Proteste del popolo e analisi di Berchet contro gli scarsi finanziamenti al nostro sistema scolastico

Il movimento Priorità alla Scuola scende nelle piazze di più di 50 città italiane, per protestare contro la scarsità di fondi e di attenzione che il Governo ha destinato all’istruzione. Il popolo di Berchet vuole studiare…

Locandina del movimento (Eppela)

Il popolo vuole studiare? E date loro la didattica a distanza!” è il nuovo “il popolo vuole il pane? E date loro le brioche!
L’istruzione non è mai stata così in crisi, la scuola mai così in difficoltà e questo dato è stato accolto da Priorità alla Scuola, il movimento nato dall’iniziativa di insegnanti, genitori e studenti, in reazione ai pochi fondi stanziati dal Governo per aiutare l’istituzione scolastica. 
Quando l’istruzione non se la cava bene, il giornalismo e la letteratura tendono ad arrancare. Sono materie che si nutrono di consapevolezza, di interessi, di eclettismo: insomma, di scuola.
L’importanza di apprendere, di essere continuamente stimolati ed incentivati da un apparato letterario-culturale in continuo divenire, dinamico e motivante, è un tema affine a più epoche, talvolta diacronicamente lontane nel tempo, ma comunque simili in alcuni aspetti. Una di queste età, è il Romanticismo.

La libertà che guida il popolo (Lessons)

Il caso della cultura romantica

L’età delle Rivoluzioni Ottocentesche liberal-democratiche, delle contraddizioni e dei contrasti crescenti tra nobiltà e borghesia, tra capitalismo e proletariato, tra borghesia e lavoratori (in un periodo che va, circa, dal 1815 al 1848), coincide appieno con l’alba progressiva della cultura romantica. Il termine Romanticismo nasce in Germania, “a significare l’indistinto rapporto tra paesaggio e stati d’animo malinconici” (R. Luperini) e viene usato per la prima volta (in un’accezione positiva, si intende) da Friedrich Schlegel nel 1798; successivamente, il gruppo di Jena e i due fratelli Friedrich e August Schlegel della rivista Athenäum, se ne approprieranno. 
Il movimento romantico si erge come reazione intellettuale e politica all’età Settecentesca, fatta di raziocinanti proporzioni illuministe e di ideale compostezza neoclassica, dove la cultura, l’arte e, in un certo qual modo, anche la letteratura si sono trovate non più a circolare dinamicamente, bensì a rimodellare, se non proprio a riprodurre solertemente la forma classica. Ebbene, il Romanticismo è l’esatto opposto: il poeta-artista romantico guarda i paesaggi e ne trae ispirazione; studia il passato e si guarda bene dal ricalcarne i passi; analizza il presente e ne trae sentimenti e aspetti dinamici, mutevoli, comunque irrazionali. 
Il Romanticismo rappresenta la ribellione e la rivoluzione, la voglia di una cultura nuova e di una realtà diversa: il romantico borghese deve soppiantare l’egemonica erudizione aristocratica e, per fare ciò, deve alimentare il nuovo clima culturale con strumenti, quali la lettura e lo studio.

Berchet e la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo

La tesi principale di Berchet, nella Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo, è che per esserci un poeta, ci deve essere chi ne legge le poesie, in quanto l’arte – intesa come la materia che viene creata – non ha senso se non vi è chi la ammira e chi la segue. I lettori del poeta devono essere ricchi di “tendenza poetica passiva”. 
Ora sifatta disposizione degli animi umani, quantunque universale, non è in tutti gli uomini egualmente squisita”: Berchet, dunque, seziona la popolazione e ne ricava tre tipi.

Il primo è l’Ottentoto: “Lo stupito Ottentoto, sdraiato sulla soglia della sua capanna, guarda i campi di sabbia che lo circondano, e s’addormenta. […] Però alla inerzia della fantasia e del cuore in lui tiene dietro di necessità quella della tendenza poetica”. In poche parole, l’uomo che non ha una casa, il becero pecoraio che vive col suo gregge all’oscuro del resto che lo circonda, è totalmente disinteressato a qualsivoglia genere d’arte o poesia.
Agli antipodi cardinalmente opposti, si trova il Parigino: “il Parigino agiato ed ingentilito da tutto il lusso di quella gran capitale, onde pervenire a tanta civilizzazione, è passato attraverso una folta immensa di oggetti, attraverso mille e mille combinazioni di accidenti. […] Le apparenze esterne delle cose non lo lusingano (per così dire); gli effetti di esse non lo commuovono più perché ripetuti le tante volte”. Ovvero, la tendenza poetica del Parigino è come assopita, da quante cose ha affrontato nel corso della vita. Quando si insinua che avere tutto equivale a non possedere nulla, ebbene, il Parigino ne è il tipico esempio.

Ma tra chi ha tutto e chi non ha niente, la distanza è infinita. E nel mezzo si trovano migliaia di sfumature diverse ed intermedie, che si riuniscono sotto un’unica voce, “la terza classe”, “quelli che, avendo studiato ed esperimentato quant’altri, pur tuttavia ritengono attitudine alle emozioni. A questi tutti io do nome di popolo”. 
Popolo equivale a borghesia, che all’epoca significava classe romantica, intermedia, anche se poi capitalista. 

Il popolo di oggi e l’appello al Governo

C’è una contraddizione tra il popolo di Berchet ed il popolo del nostro tempo, giacché chi, ad oggi, può essere inserito a pieno titolo nella categoria sociale in questione, non godrà certamente di chissà quali svaghi e possibilità di istruzione, come un Parigino; ma non vorrà neanche rimanersene fermo ad oziare, alla maniera di un Ottentoto.
Come ha detto un immenso Crozza, nell’ultima di Fratelli di Crozza, il popolo di oggi, e soprattutto quello italiano, può “vantare” una sfilza di record tutt’altro che invidiabili, quali il più alto tasso di abbandono scolastico e il 20% di giovani (16-29 anni) con minime capacità di lettura. Eppure, nonostante questi dati, “fra i 37 Stati dell’Ocse (…) siamo con vergogna all’ultimo posto per spesa destinata all’istruzione”. 
L’appello a Conte e al Governo diventa spontaneo, nonché immediato: siamo uno Stato sociale e grazie a questo non si muore più di fame, tutti hanno diritto a ricevere cure in ospedale e ci mancherebbe anche il contrario.
Ma laddove si risolve un problema, chiaramente se ne accumulano altri. Uno di questi, è l’istruzione. Risolvetelo: aumentate i fondi, assumete nuovo personale. 
La fine della crisi che tutti insieme, uniti, dovremo affrontare, passa anche di qui. Nasce dalla scuola, è alimentata dai giovani. Aiutateci e noi aiuteremo l’Italia.
La sola e vera poesia è quella popolare”: ecco, noi siamo il popolo del futuro.
Ma come sarà il futuro, se andiamo avanti così?

 

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