Psilocibina: uno studio dimostra l’efficacia dei funghi allucinogeni nella terapia antidepressiva

Di recente si è concluso il primo trial clinico per valutare l’efficacia della sostanza psichedelica psilocibina nel trattamento della depressione.

La psilocibina viene estratta da differenti specie di funghi, soprattutto da quelli del genere Psilocybe.

L’esperimento, condotto da ricercatori britannici, ha dimostrato come il composto, ancora ritenuto illegale, potrebbe essere utile nell’alleviamento dei sintomi clinici associati al disturbo maggiore di depressione.

Psilocibina: i risultati del test

Di recente si è svolto il primo trial completamente randomizzato al fine di paragonare la sostanza psichedelica illegale nota come psilocibina con un convenzionale e approvato inibitore selettivo del reuptake della serotonina ed ha dimostrato che la prima sostanza psichedelica potrebbe migliorare la sintomatologia depressiva nei pazienti affetti da depressione diagnosticata clinicamente. Il lavoro è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine da un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra, usando 59 partecipanti divisi in due gruppi osservati nell’arco di 6 settimane. Al gruppo sperimentale è stata somministrata una intera dose di psilocibina in combinazione ad un piano di psicoterapia mentre il secondo ha ricevuto delle dosi giornaliere di escitalopram, l’inibitore del reuptake accennato precedentemente, sommato a due piccolissime dosi di psilocibina in combinazione con la psicoterapia.

La struttura molecolare della psilocibina, estratta dai funghi, e della psilocina, molecola derivante dal metabolismo del profarmaco.

Tutti i partecipanti reclutati per l’esperimento soffrivano di MDD, ossia disordine maggiore di depressione, che ad oggi colpisce circa il 10% della popolazione statunitense nell’arco di un anno. I ricercatori hanno utilizzato diversi strumenti per misurare il punteggio per i sintomi depressivi dei pazienti, facendo soprattutto ricorso al QIDS-SR-16, ossia un self-report composto di 16 domande, che permette di valutare alcuni parametri ritenuti statisticamente significativi nel contesto di un quadro clinico di depressione clinica. Nonostante il questionario non abbia mostrato una differenza statistica rispetto al gruppo trattato con l’escitalopram dopo 6 settimane, si è comunque osservata una riduzione significativamente maggiore nella tendenza suicida, nell’anedonia e nei punteggi psicologici standard noti come MADRS e HAM-D. Inoltre, anche il numero di soggetti che hanno risposto alla terapia sembrerebbe essere maggiore nel gruppo sperimentale (70%) in confronto al gruppo di controllo con l’antidepressivo clinicamente testato (48%).

Caratteristiche molecolari della psilocibina

La psilocibina è un profarmaco naturale sintetizzato da diversi miceti, di cui i più importanti sono quelli del genere Psilocybe. Quando ingerita dal nostro corpo, viene convertita rapidamente in psilocina, un composto psicoattivo che ha effetti simili alla mescalina e all’LSD: euforia, allucinazioni mentali e visive, cambi di prospettiva, alterazione della percezione del tempo ed esperienze spirituali. La psilocina, prodotta in seguito al metabolismo della psilocibina, ha effetto sui recettori serotoninergici dell’encefalo e gli effetti precedentemente descritti potrebbero durare dalle 2 alle 6 ore, anche se ai soggetti che ne fanno uso potrebbe sembrare un tempo molto più lungo visto che la droga può facilmente distorcere la percezione del tempo. Si tratta in generale di un composto che ha una bassa tossicità e un basso potenziale di rischio biologico anche se il possesso di funghi che contengono la psilocibina è stato reso illegale in numerose nazioni. Una volta ingerita, la psilocibina, una triptamina, viene rapidamente defosforilata a psilocina, un agonista per numerosi recettori della serotonina, noti anche come 5-HT. Essa si lega con alta affinità ai recettori 5-HT2a e a bassa affinità ai recettori 5-HT1. Gli effetti psicotomimetici della psilocina potrebbero essere bloccati in maniera dose-dipendente con la somministrazione del farmaco 5-HT2a antagonista ketanserina. Sembrerebbe inoltre che la psilocina possa interagire anche con altri recettori che non siano serotoninergici, definendo in questo modo gli effetti soggettivi comportamentali dell’assunzione della sostanza. Ad esempio, potrebbe determinare un aumento della dopamina nei gangli della base, fenomeno che potrebbe essere contrastato dall’assunzione di aloperidolo. In alcuni studi l’assunzione di psilocina è stata anche associata ad un aumento regionale cerebrale di glutammato, coinvolto nella cosidetta ego death, ossia nella perdita transiente della coscienza del self.

La stretta analogia della struttura molecolare della psilocina a quella della serotonina, permette al composto di esercitare una azione molecolare sui recettori serotoninergici nell’encefalo.

MDD: disturbo maggiore di depressione

Il disordine maggiore di depressione, detto anche semplicemente depressione, è un disordine psichiatrico caratterizzato da almeno due settimane di un umore fortemente basso: bassa autostima, perdita di interesse nelle attività solitamente apprezzate dal soggetto, fortissima stanchezza e dolore che non manifesta una causa organica. La diagnosi di MDD viene basata sulle esperienze riportate dalla persona e potrebbe richiedere anche un esame dello stato mentale dell’individuo. Ad oggi non esistono test laboratoriali che permettano di effettuare la diagnosi e solitamente i pazienti vengono trattati con percorsi di counseling e terapie antidepressive. La MDD, potendosi anche accompagnare a particolari tendenze comportamentali come l’ideazione suicida, potrebbe spesso richiedere una ospedalizzazione del paziente, fenomeno che, nei casi più gravi, potrebbe anche verificarsi contro la volontà del paziente. Solitamente, la patologia insorge nei pazienti di 20-30 anni, con una prevalenza femminile (2:1 femmine e maschi) e alcuni tipici fattori di rischio possono essere una storia familiare della patologia, cambiamenti drastici nella vita del paziente, l’uso di particolari farmaci, problemi di salute cronici o disordini associati all’uso compulsivo di sostanze come droga ed alcol. Gli inibitori selettivi del reuptake di serotonina, detti anche SSRI, sono i principali farmaci prescritti in pazienti che soffrono di depressione, siccome sono meno tossici in caso di overdose nei pazienti e perché hanno degli effetti collaterali blandi durante il periodo di assunzione. Le persone che non rispondono ad un SSRI possono essere indirizzate verso la terapia con un altro antidepressivo, mostrando un miglioramento in circa il 50% dei casi.

 

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