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Può un protozoo farci diventare tutti degli zombie? Il caso di Naegleria fowleri

Anche noto come “ameba mangiacervelli”, Naegleria fowleri è un protista in grado di infestare il tessuto nervoso umano causando una patologia nota come meningoencefalite amebica primaria.

Le tre forme del Naegleria fowleri. Da sinistra, trofozoite, biflagellato e cisti.

E’ possibile dunque che un patogeno possa determinare una distruzione del parenchima cerebrale tale da compromettere le nostre funzioni biologiche e farci assomigliare a degli zombie? Scopriamolo insieme in questo articolo!

La figura dello zombie nella cultura moderna

Si pensa che i primi ad avere paura dei non-morti fossero proprio gli antichi Greci. Infatti, in molte tombe scoperte dagli archeologhi nei siti di scavo si sono potuti rintracciare oggetti pesanti che venivano gettati sui cadaveri, probabilmente impedendone un’eventuale risalita nel caso in cui le persone non fossero davvero morte o fossero risuscitate. In Africa Occidentale viene spesso praticata la religione Voodoo, estesa anche a diverse zone di Haiti e dei Caraibi. Nonostante molti seguaci pensino che gli zombie siano soltanto una leggenda, alcuni credono che essi possano essere delle persone resuscitate dal bokor, ossia colui che pratica l’arte magica del Voodoo. Tra le sostanze che questi individui usano per preparare delle “pozioni”, ritroviamo la cosiddetta polvere dello zombie, a base di tetrodotossina, una potente neurotossina presente nel pesce palla ed in altre specie marine. Usandola accuratamente, in dosi sub-letali, la sostanza potrebbe emulare uno zombie siccome comporta difficoltà nel camminare, confusione mentale e problemi respiratori. Allo stesso modo, elevate dosi della sostanza possono indurre paralisi e coma per cui una persona che viene scambiata per morta potrebbe “risuscitare” in un secondo momento. Secondo la storica Linda Troost, gli zombie hanno fatto la loro apparizione nella cultura letteraria nel 1697 e venivano descritti come gli spiriti dei fantasmi, non di spietati cannibali. Essi arrivarono sul grande schermo in contemporanea con altri mostri, come Dracula e Frankenstein, nel 1932 grazie al film di grande successo “White Zombie“. Tuttavia, la maggiore risonanza della figura dello zombie nei film si ebbe col film del 1968 “Night of the Living Dead” diretto da George Romero, il quale diresse altri due film sullo stesso tema nei 15 anni successivi.

Un bokor della religione Voodoo che si appresta a svolgere un rito magico.

Naegleria fowleri: il parassita mangia-cervello

Appartenente al genere Naegleria e al phylum Percolozoa, il Naegleria fowleri non viene considerata una vera e propria ameba, ma piuttosto un parassita amebiforme. Si tratta di un microrganismo capace di nutrirsi anche di batteri, causando una improvvisa e severa, spesso fatale, infezione cerebrale detta negleriasi, nota anche come meningoencefalite amebica primaria (MAP). Questo microrganismo si trova solitamente nelle correnti d’acqua calde o in depositi acquiferi come laghi, fiumi, hot springs, piscine povere di cloro e condotti associati ad impianti acquiferi. Il patogeno è termofilo, per cui predilige i posti che hanno una temperatura ambiente o superiore. Infatti, quando la temperatura dell’acqua, suo habitat principale, aumenta, aumenta anche il numero di parassiti che si replicano rapidamente. Il Naegleria si presenta in tre forme, come cisti, trofozoite e biflagellato. Non forma una cisti nei tessuti umani, dove solo il trofozoite ameboide esiste. La forma flagellata si presenta nel contesto del liquido cefalorachidiano.
Di queste forme, analizziamo quelle più pericolose ed interessanti per l’infezione umana, ossia quella flagellata e quella trofozoitica. In questo stadio, il parassita può essere infatti inalato nella cavità nasale durante attività come l’immersione o il nuoto. La forma flagellata non esiste nei tessuti umani ma può vivere nel liquido cerebrospinale per alterazione della concentrazione ionica del fluido che ne permette una conversione da trofozoite a biflagellato. Il trofozoite si muove nel corpo mediante degli pseudopodi e svolge fagocitosi dei globuli rossi a livello tissutale, rilasciando numerose sostanze citolitiche.

Come Naegleria ci “brucia” il cervello

Le infezioni da N. fowleri si verificano spesso quando l’acqua infetta dal parassita viene inalata attraverso il naso, dove riesce poi a raggiungere la piastra cribriforme del nervo olfattivo. Bisogna inoltre ricordare che il patogeno non causa infezione nel caso in cui venga ingerito e non inalato. Le infezioni spesso avvengono dopo delle nuotate in dei bacini idrici esposti ad un clima temperato-caldo. Il parassita solitamente mangia batteri ma, durante le infezioni umane, si nutre di astrocitineuroni. La ragione per cui Naegleria preferisce la piastra cribriforme è ancora ignoto ma si pensa che l’acetilcolina presente nelle fibre neuronali induca il movimento del trofozoite visto che il parassita possiede un analogo dei recettori muscarinici. Ci vogliono 1-9 giorni affinché i sintomi comincino ad apparire, spesso con mal di testa, febbre e nausea. Una volta che si ha la sintomatologia, la morte può avvenire nel corso di 1-2 settimane ma la cosa importante è che una persona infetta non può trasmettere la patologia ad un altro individuo. Il trattamento antimicrobico di elezione è a base di anfoterina B, un antifungino che permette di evitare il legame del patogeno agli steroli della membrana plasmatica delle cellule neuronali.

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