Le profondità oceaniche ospitano ecosistemi estremi, alle volte quasi extraterrestri.
Negli oceani esistono ecosistemi estremi caratterizzati da oscurità, temperature estreme e pressioni elevatissime. Anche in questi ambienti, simili a quelli di “Alien: romulus”, la sopravvivenza può diventare una vera e propria sfida.
Hydrothermal vents
Gli hydrothermal vents sono delle spaccature del fondale oceanico da cui fuoriescono fluidi ad elevatissime temperature, di solito al di sopra dei 400°C. Questi ambienti si trovano solitamente in prossimità delle dorsali medio-oceaniche, specificatamente in zone tettonicamente attive, dove il magma riscalda l’acqua di mare che si infiltra nelle spaccature stesse della crosta terrestre. Quando acqua e magma entrano in contatto, l’acqua viene arricchita di diversi elementi (metalli tossici e non, metalli preziosi, solfuri) che, a contatto con l’acqua fredda all’esterno, precipitano e formano un vero e proprio camino. Quando questi precipitati sono di colore nero, si parla di “black smokers” i cui fluidi sono ricchi di solfuro di ferro, mentre si parla di “white smokers” quando le emissioni sono di colore più chiaro. Nonostante le condizioni estreme che caratterizzano questi vents (temperatura altissime, pressioni elevate e assenza di luce) si ha la presenza di numerose forme di vita che, per sopravvivere, si basano sulla chemiosintesi e non sulla fotosintesi.
Cold seeps
I cold seeps sono piuttosto simili agli hydrothermal vents, la differenza principale riguarda la temperatura dei fluidi che in questo caso è più bassa rispetto agli hydrothermal vents. I cold seeps possono ritrovarsi sia in zone tettonicamente attive che passive, questo perché i fluidi emessi sono di diversa natura, principalmente costituiti da idrocarburi. I cold seeps si trovano infatti in luoghi sul fondale in cui si hanno dei depositi, per esempio, di metano. Queste sorgenti fredde sono di particolare interesse, sia per la geologia che la biologia marina, perché forniscono importanti informazioni per quanto riguarda tutti quei processi legati al ciclo del carbonio e alla formazione degli idrati di metano.
Organismi degli ambienti estremi
Gli organismi associati a entrambi questi ambienti estremi sono adattati a vive in condizioni particolarmente ostiche. Una delle specie più conosciute associate agli hydrothermal vents è la Riftia pachyptila un pogonoforo (ovvero una sorta di verme) di grandi dimensioni. Questo organismo è privo di apparato digerente e, per la produzione di energia, si appoggia alla simbiosi con specifici batteri chemiosintetici. Un altro organismo emblematico è il granchio yeti (Kiwa hirsuta), caratterizzato dalla presenza di una fitta peluria in cui si possono ritrovare diversi batteri. Nelle sorgenti fredde si possono trovare numerosi bivalvi di grandi dimensioni, anch’essi dotati di batteri simbionti in grado di sfruttare, per il loro metabolismo, gli idrocarburi presenti nell’acqua. In entrambi gli ambienti, la componente di batteri e archea è di fondamentale importanza per il ciclo dei nutrienti e per la sopravvivenza dei diversi organismi presenti. Questi organismi, estremofili per definizione, sono di grande interesse poiché forniscono informazioni su come la vita potrebbe esistere in ambienti extraterrestri. Lo studio di questi ecosistemi, pertanto, aiuta a comprendere sia l’origine della vita sul nostro pianeta che le possibilità di vita in condizioni simili, ma altrove, nell’universo.