Il Superuovo

Plauto e J.K. Rowling ci dimostrano che l’equivoco è un forte strumento narrativo

Plauto e J.K. Rowling ci dimostrano che l’equivoco è un forte strumento narrativo

In molti casi espedienti narrativi delle opere classiche vengono ripresi da autori moderni. J.K. Rowling ribalta la funzione dell’equivoco in Plauto, trasformandolo da strumento comico a mezzo per la suspense. 

Sirius Black in una scena di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

In Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, J.K. Rowling spinge il lettore a credere a quanto sente dalla maggioranza dei personaggi, cioè che Sirius Black sia un famigerato pluriomicida, desideroso di uccidere Harry per vendicare la caduta del suo signore, Lord Voldemort. Partendo da questo dato di fatto, il lettore arriverà a scoprire la verità. Tutto è un equivoco. Ma se qui l’equivoco genera attesa e curiosità, in Plauto, drammaturgo latino, veniva usato come strumento del comico. Ancora una volta dunque classico e moderno si incontrano e si completano.

 

L’equivoco in Plauto

Molte commedie plautine si basano sull’espediente dell’equivoco. Questa tecnica prevede una serie di scambi tra personaggi e di equivoci nel riconoscimento, usata come arma di punta della comicità. Per far capire cosa si intenda con la denominazione “commedia dell’equivoco”, racconterò la trama di una commedia che utilizza questa tecnica, quella di Anfitrione. Nelle prime pagine dei manoscritti della commedia vi sono due “argumenta”, cioè dei riassunti della storia, scritti in epoca post-plautina. Il secondo dice così: «Giove, preso d’amore per Alcmena, ha assunto le sembianze del marito di lei, Anfitrione, mentre costui combatte contro i nemici della patria. Gli dà manforte Mercurio, travestito da Sosia; egli si prende gioco, al loro ritorno, del servo e del padrone. Anfitrione fa una scenata alla moglie; e i due rivali si danno l’un l’altro dell’adultero. Blefarone preso come arbitro, non può decidere quale dei due sia Anfitrione. Poi si scopre tutto; Alcmena dà alla luce due gemelli».

Questo argumentum, per quanto esaustivo nella trama, non spiega a fondo l’espediente dell’equivoco. Ci viene infatti detto che Giove prende le sembianze di Anfitrione per giacere con Alcmena. Il giorno dopo torna Anfitrione e parla ad Alcmena come se la vedesse per la prima volta da tempo. Il pubblico conosce l’astuzia di Giove e ride di gusto nel vedere le reazioni da una parte di Alcmena, che pensa che il marito sia impazzito, dall’altra di Anfitrione, che pensa che la moglie lo stia prendendo in giro.

Poco dopo, davanti alla casa il servo di Anfitrione è coinvolto in una delle più esilaranti conteste verbali della storia della comicità: Sosia contro Sosia. Uno dei due mente, non è davvero Sosia, il servo di Anfitrione. Il pubblico, ancora una volta consapevole del trucco, sa che in realtà uno dei due è Mercurio, che il giorno prima aveva accompagnato Giove a casa di Alcmena, per rendere più credibile il ritorno del marito. Sosia è devastato e non riesce più nemmeno a capire chi sia e che cosa stia facendo. Anche Alcmena e Anfitrione si accusano vicendevolmente. La situazione rischia di degenerare, quando Giove finalmente spiega tutto.

Anfitrione e Sosia

L’equivoco in Harry Potter

Se in Plauto l’equivoco è usato come arma per la comicità, in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban esso è usata come arma di suspense. Ovviamente parlo di quanto accade nel libro, perché il terzo film, purtroppo, è uno dei meno accurati. Tutto ruota attorno alla figura di Sirus Black. Per tutto il libro ci viene fatto credere che Black sia un pericolosissimo mago oscuro, il più terribile seguace di Lord Voldemort e che voglia uccidere Harry. La sua evasione da Azkaban, senza precedenti fino a quel momento, sarebbe avvenuta con il solo scopo di uccidere Harry Potter, vendicando la morte dell’Oscuro Signore. Ad un certo punto però le cose cominciano a non tornare: Ron si sveglia nel sonno urlando che Sirius Black aveva tentato di ucciderlo con un coltello. Il lettore è sconcertato da questa notizia: Black non doveva essere alla ricerca di Harry? E allora perché assale Ron, pur avendo Harry ad un solo letto di distanza? Il lettore è catturato e la suspance sale. La tensione sarà scaricata solo alla fine, quando Harry scopre chi sia davvero Sirius, risolvendo l’enigma e sciogliendo l’equivoco.

Se, dunque, in Plauto l’equivoco è usato come fonte di risata, in Harry Potter è un espediente narrativo, utile a creare suspense e a permettere al lettore di voler risolvere il mistero.

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