la possibilità di vivere in villaggi separati da Sparta e di trattenere per sé una buona parte di ciò che coltivavano -; cionondimeno, quando ogni anno si eleggevano i nuovi efori questi dichiaravano guerra agli Iloti per rimarcare la distinzione e la superiorità dei Lacedemoni sugli schiavi. La società spartana ci dà un quadro eloquente della propria cittadinanza: Sparta era una società rigidamente fondata sulla convinzione di essere divisa tra persone degne e indegne; la cittadinanza era dunque qualcosa di estremamente prezioso che pretendeva aspri requisiti per essere ottenuta e che richiedeva sforzi ancora più grande per essere mantenuta, cosa che dunque non era scontata.

La cittadinanza per gli Ateniesi

Quando si parla di costituzione ateniese automaticamente viene da pensare alla famosa democrazia diretta di età classica in cui tutta la popolazione poteva esprimere un voto: non è esattamente così. La democrazia ad Atene fu il risultato dovuto all’incrociarsi di una serie di fattori più o meno fortuiti, volti a un progressivo ampliamento del numero di cittadini aventi diritto: anticamente la polis era governata esclusivamente da un gruppo di famiglie aristocratiche, gli Eupatridi. Lo strapotere di questi governatori portò il legislatore Solone ad apportare modifiche cruciali all’ordinamento nazionale ampliando la partecipazione alla cosa pubblica a favore di una fetta più ampia di popolazione. Essa fu divisa in quattro ordini di censo valutati in base alla produzione agricola: secondo questo provvedimento, anche coloro che non producevano nulla avevano quantomeno il diritto di partecipare alla assemblea – la cosiddetta assemblea dei 400 -; questo ampliamento della popolazione non fu fatto, si badi, per dare alle masse maggior potere, bensì per limitare l’eccessivo potere degli Eupatridi. La questione non terminò qui, poiché la riforma di Solone aveva risolto solo una parte del problema: la città attraversò un periodo di anarchia e di mancanza di magistrati che portarono alla ribalta personalità di spicco come Pisistrato; questo personaggio, competendo con altri due avversari politici – Licurgo e Megacle – convinse il demos, ossia la parte più grossa della popolazione ad entrare nella sua fazione politica in modo da ottenere il potere con la forza a scapito delle famiglie aristocratiche, che Pisistrato voleva soffocare. Questa tirannide condotta da Pisistrato portò Atene a una posizione di rilievo rispetto a molte altre poleis del tempo, e durò fino al 511 a.C. quando il tiranno Ippia fu allontanato. Un nuovo politico salì dunque al potere, Clistene: i suoi provvedimenti amministrativi, che tra l’altro videro l’eliminazione delle antiche quattro tribù ioniche in favore di dieci nuove tribù e la creazione della assemblea dei 500, ebbero il risultato di minare il potere aristocratico che resisteva forte in organi clientelari come le fratrie, favorendo di contrasto il potere popolare. Questi provvedimenti furono solo la premessa per l’evoluzione democratica di Atene, compiutasi finalmente nel 464 a.C. quando Efialte fece approvare un provvedimento che sanciva il termine dei poteri politici dell’Areopago – una delle istituzioni più antiche della città, in cui gli aristocratici avevano un particolare potere – perché avesse solo quelli giudiziari che in origine gli competevano. Fu una grande lotta quella della liberazione del popolo ateniese, ma ci sono alcune doverosissime precisazioni da fare: la democrazia ateniese dal 451 a.C. in poi prevedeva che avessero diritti politici e tutela giuridica solo i maschi adulti figli di due ateniesi; pertanto gli schiavi, le donne (anche di origine ateniese!), i meteci – stranieri che risiedevano stabilmente ad Atene – non avevano la benché minima voce in capitolo negli affari della città. Tutto sommato, dunque, non era poi così vero che il potere lo aveva la popolazione, perché i due terzi di essa almeno si trovavano relegati in una condizione di minorità, tanto più che poi si è calcolato che un decimo dei cittadini aventi diritto neanche si interessava alla politica! Ciononostante, possiamo arguire dall’atteggiamento che queste due poleis ebbero verso la propria cittadinanza che essa era per loro qualcosa di essenziale, che garantiva la loro tutela personale – soprattutto in sede giuridica – e che attraverso di loro consentiva l’amministrazione della città-stato, simbolo e orgoglio della loro identità nazionale.

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